IN MEMORIA DI PAPA BENEDETTO XVI A TRE ANNI DALLA NASCITA AL CIELO

Introibo

In un contesto così complesso, anche sul fronte ecclesiale ricordare l’amato e stimato Pontefice tedesco, scomparso tre anni fa, aiuta a comprendere il significato dell’essere Chiesa soprattutto per quanto concerne il sinodo evento che per altro è ancora in corso nella Chiesa. La visione teologico ecclesiologica di papa Benedetto XVI su suddetto argomento, può aiutare a comprendere alla luce della Traditio Apostolica il fattivo significato dell’appartenenza alla Chiesa.

Per un primo approccio del concetto di sinodalità

L’allora Joseph Ratzinger sia da consultore al Concilio Ecumenico Vaticano II che da Cardinale e Pontefice ha dedicato particolare attenzione alla delicata tematica della sinodalità. Egli nel 2008 come successore di Pietro e Vicario di Cristo chiosò: l’organismo sinodale costituisce un’istituzione qualificata per promuovere la verità e l’unità del dialogo pastorale all’interno del Corpo mistico di Cristo. Si comprende che la sinodalità è caratteristica propria dell’ecclesialità, in quanto una Chiesa che cammina come popolo, ma anche come corpo mistico di Cristo è sinodale. Papa Benedetto XVI all’Angelus del 5 ottobre 2008 afferma:

La dimensione sinodale è costitutiva della Chiesa: essa consiste nel con-venire da ogni popolo e cultura per diventare uno in Cristo e camminare insieme dietro a Lui, che ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Infatti, la parola greca sýnodos, composta dalla preposizione syn, cioè “con”, e da odòs, che significa “via, strada”, suggerisce l’idea del “fare strada insieme”, ed è proprio questa l’esperienza del Popolo di Dio nella storia della salvezza.

In riferimento è fondamentale porsi un istanza: qual è la natura della sinodalità? Va considerata la seguente triade: primato – collegialità, papa – concilio e papa – vescovi. Joseph Ratzinger considerando gli elementi sopra citati, fa riferimento per una comprensione più completa alla Chiesa antica, mettendo in risalto che già agli albori, ove la Chiesa non era così conosciuta come oggi, si delineò un’idea strutturale: la Chiesa non è lo Stato, non ha una conformazione politica, ma bensì si fonda sulla esclusività della Rivelazione. L’ecclesiologia quindi non è politica, ma teologica, la Chiesa è sacramento visibile della salvezza, soprattutto attraverso la celebrazione eucaristica.

La proposta del Concilio Ecumenico Vaticano II

I Padri Conciliari hanno espresso la volontà di giungere alla realizzazione della sinodalità. A suddetto punto, va posta una ulteriore precisazione; la differenza tra Concilio e Sinodo. Il Concilio è un Sinedrio, un’assemblea deliberativa, quindi consultazione di ordine, decisione e organizzazione. Esso viene convocato per esigenze dogmatiche, ma anche storiche(il Vaticano II fu un concilio pastorale, per un dialogo con il mondo moderno). Il concilio va ovviamente condotto dai vescovi che rappresentano a livello spirituale e mai politico la Chiesa. Essi infatti, sono sempre subordinati alla Rivelazione.

Origine dei concili e dei sinodi

Sia i concili che i sinodi sono nati come forme di discernimento e contrasto agli errori dottrinali. Essi sono certamente frutto della Ruah, quindi dello Spirito Santo. I sinodi sono invece riunioni collettive dei vescovi, per risolvere problematiche che li riguardano ne loro raggio d’azione. Si pensi ai due Sinodi d’Africa di Sant’Agostino per risolvere la controversia Donatista e Pelagiana. Joseph Ratzinger da ammiratore e studioso dell’Ipponate li paragona suddetti sinodi africani alle Conferenze Episcopali, con le ovvie differenze: nei sinodi non vi era alcun organo amministrativo stabile, fisso, dacché ogni vescovo a partire dalla propria fede ed esperienza pastorale offre una risposta alle problematiche da risolvere. Le Conferenze Episcopali posseggono invece organi amministrativi e di governo(il Presidente), hanno un Consiglio Permanente, un Segretario Generale e differenti organi per gli aspetti pastorali, liturgici, la gestione economica sempre con la previa approvazione della Santa Sede.

