Dini, giovane indonesiana di religione islamica, in un momento di profonda crisi morale e spirituale, trova il coraggio di rivolgersi a Dio per implorare aiuto. L’esperienza prodigiosa di cui sarà protagonista, la condurrà a Cristo, dandole la forza e la determinazione di aprire il cuore al perdono e raggiungere l’autentica pace del cuore.
La vicenda è tratta dal sito della serie More than dreams, che presenta cinque testimonianze di conversioni dalla fede islamica a quella cristiana per intervento diretto della grazia divina (si veda l’articolo Musulmani convertiti direttamente da Gesù Cristo). È possibile visionare il film dedicato a Dini al link.
Dini nasce a Gombong, nell’isola di Giava, in Indonesia da una famiglia musulmana, la religione dominante nel paese. È la maggiore di sei fratelli. Il padre, cui è molto legata, muore improvvisamente per un attacco di cuore, quando lei ha solo dodici anni e la madre, Wulandari, è incinta.
La prematura scomparsa del capofamiglia la sconvolge profondamente, ma la sua disperazione si trasforma in rabbia e risentimento quando scopre che il padre aveva una relazione con la cognata, Sundari e che ora anche sua zia aspetta un figlio da lui.
Sundari, rinnegata dalla famiglia d’origine, è costretta a lasciare la città per trasferirsi a Sukoharjo, mentre sua sorella, Wulandari è in gravissime difficoltà economiche, tanto che, dopo la nascita dell’ultimogenito, dà in adozione tre dei suoi figli e con Dini e il resto dei bambini si trasferisce nella città di Semarang, dove riesce ad aprire una piccola attività commerciale.
Sundari, non ascolta chi la consiglia di abortire e dà alla luce suo figlio Bambang. La vita a Sukoharjo diventa presto insostenibile: il bambino viene deriso, tacciato di essere un bastardo e allontanato dai coetanei, mentre la madre viene additata da tutti come una “poco di buono”.
La sorella Wulandari si offre quindi di aiutarla e l’accoglie a casa sua a Semarang.
Dini però non accetta questa decisione e riversa tutto il suo scontento sul fratellastro, che diventa il bersaglio delle sue angherie.
Un giorno Sundari legge il diario di Dini, dove la ragazza ha scritto molte crudeltà sul bambino. La ragazza la sorprende e, indignata, impone alla madre di decidere tra lei e loro.
La zia col figlio ritorna quindi a Sukoharjo.
Dopo quattro anni di vedovanza, Wulandari decide di risposarsi. Dini si sente tradita perché sua madre ha preso questa decisione autonomamente, senza consultare nessuno della famiglia. Se suo padre l’aveva delusa col suo comportamento ora, ai suoi occhi, sua madre stava facendo la stessa cosa.
La ragazza, che frequenta il primo anno di scuola superiore, entra in una profonda crisi morale e spirituale, in cui mette in discussione i principi etici e religiosi su cui fino ad allora aveva fondato la sua vita. Si chiede che senso abbia pregare cinque volte al giorno, per quale ragione debba comportarsi onestamente e trattenersi dal compiere azioni peccaminose, quando è convinta che, non riuscendo a perdonare la madre, non andrà certamente in Paradiso.
È pervasa dal desiderio di infrangere le regole ed essere “libera” di fare tutto ciò che vuole. A scuola, Dini inizia a frequentare ragazzi problematici, di frequente salta le lezioni e viene spesso punita perché si rifiuta di indossare l’uniforme.
Due episodi la fanno riflettere: una sua compagna sviene nel corridoio davanti ai suoi occhi per una violenta emorragia, in conseguenza di un aborto e un suo amico viene arrestato per furto.
Dini si interroga se sia davvero questa la vita che vuole per sé. Se quella tramandata dalla religione non l’aveva resa felice, ancor meno poteva esserlo una vita libera e senza regole.
Lentamente matura in lei il sincero desiderio di riavvicinamento a Dio.
Arriva il mese del Ramadan e Dini si dedica con impegno al digiuno e alla preghiera. Una notte, decide di recitare la preghiera del tahajjud, che include suppliche e richieste di segni a Dio. Il suo cuore è colmo di fede, certa che Allah esaudirà le sue invocazioni.
Tra le lacrime, chiede la pace del cuore e domanda perdono a Dio. Gli chiede di indicarle la retta via, promettendogli che se Egli le avesse mostrato in modo inequivocabile la Sua volontà per la sua vita, Lo avrebbe seguito ovunque Egli avesse deciso di condurla.
A quel punto, una luce brillante le compare davanti e Dini vede la sagoma di un uomo che si avvicina. La figura indossa una veste bianca, così luminosa che non riesce a distinguerne il viso, ma ha la certezza interiore che si tratti di Gesù. Lui le tende la mano e le dice: “Seguimi“. Dini è confusa e tra sé e sé pensa: “Signore, sono musulmana. Come posso seguirti?“. Nel profondo del suo cuore, però, ha compreso che obbedirGli è la scelta giusta e pronuncia queste parole: “Dio, se questa è la via della verità, allora voglio seguirti“. In quell’istante, avverte una pace mai provata prima, mentre la figura si allontana.
Da quel momento, Dini si mette alla ricerca dei cristiani, ma non ne trova nessuno nel suo villaggio. In quello vicino tuttavia abita una famiglia cristiana, che inizialmente si spaventa di fronte alla domanda della ragazza che chiede loro se posseggono una Bibbia.
Ma Dini è sincera e determinata, si converte al cristianesimo e inizia a leggere la Sacra Scrittura.
Inizialmente cerca di tenere nascosta la sua conversione alla madre, ma presto viene scoperta. Wulandari la implora di tornare sui suoi passi, disperandosi di aver fallito come genitore e pensando che la decisione della figlia sia una vendetta nei suoi confronti per aver contratto un nuovo matrimonio.
Vedendo l’irremovibilità di Dini, che non è disposta a rinunciare al suo impegno di seguire Cristo, i familiari la cacciano di casa.
Nonostante abbia solo 16 anni, la giovane trova la forza di lasciare la famiglia e si trasferisce nella città di Solo, dove riesce a frequentare la scuola, mantenendosi con lavori part-time.
Vive tre anni a Solo. Appena ottenuto il diploma, torna a Semarang e si reca da Bambang e dalla zia Sundari per chiedere il loro perdono e offrire loro il suo sostegno, finchè il fratellastro non avrà raggiunto l’indipendenza economica.
Si riconcilia anche con la madre e con altri membri della famiglia.
Ma per poter raggiungere la pace del cuore, Dini doveva ancora vincere il dolore e l’amarezza che finora le avevano impedito di perdonare il padre defunto.
Gliene fornirà l’occasione un contrattempo durante un viaggio in treno: per un guasto al macchinario, il veicolo è costretto a sostare a Gombong, la città Natale di Dini e il luogo dove è sepolto suo padre.
Qui, fedele alla promessa di seguire Gesù e il suo insegnamento, riesce a compiere questo ultimo decisivo passo verso la liberazione dai lacci dell’odio per ottenere quell’autentica pace interiore, che solo Cristo può donare alla nostra anima.