Quando la fede fa bene allo Stato. L’Equador di Garcia Moreno

Garcia Moreno governò in nome della dottrina sociale e del Vangelo riportando pace e prosperità in un paese devastato dalle ideologie liberali e dalla massoneria. Un esempio per le nostre democrazie e i nostri politici, sempre più screditati agli occhi del popolo.

Ormai si sente frequentemente dire che la democrazia è in crisi; lo dimostrerebbe ro l’altissimo numero di astenuti e le sempre più basse percentuali di votanti alle elezioni politiche e amministrative. Questo perché ormai la gente ha perso fiducia in un sistema che somiglia sempre più ad un totalitarismo mascherato, in cui i cittadini contano poco o nulla, le decisioni importanti sembrano essere prese fuori dai parlamenti e i politici di professione somigliano ad una casta dedita al proprio tornaconto personale.

Siamo in tempi sciagurati e pericolosi e proprio per questo vale la pena ricordare quelle figure luminose di politici e di governanti, che pure ci sono state, che hanno dedicato la loro vita al bene comune. Una di queste è sicuramente Garcia Moreno, un cattolico che è stato presidente dell’Equador dal 1859 al 1865 e dal 1869 al 1875 il quale governando secondo i principi della dottrina sociale e del Vangelo in pochi anni è riuscito a portare pace e prosperità nella sua nazione, prima di essere assassinato dalla massoneria, in odio alla religione cattolica.

Garcia Moreno era solito cominciare la giornata con la preghiera e non prendeva alcuna decisione importante senza aver trascorso qualche tempo in adorazione davanti al Santissimo e più di una volta fu visto caricarsi sulla spalla la croce nelle processioni precedendo il popolo rivestito delle insegne del suo grado. Pensate a cosa susciterebbe oggi una cosa del genere in stati che hanno fatto della laicità una religione.

L’Equador in cui Moreno decise di impegnarsi politicamente era a quel tempo in balia degli ideali liberali e massonici e dunque totalmente secolarizzato coi sistemi che furono usati anche nell’Italia risorgimentale: abolizione delle cattedre di diritto naturale e canonico, espropriazione dei beni ecclesiastici, chiusura dei conventi, controllo statale sulla nomina dei vescovi… Inoltre il clima politico era reso perennemente incandescente dalle tensioni con i paesi confinanti e dai colpi di Stato che si susseguivano senza sosta.

Fu proprio per difendere i diritti del popolo, della Chiesa e della religione cattolica che Garcia Moreno iniziò ad occuparsi di politica diventando capo dell’opposizione in Senato. Ovviamente i nemici cercarono in tutti i modi di ostacolarlo e per un periodo dovette rifugiarsi esule in Europa. Egli patì anche il carcere, dal quale riuscì però ad evadere.

Intanto la Chiesa e i cattolici continuavano ad essere calunniati e perseguitati, fino a quando nuovi e più pesanti tributi su un popolo già poverissimo e prostrato da anni di lotte e la vendita per un tozzo di pane delle isole Galapagos agli Stati Uniti fece precipitare la situazione interna portando ad un ennesimo golpe. Finalmente Garcia Moreno nel 1860 fu eletto presidente della Repubblica dell’Equador e suo fu il motto: «Libertà per tutto e per tutti, tranne che per il male ed i malfattori»; il contrario di quel che sembra essere l’andazzo nelle nostre società liberali, in cui scarseggiano statisti anche solo lontanamente paragonabili al nostro Moreno,

Il neo presidente raccolse uno Stato allo sfascio, oberato com’era da debiti spaventosi contratti dai precedenti governi con gli intrallazzatori di tutto il Sudamerica. Ma il nostro non si perse d’animo e il risanamento fu condotto nel modo più ovvio: col taglio drastico delle spese. I funzionari disonesti e incapaci furono subito licenziati, le spese pubbliche furono tutte controllate e quelle fraudolente eliminate. L’istituzione di una Corte dei Conti davanti alla quale far comparire periodicamente gli agenti del fisco, dichiarati personalmente responsabili, completò l’opera.

Il taglio della spesa pubblica, impresa apparentemente impossibile per le nostre democrazie, avvenne disinfestando la pubblica amministrazione dai parassiti; riducendo l’esercito, che divenne professionale e dunque molto più efficiente; i soldati poi, pagati molto meglio, divennero meno disposti a dare seguito ai colpi di stato. Altra misura che sarebbe esemplare anche per i nostri governanti, fu la diffusione delle scuole pubbliche non statali affidate a ordini religiosi, cosa che tolse allo Stato il peso dell’educazione pubblica. Altra forma di risparmio con grande guadagno in efficienza fu l’affidamento ad altri ordini religiosi degli ospedali e delle carceri. Allo Stato ovviamente rimase il compito dell’alta supervisione e dell’eventuale sostegno, secondo il principio di sussidiarietà.

