Babbo Natale, San Nicola, narra ai bambini il Presepe secondo Giotto

Se San Nicola narra il presepe ai bambini secondo Giotto, occorrerà che noi adulti accostiamo le opere dell’artista toscano un poco più in profondità di quanto non si proponga ai bambini nel video, e dunque …

Nel 1223 San Francesco d’Assisi volle rivivere il Natale a Greccio, chiedendo che fosse predisposta una greppia e che ivi si portassero il bue e l’asinello.

Essi non occorrevano solo per rappresentare l’ambiente di pastori, come era Betlemme, ma avevano un forte significato simbolico. L’asinello che

portò Maria, cavalcatura umile e simbolo di Pace, che annuncia, in quella notte, il re di Pace ed il Figlio dell’Uomo, la sua umanità, ovvero, l’ incarnazione. Sappiamo che un asinello, un giorno, condurrà Gesù all’ingresso in Gerusalemme, luogo della sua crocifissione e sepoltura.

Il Bue, simbolo della forza mite di Dio, le cui corna troviamo anche sull’altare del Tempio di Israele e che dicono il sacrificio del Dio uomo gli è accanto.

Francesco respirava l’aria di un popolo cristiano devoto alla nascita del Salvatore ed aveva certo già ammirato rappresentazioni della Natività, ma il povero frate minore volle rendere nuovo l’evento narrato dal Vangelo, nuovo per gli occhi umani, affinché, contemplando con gli occhi della carne, si illuminassero gli occhi della Fede.

Voleva vedere con i propri occhi l’umiltà, la povertà, l’innocenza, la debolezza e la dolcezza nella quale il Bambino di Betlemme volle nascere. Per questo, è importante per la Fede voler rappresentare, a distanza di duemila anni, quell’evento così come presumiamo che accadde in quella notte, in quel luogo, tra quella umile gente, poiché “la notte alla notte ne trasmette notizia” (Sal 19, 3) senza imprudenti aggiornamenti, perché se è vero che oggi possiamo dire che, come allora, egli viene nel cuore ed un giorno alla fine dei tempi, tuttavia, il tempo in cui Gesù nacque fu il tempo opportuno e quel tempo dobbiamo contemplare, come detto in Gal 4,4: Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge. Quel tempo storico maturato per la sua manifestazione, od epifania, va meditato.

Giotto, Natività, anni 10 del XIV sec. , Basilica inferiore San Francesco d’Assisi, transetto destro.

Giotto ben tre volte rappresentò la Natività nel presepe secondo San Francesco: ad Assisi, nella Basilica Superiore, la Natività di Greccio, nella Basilica Inferiore, qui sopra riprodotta, a Padova, nel ciclo degli affreschi della vita di Gesù e di Maria e Giuseppe, nella cosiddetta Cappella degli Scrovegni, dedicata all’Annunciazione di Maria, ed infatti la Chiesa fu due volte consacrata il 25 Marzo, giorno della ricorrenza dell’Annunciazione, nel 1303 e nel 1305. Alle tre Natività possiamo affiancare due Adorazioni dei Magi, una alla Scrovegni e l’altra è una tavoletta in legno, risalente probabilmente al 1320, conservata nel Metropolitan Museum di New York.

Certo che, tra l’affresco di Padova, in Santa Maria della Annunciazione (Scrovegni), diremmo della Carità, essendo una grande Carità il dono che la Madre di Dio ci ha fatto, e quello di Assisi, ci sono non pochi particolari che li accomunano e li differenziano.

Giotto, Natività, 1303-1305, Padova, Santa Maria della Carità, Scrovegni

Entrambi gli affreschi parlano un linguaggio simbolico che apre a significati legati sia a oggetti, che figure, che a numeri, quasi sempre senza cadere in ripetizioni. Ed anche gli elementi comuni sono trattati in modi in parte diversi o diversamente riferiti al tema teologico dell’affresco. Per esempio, la centralità della Natività con Maria e Gesù, presente ovviamente in entrambi, nella Scrovegni vede Maria quasi distesa sul corpicino di Gesù in fasce, come nella Pietà della Scrovegni. Il focus qui è la morte dell’Uomo-Dio con il dolore della Madre, simbolo della Chiesa.

Giuseppe nei due affreschi è meditativo di fronte al mistero della nascita del Dio che si è fatto uomo fino dare la vita. In questo caso, la figura in sé stessa è la medesima, come indica la stessa posa. Ma questa volta, il focus dell’affresco non è solo la nascita di Colui che dovrà morire per darci la vita, ma questo mistero che viene affidato alla Chiesa per l’annuncio, infatti: la grande greppia di Assisi, di poco successiva all’affresco di Padova, sottolinea ulteriormente il tema della morte, preludio di resurrezione, ma in un contesto più ecclesiologico. Mentre alla Scrovegni non si lega un significato numerico agli Angeli, che sono solo 5, ad Assisi vediamo quattro gruppi di angeli. Due gruppi, 6+6, in adorazione del Bambino, forse gli Apostoli. Al di sopra dello stabulum 5+9 angeli, in adorazione del Cielo, ove il Verbo è sempre alla destra del Padre, più 1, a destra, che fuoriesce dalla capanna per annunciare ai pastori. In tutto, 27 angeli che fanno pensare ai 27 libri del Nuovo Testamento, alla Nuova rivelazione ed Alleanza, che attengono strettamente al tema biblico ed ecclesiologico. Quindi, Giuseppe, apparentemente identico, a Padova è riferito al Mistero della nascita, morte e risurrezione, mentre ad Assisi è in relazione a questi misteri ma considerati in quanto affidati alla Rivelazione ed alla Chiesa.

Sia nella Scrovegni che ad Assisi compare il tema della Croce attraverso il segno che ne tracciano le ombre sulla spalla dei due asini, incrociate con le loro criniere. Questo elemento è correttamente lo stesso, forse per indicare che la Croce è la cifra di lettura di tutta la storia della salvezza dell’uomo, come, ancora una volta, lo è in modo gigantesco nella quarantina di affreschi della Cappella padovana.

In Assisi, il tema del Battesimo è rappresentato dalle due donne -scena inferiore-, una delle quali potrebbe essere Salome, secondo gli apocrifi. Esse lavano il bambino. Il Battesimo, ovviamente, nella Scrovegni ha una sua scena a parte.

Vi sono poi le pecore e le capre, da non trascurare. A Padova 3 pecore e 4 capre, forse da intendersi come le tre virtù teologali e le quattro virtù cardinali, essenziali per rispondere al dono di Dio. Ad Assisi, tra pecore e capre se ne contano 13. Potrebbe trattarsi di un’allusione al Collegio apostolico guidato da Cristo?

Sarebbe poi bello, sulla scorta di questi elementi, tentare una lettura teologica sintetica degli, ma separatamente per ciascuno dei due affreschi. Meditazione che lascio a ciascun lettore in aiuto alla personale contemplazione dei Misteri del Natale.

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Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.