Con questo primo articolo di carattere programmatico inizio la mia collaborazione con la redazione di Libertà e Persona di cui ringrazio particolarmente il coordinatore, Marcello Giuliano, per l’opportunità che mi offre.
Alla luce di questa consapevolezza mi appare straordinario il fatto che all’origine della storia della letteratura italiana ci sia quell’enigmatico indovinello, di autore anonimo veronese, appuntato a margine di un’antica pergamena proveniente dalla Spagna, fra l’ottavo e il nono secolo dell’era cristiana.
Riporto il testo che sembra proprio riferirsi all’azione dello scrivere paragonata a quanto avviene durante l’aratura. Si legge in un latino che non è più tale e si avvia a divenire volgare:
Se pareba boves, alba pratalia araba/albo versorio teneba, negro semen seminaba.Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne Deus.
In traduzione
Spingeva davanti a sé i buoi, arava bianchi prati/e aveva un bianco aratro/ e un nero seme seminava/Ti rendiamo grazie Dio onnipotente ed eterno.
In tale scena i buoi (le dita di una mano) spingono avanti l’aratro (la penna) e seminano un bianco prato lasciandovi cadere il nero seme che trasforma la pagina in un’occasione per dare forma e consistenza, con i versi della poesia o il cursus della prosa, al linguaggio del cuore fino ad allora inespresso. La scrittura appare dunque come un gesto di vita dentro un orizzonte di speranza. Infatti, come il contadino trova la forza di gettare un piccolo seme, ancora una volta, magari in mezzo alla bufera della guerra e della distruzione, e lo immagina nel suo farsi stelo ricco di chicchi, così chi scrive getta un ponte fra il passato, da cui attinge il tesoro prezioso di altre generazioni, il presente del lavoro e il futuro del raccolto.
Colui che scrive, scrive solo perché conserva un briciolo di speranza. Anche chi riversa con disperazione parole di assurdo e inneggia al caso e al nulla, smentisce di fatto quanto afferma. La scrittura presuppone un lettore che domani leggerà e comprenderà a partire dalla conoscenza della stessa lingua di umanità che ogni essere umano possiede.
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