Lo stesso Moreno non si sottrasse all’opera moralizzatrice in quanto l’assegno presidenziale era versato per metà nelle casse statali e l’altra metà al Fondo per le opere di carità.

Soprattutto nel 1862 fu stipulato un Concordato tra lo Stato e la Chiesa, che restituì al Papa la giurisdizione totale sul clero dell’Ecuador, cosa che contribuì non poco al ritorno dell’ordine nel paese. I preti infatti, da sempre selezionati di fatto dallo Stato erano largamente imbevuto di idee liberali e ciò, oltre a screditarli agli occhi del popolo, li rendeva praticamente proni ai voleri del padrone del momento.

Durante tutto questo il presidente Moreno dovette anche pensare a difendere il paese dai vicini bellicosi. Lo fece mettendosi più di una volta alla testa delle truppe, in diverse guerre sempre vittoriose. Tra l’altro l’Equador era minacciato da continue infiltrazioni di bande di “liberatori” e da attacchi di “corsari” via mare, le cui navi non di rado vennero abbordate da truppe alla cui testa fu lo stesso presidente, spada in pugno.

Un copione molto simile a quanto avveniva quasi contemporaneamente anche in Italia, ai danni del Regno del Sud. Ma il presidente Moreno, a differenza del Re Borbone, di fronte ad una guerra mai dichiarata ebbe il coraggio di prendere la seguente risoluzione: «Nessuno potrà mai credere che per salvare quel pezzo di carta che qui da noi viene strappato ogni quattro anni, e che si chiama costituzione, io sia obbligato a consegnare la Repubblica nelle mani dei suoi carnefici». «Quando la legalità basta a salvare la società, sia la legalità; quando non basta, sia la dittatura».

Così Garcia Moreno cominciò col far fucilare seduta stante la quinta colonna operante all’interno del paese, sordo a tutti gli appelli – liberali e massonici – di clemenza, poiché «La generosità e la clemenza verso i nemici della Patria sono virtù male intese». Una durezza che oggi non disdegneremmo.

Alla scadenza del mandato presidenziale Garcia Moreno si ritrovò contro i liberali e tutti quelli che in seguito alle sue riforme dovettero rinunciare a privilegi e intrallazzi e dovette ritirarsi facendo però dirottare i voti dei cattolici e dei moderati su un candidato che riuscì a prevalere su di un avversario affiliato alla massoneria. Tuttavia egli si rivelò un debole e in breve l’opera di Garcia Moreno fu vanificata. Ma nel 1868 il nostro politico cattolico si ricandidò venendo nuovamente e trionfalmente eletto.

Nel suo secondo mandato Garcia Moreno si dedicò a ricostruire lo Stato, non senza apportare una fondamentale modifica alla Costituzione il cui incipit divenne: «Nel nome di Dio, Uno e trino, autore, conservatore e legislatore dell’Universo, la Convenzione Nazionale ha decretato la presente Costituzione». All’articolo primo vi fu la seguente dichiarazione: «la Religione Cattolica Apostolica Romana religione dello Stato ad esclusione di ogni altra» e che lo Stato «la mantiene nel possesso inalienabile dei diritti e delle prerogative di cui le leggi di Dio e le prescrizioni canoniche l’hanno investita con l’obbligo per i pubblici poteri di proteggerla e farla rispettare».

Eccellente la risposta che Garcia Moreno dette a chi fece notare che una siffatta Costituzione poteva sembrare eccessiva: «Perché le nazioni cattoliche dovrebbero lasciar scalfire in casa propria l’unità della fede, quando i sovrani di Londra e Pietroburgo fanno l’impossibile per unificare sotto il rapporto religioso i loro sudditi d’Irlanda e di Polonia?».

Ovviamente Garcia Moreno era amato dal popolo quanto odiato da liberali e massoni e la sua vita, lo sapevano ormai tutti, era appesa a un filo. A chi lo consigliò di circondarsi di una scorta fece notare che non avrebbe avuto modo di proteggersi dalla scorta stessa. Così arrivò il fatale 6 agosto 1875, quando all’uscita della Messa venne letteralmente crivellato di colpi.

«Dios no muere», fu la sua ultima frase. La folla linciò parte dei congiurati; gli altri se la cavarono con condanne miti e con l’esilio.

Si chiuse così l’epopea di un politico cattolico che in nome di Dio e della Chiesa diede benessere e modernizzò un Paese devastato dalle ideologie e dai profittatori che delle ideologie si fanno scudo per corrompere e vessare il popolo. E questo è quel che sembra accade anche nella nostra amata Italia.

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Per saperne di più

Garcia Moreno vindice e martire del diritto cristiano

Pio IX e Garcia Moreno

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.