In India il nazionalismo indù si accanisce contro i cristiani

Dal 2003 le violenze nello stato del Manipur hanno causato 260 vittime e la distruzione di almeno 300 edifici ecclesiastici. Nel mirino le comunità cristiane che chiedono invano di individuare e punire i colpevoli, coperti dalla complicità del partito del premier Narendra Modi al potere in India.

Bibbie e chiese bruciate, donne violentate e innocenti uccisi, anche bambini. Non è il resoconto della persecuzione a danno di cristiani in un qualsiasi paese mussulmano ma il bilancio di tre anni di scontri e violenze avvenute nello stato indiano di Manipur dove nel 2023 più di 300 edifici ecclesiastici sono stati distrutti e almeno 217 persone uccise secondo il conteggio ufficiale, ma le stime parlano di oltre 260. Altre violenze sono esplose nell’Aprile scorso, quando le comunità cristiane hanno voluto ricordare con una marcia pacifica quegli scontri e richiamare l’attenzione delle autorità che ancora non hanno individuato e punito i responsabili, tra i quali sembra esserci un ex ministro.

Lo stato nord-orientale di Manipur, che condivide un lungo tratto di confine col Myanmar, è diviso tra una fertile valle centrale e le colline circostanti che coprono circa il 90 per cento del territorio; vi vivono 3 milioni di persone suddivise tra le comunità Meitei, prevalentemente indù, e Kuki-Zo, Zomi e Naga, quasi tutte cristiane. Sebbene i Meitei occupino solo circa il 10% del territorio dello stato, detengono 40 dei 60 seggi dell’assemblea statale e controllano i servizi civili, l’economia e le istituzioni politiche dello stato.

Le tribù dei distretti collinari detengono solo 20 seggi e sono in uno stato di grave sottosviluppo, nonostante il governo riconosca loro una situazione di svantaggio, riservando una quota di posti di lavoro governativi e opportunità educative. Nel marzo 2023 però un tribunale statale ha emesso un ordine che raccomandava di estendere lo stesso status alla maggioranza Meitei nonostante sovrasti politicamente ed economicamente le comunità cristiane

Le altre comunità tribali hanno perciò organizzato una marcia di protesta, che però è stata accolta con la violenza e accompagnata dalla distruzione di 150 edifici ecclesiastici solo nei primi giorni, salite a 300 a maggio 2025. Le violenze non hanno risparmiato nemmeno i cristiani Meitei che hanno subito oltre alla distruzione delle chiese l’irruzione nelle loro case di estremisti indù per estorcere loro la firma su documenti che intimavano la rinuncia alla loro fede, l’impegno a non costruire nuove chiese e il ritorno all’induismo.

Per l’avvocato per i diritti umani Nandita Haksar il motore politico della violenza religiosa è stato il Bharatiya Janata Party (BJP) del primo ministro Narendra Modi, al potere sia nello stato di Manipur che in tutta l’India caratterizzato da un forte nazionalismo indù. Inoltre tra i protagonisti delle violenze una milizia armata Meitei, l’Arambai Tenggol, i cui membri sono stati fotografati all’assemblea statale mentre chiedevano ai legislatori di firmare impegni di fedeltà.

Probabilmente è proprio a causa del coinvolgimento di personaggi di spicco della politica locale e del partito di governo che dopo tre anni dai fatti ancora non è stata fatta luce sui responsabili delle uccisioni e delle distruzioni a danno dei cristiani. Lo stesso primo ministro Modi ha pubblicamente taciuto sui fatti di Manipur per 77 giorni, decidendosi a rompere il silenzio solo dopo che un video è diventato virale in rete nel luglio 2023 che mostrava decine di uomini trascinare due donne Kuki-Zo nude attraverso un villaggio. Le donne sono state palpeggiate e aggredite sessualmente. e almeno una è stata poi violentata, secondo la denuncia alla polizia fatta dai sopravvissuti.

Il video era stato nascosto per oltre 200 giorni, da maggio a dicembre 2023, dalle autorità, uno dei più lunghi periodi di censura di questo tipo registrato in qualsiasi paese democratico.  Le violenze sono proseguite fino al 2024 senza che vi siano stati procedimenti giudiziari nei confronti degli alti funzionari o leader delle milizie coinvolti; anche per questo nelle elezioni nazionali del 2024 in India gli elettori di Manipur hanno decretato la vittoria dell’opposizione, rifiutando del tutto il consenso al BJP.

(fonte: https://www.christiandaily.com/)

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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