La riflessione ratzingeriana sulle tre forme di antica ecclesialità

Papa Benedetto XVI riconosce che il concilio non è l’unica forma di espressione nella Chiesa. Egli riprendendo la storia ecclesiastica antica ribadisce che al tempo vi erano tre tipologie di ecclesiologia:

  1. Pentarchia Patriarcale(indica le cinque sedi patriarcali di Roma: Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme).
  2. Monarchia del Patriarca Ecumenico.
  3. Successione romana di Pietro.

Joseph Ratzinger riconosce che la Chiesa antica è una rete di comunità tra loro in comunione, ove i punti di riferimento sono i vescovi.

De patriarcalizzazione del primato papale

Il papa possedeva tre ministeri: vescovo di Roma, Pariarca d’Occidente e successore di Pietro. Joseph Ratzinger mette in evidenza che il titolo Patriarca d’Occidente è alla pari delle altre sedi patriarcali. Nel tempo però Roma ha unito i diritti patriarcali, con attribuzioni amministrative, soprattutto verso le nuove e giovani Chiese, che hanno ovviamente e legittimamente favorito la centralizzazione romana. Nell’epoca medioevale per Ecclesia Romana si intendeva l’unificazione della Chiesa di Roma con la Chiesa Cattolica. Joseph Ratzinger si auspicava a conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II un equilibrio tra il ministero del papa e quello dei vescovi. Lo stesso riconosce due tendenze: centrifuga e centripeta. Centrifuga indica la formazione degli ambiti patriarcali. Centripeta indica la formazione del sinodo. Dal punto di vista centrifugo Ratzinger chiede maggior attribuzione di “poteri” ai vescovi ai quali si aggiunge l’istituzione delle Conferenze Episcopali; le quali ribadì il futuro papa tedesco non devono divenire l’apparato burocratico pontificio, ma organo esecutivo dell’episcopato.

La questione del sinodo

Jospeh Ratzinger nel 1966 lodò l’iniziativa di papa Paolo VI di istituire il sinodo quale servizio a tutta la Chiesa. Tutto avvenne mediante il Motu Proprio Apostolica Sollecitudo. Il sinodo fu sempre il frutto dell’azione pneumatica che aleggiava nel concilio. Benedetto XVI affermò che anche il sinodo è soggetto al Romano Pontefice a differenza di alcuni Padri Conciliari che mediante il sinodo a proprio piacimento volevano disporre della Chiesa. Per Joseph Ratzinger il sinodo si inserisce nella Tradizione, egli infatti più volte ribadirà che il sinodo e i concili non sono delegati del popolo, ma di Cristo. Il papa non è il portavoce dei vescovi, ma il successore di Pietro e così garante dell’unita della Chiesa. La Chiesa si evince che si sviluppa dal Vangelo che è Parola di Dio. È Dio che fa la Chiesa non i differenti dibattiti personalisti, che riducono a Imago hominis. Gli Apostoli non hanno costituito una propria Chiesa composta da idee personali, ma la Chiesa che Cristo ha loro annunciato. Joseph Ratzinger ricorda infatti che il termine sinodo significa viaggiare insieme sulla stessa strada, lo stesso ha valore per l’assemblea dei vescovi. I vescovi riunendosi a Roma per il sinodo diventano così “compagni di viaggio”. La Chiesa Universale la si può definire sinodale in quanto la nuova comunità sotto l’egida dello Spirito Santo viaggia verso la Gerusalemme Celeste. Il sinodo va compreso nella Chiesa comunitaria. Gli Atti degli Apostoli(2, 42) affermano: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere

Gli Atti degli Apostoli mostrano che la comunità ha luogo e valore se persevera nell’insegnamento degli Apostoli. L’ufficio del vescovo in tal senso è collegiale / sinodale. La comunione o Koinonia ha ovviamente per Ratzinger fondamento nella frazione del pane, perché è anzitutto l’Eucaristia che crea la Chiesa. Essa è sinodale, perché come la manna nel deserto sostiene e crea amore e unità.

La Chiesa non è una democrazia

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa(Mt. 16, 18)

Pietro non fu eletto per alzata di mano e il Vangelo non fu sottoposto a votazione. La Chiesa non può adeguarsi alle tendenze momentanee e nemmeno approvare le richieste di chi la scinde dalla dottrina apostolica. Lo scopo della Chiesa non è il compiacimento delle folle, ma la costante offerta della salvezza. La verità ricorda papa Benedetto XVI la si conosce udendo la Parola di Dio. Il Vangelo ricorda che il cammino del credente, non può essere scisso dalla croce e dall’autorità ecclesiastica, che istituita da Cristo serve Lui, Somma verità e i fratelli battezzati.

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Autore: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.