“Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò”

«Il Signore parlò a Mosè e disse: “Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: ‘Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace’. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”» (Numeri 6, 22-27).

Secondo la Bibbia e il Corano, Aronne, il fratello maggiore di Mosè e profeta di Dio, prima ha rappresentato le funzioni sacerdotali della sua tribù e poi divenne il primo sommo sacerdote degli Israeliti. Grazie alla sua eloquenza, divenne il portavoce di Mosè presso il popolo e il Faraone d’Egitto. Il brano biblico, risalente a circa il VII secolo a.C. e conosciuto come la «Benedizione sacerdotale», è la formula voluta e consegnata da Dio ad Aronne e ai suoi figli affinché benedicano il popolo di Israele. La «Benedizione sacerdotale», formata da una formula trinitaria ante litteram che invoca la protezione, il favore e la pace di Dio sugli Israeliti, è utilizzata anche dai cristiani e, oggi, primo giorno dell’anno, è proclamata quale prima lettura della celebrazione eucaristica.

La proposta artistica datata intorno al 1895 è una cromolitografia di «Aronne», il primo sommo sacerdote d’Israele, raffigurato come un uomo anziano e con gli abiti sacerdotali descritti nella Bibbia, in particolare nel capitolo 28 del libro dell’Esodo. L’immagine sottolinea la dignità e l’autorità del sommo sacerdote ebraico che indossa un turbante bianco con una lamina d’oro sulla quale è inciso «Santo al Signore», scritto in ebraico.

Sulla tunica azzurra, all’altezza del cuore, il fratello di Mosè indossa il «pettorale del sommo sacerdote», l’elemento che evidenziava il suo ruolo di mediatore tra Dio e il popolo d’Israele quando entrava nel luogo Santo. Questo indumento sacro era una sorta di tasca quadrata, riccamente decorata con quattro file di tre pietre preziose, ciascuna con inciso il nome di una delle dodici tribù d’Israele. Nella mano destra, Aronne regge un incensiere d’oro che serviva per bruciare l’incenso durante un rito espiatorio specifico del sacerdozio ebraico.

La poesia «Ode al primo giorno dell’anno» composta da Pablo Neruda nel 1957, è l’elogio alla speranza e al rinnovamento che ogni nuovo anno porta con sé.


Continuiamo così la nostra avventura umana. Auguro un nuovo anno benedetto e pieno di grazia.

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

Autore: Libertà e Persona

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