Dalla locandina. Riproduzione autorizzata
Dal diario Facebook del 16 Settembre 2026 di Roberto Filippetti
Parto per la Lombardia, ove replico il 17, il 18 e il 19 la presentazione FRANCESCO SECONDO GIOTTO in tre diverse cittadine. Posto le tre locandine. A volte mi chiedono: “Roberto, ma non ti stanchi? Come si fa a ripetere per tre giorni di fila la stessa presentazione?”. Risposta: “Giotto è Giotto, san Francesco è san Francesco e gli affreschi che
ne narrano la vita sono sempre gli stessi … Ma le persone che partecipano sono sempre diverse. E io ce la metto tutta perché per ciascuno dei presenti sia un’esperienza entusiasmante e memorabile, certo! Ma soprattutto mi sorprendo a presentare ogni volta questa storia come se fosse la prima volta, pieno di curiosità e all’erta per scoprire magari un dettaglio nuovo!”. Davvero il dono che ci è dato più lo CON-DIVIDIAMO più si MOLTIPLICA.
La prima cittadina è Romano di Lombardia e proprio nel giorno in cui ricorre la solenne celebrazione nelle Famiglie francescane, ovvero dei Frati Minori, dell’Impressione delle Sacre Stigmate, ricevute da San Francesco sul Monte della Verna.
Con il Professor Filippetti, esperto di Giotto nella sua chiave artistica non disgiunta -altrimenti tale non sarebbe stata- da quella teologica, Giotto rivivrà attraverso le Storie di San Francesco della Basilica superiore di Assisi, proiettate in alta definizione. Giotto non ritrasse solo la cronaca ma, da Terziario francescano, come afferma il Vasari o, comunque, da francescano nel cuore, ne ritrasse l’anima e questa coglieremo questa sera, supoerandoi dicerie ed equivoci dai quali nemmeno vanno esenti taluni odierni studiosi che della pubblicazione di tutto a spron battuto han fato un’arte.
Non si tratterà di una semplice presentazione didascalica, quasi una vita a fumetti del Santo, ma un percorso interiore che dal segno e dal colore risalirà ardente ed erto al cuore della spiritualità evangelica ed ecclesiale di San Francesco.
Del resto, della necessità di andare al cuore di Francesco senza deviare per dubbi sentieri, già scriveva il grande biografo di Francesco, e di oltre una settantina di altri santi, Johannes Jørgensen nel suo libro speciale La Verna, ora quasi introvabile, ma per nulla inferiore alla biografia che di Francesco scrisse e che anora è sempre ristampata. Scrive, dunque, …
Nella seconda biografia di San Francesco che Tommaso da Celano compose nel 1246-47, in collaborazione coi compagni di viaggio del Santo (frate Leone, frate Masseo e frate Angelo), è riferito un ricordo preciso della scena descritta più sopra. “Egli era solo nella foresta e riempiva le forre dei suoi sospiri, piangendo e battendosi il petto e parlando ad alta voce col suo Signore, al quale ora rispondeva come al suo giudice, ora lo pregava come padre, ora gli parlava come ad amico o con lui s’intratteneva deliziosamente, considerandolo come lo sposo della propria anima, ...
Ai nostri giorni s’è manifestata, specialmente presso gl’ inglesi italianeggianti e presso i liberi pensatori italiani moderni, la tendenza a volere ignorare ad ogni costo certi lati del carattere di San Francesco e, per gli stessi motivi, alcuni capitoli importantissimi della sua vita. L’ austero “penitente d’Assisi,, (viri poenitentes de Assisio, come a lui piaceva di chiamar se stesso e i suoi frati), l’ eremita che con gemiti inenarrabili,, si ritirava a pregare nelle grotte di Fonte Colombo o di Poggio Bustone e che, sulla Verna, passò digiunando quaranta giorni e quaranta notti, quest’uomo insomma consacratosi al dolore (di Cristo) rimane come eclissato, secondo i suddetti illegittimi francecanofili, dal poeta della natura e dal giullare di Dio.
Ma ci si fa di Francesco un’idea molto falsa e incompleta se, studiando la sua fisionomia, non si gtien conto dell’altro lato del suo carattere. Certo, è perfettamente vero che san Francesco ha scritto il Cantico del Sole e di tutte le creature; ma dove lo scrisse? Forse in un bel mattino d’estate, sulla cima della Verna, d’onde poteva vedere il mondo disteso ai suoi piedi, inondato di sole, e contemplare di lassù i lontani azzurri orizzonti? Ciò avvenne, invece quando era ammalato, a San Damiano, ed era divenuto mezzo cieco, un po’ per le le lacrime versate suoi suoi peccti e sui pecati degli uomini, un po’ per l’ardente sole egiziano che gli aveva rovinata la vista, al tempo della sua predicazione in Oriente. Egli giaceva laggiù, ammalato, dentro una capanna di canne, piena di tpi che vi brulicavano giorno e notte e che non gli lasciavano chiudere gli occhi un istante; e, per di più, soffriva di una affezione al fegato e di dolori alla milza e allo stomaco. E fu appunto allora, in mezzo a tutte queste sofferenze e nelle tenebre della cecità e dutante l’insonnia e fra le scorrerie dei topi, che un mattino, dopo una notte di tormnti, scrisse il suo cantico del Sole”. 1
La realtà non sarà inferiore all’attesa.
Questa sera a Romano di Lombardia (Bg)
nella Chiesa si Santa Maria Assunta e San Giacomo Apostolo Maggiore (in Centro) alle ore 20.30
- Jøergensen, Johannes, La Verna, Libreria Editrice Fiorentina, 1922, pp. 29-30. ↩︎
