ITALIA: PAESE DI COMPROMESSI

Come accade in ogni Governo, chi si siede sullo “scranno del potere” finisce per adeguarsi al ruolo del “si è sempre fatto così”. È triste ammetterlo, ma è la logica del compromesso.

Alla fine certi ingranaggi vengono lubrificati dalla paura di mantenere posizioni nette, alle volte anche scomode, e si assiste così ad un adattamento alle situazioni. Cosicché, ciò che differenziava una parte politica dall’altra durante la campagna elettorale, risulta invece poi estinguersi ed appiattirsi, arrivando addirittura a combaciare, con ciò che è stato promesso da colui al quale si è dichiarato odio eterno.
Ebbene, questo vale per le politiche interne come per quelle internazionali, vale per il nostro Paese come anche per altri stati. Si può definire come una situazione di comodo che trova spazio dove spazio non dovrebbe esserci.

Per intenderci, il nostro Senato che approva un ddl per l’antisemitismo appartiene allo stesso Governo che concede le basi di appoggio per gli aerei americani destinati in Iran, che non riesce a controllare il flusso di immigrazione clandestina, che prometteva più sicurezza per le strade nel nostro Paese, che garantiva posizioni nette nei confronti dell’Unione Europea, che si giocava la carta dell’abbassamento delle tasse compresa la cancellazione delle accise del carburante, e tanto altro.


Apparentemente non sembra che le attuali posizioni abbiano posto un accento estremamente dissimile dai predecessori. Chi negli scorsi anni manifestava pacificamente per non iniettarsi un siero nel proprio corpo veniva caricato con idranti dalla polizia, oggi invece, con un governo che viene definito di destra, si può scendere in piazza devastando strade, negozi e stazioni, menando anche le mani, con l’alibi di manifestare per la Palestina, senza che vi sia una reale repressione dei fenomeni violenti. Ma cosa dice la gente? Nulla, tutti ammaliati da una propaganda del mainstream che racconta le solite favolette per controllare il Paese in una sorta di torpore simile ad una realtà in stile Aldous Huxley: “La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia. Una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù.” (1932 “Brave New World”).

Anche in merito alle politiche estere abbiamo tutti la consapevolezza di essere uno stato vassallo, ma, appurato questo, siamo stati messi tutti a tacere.
Non ci sono state molte occasioni dove ci siamo imposti con una posizione netta. Una delle più eclatanti dove il nostro Paese ebbe un guizzo di orgoglio fu nel 1985 a Sigonella quando tirammo su la cresta e ci imponemmo allo “zio Sam” a costo di un probabile e serio incidente diplomatico.
Per i più giovani ricordiamo che la crisi riguardò il pericolo di uno scontro armato tra VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) e Carabinieri da una parte, e i militari della Delta Force (reparto speciale delle forze armate statunitensi) dall’altra.
In quell’occasione la posizione netta del presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi andò in contrasto con quella del presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan circa la sorte dei terroristi che avevano sequestrato e dirottato la nave da crociera italiana Achille Lauro uccidendo un passeggero statunitense, Leon Klinghoffer.

Da allora quasi sempre mutismo ed accondiscendenza.

Oggi gli USA continuano imperterriti con la loro politica imperialista, così come lo è stato sempre nella loro storia, e noi gli andiamo dietro. Fan ridere coloro che additano il Tycoon come un pazzo scatenato, forse hanno la memoria troppo corta per ricordare che tutti, o quasi, i presidenti americani della storia hanno portato avanti conflitti durante i loro mandati. L’economia americana si basa su questa linea espansionistica e basta ricordare il primo mandato di Trump per comprendere che, il fatto che non avesse compiuto alcuna azione militare, gli costò la presidenza, tradito infatti dagli stessi RINOs (Republican In Name Only) i quali avevano interessi importanti nell’industria degli armamenti. E così a questo giro anche il caro vecchio Donald Trump, seppur efficace per quanto riguarda le politiche interne, ha dovuto chinare il capo e portare avanti la belligeranza degli yankee, proprio anche al fine di non ripetere il suo “errore” una seconda volta. C’è chi sostiene che sia ricattato, chi sostiene che Israele ce l’abbia in pugno e chi dice che abbia perso la ragione. I fatti sono altri però. Gli USA sono in guerra, come sempre, noi ubbidiamo, come sempre, siamo esposti a rischio, come sempre, e siamo capaci di dimenticarci del passato, come sempre.
Forse una via d’uscita potrebbe essere quella di affrancarci da questo vassallaggio e compiere scelte anche scomode?
Saremo in grado di farlo un giorno?
Continuando con una politica di compromessi non si riuscirà mai a cambiare alcunché.

Views: 133

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Author: Gian Piero Bonfanti

Nato nel 1968, vive a Monza, è sposato ed ha due figli. Componente del direttivo del movimento fondato dall’avv. Gianfranco Amato Nova Civilitas, è da anni attivo sui media e sul territorio per la difesa e la promozione dell’identità cristiana e dei principi non negoziabili. È stato ospitato in vari programmi radiofonici. Ha collaborato per diversi anni con InFormazione Cattolica, redigendo articoli ed editoriali. Per Flamingo Edizioni è coautore di due pubblicazioni curate dal prof. Matteo Orlando: Polis: Per la libertà sociale e politica e Trilogia delle verità scomode.