Accogliendo con spirito di carità fraterna l’intervento di Flavio Pisaniello circa la sua riflessione sul Vetus Ordo Missae e la Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Schneider propongo una breve delucidazione sulla celebrazione in rito antico, avendo già più volte in passato trattato sull’argomento.
La prospettiva della riforma liturgica
Il 3 aprile 1969(Giovedì Santo) San Paolo VI papa mediante la costituzione apostolica Missale Romanum promulgò l’entrata in vigore del Nuovo Messale Romano. Il Pontefice apre la costituzione ricordando che il Concilio Ecumenico Vaticano II e con precisione la costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium non ha inventato una nuova liturgia, stravolgendo la Chiesa, ma ha risposto alle esigenze pastorali del tempo, che si articolano in due ambiti:
- Ritorno alle fonti: la riforma è stata pensata e proposta per far riscoprire i testi e i riti della Chiesa antica.
- La partecipazione attiva: il cardine della riforma liturgica era il suddetto: non ridurre l’assemblea a mero partecipatore, ma alla comprensione della celebrazione, mediante la risposta ai dialoghi liturgici, al canto e all’ascolto della Parola nella lingua vernacola.
La riforma liturgica ha poi semplificato i riti, per evitare alcune ripetizioni superflue, dando maggior spazio alla Bibbia. Con il nuovo Lezionario l’assembla riunita può ascoltare una parte più vasta della Bibbia, superando così l’antico ciclo annuale che riproponeva le stesse letture. Accanto al Canone Romano vengono introdotte nuove Preghiere Eucaristiche che traggono ispirazione anche dalle antiche tradizioni liturgiche della Chiesa d’Oriente come quella d’Occidente.
La questione del Vetus Ordo Missae
Papa Paolo VI definisce il nuovo Messale Romano(entrato in vigore la prima domenica di Avvento del 1969) come la norma, concedendo però di potersi avvalere, in alcuni casi — per esempio su richiesta di alcuni gruppi diocesani fatta pervenire al vescovo locale, senza opporsi alla riforma liturgica —, della celebrazione secondo l’uso antiquor Papa Paolo VI quindi non ha abrogato la celebrazione in rito antico, infatti Il Canone n.20 del Codice di Diritto Canonico stabilisce:
San Paolo VI papa non ha infatti mai abrogato la celebrazione in rito antico pur definendo il Nuovo Messale Romano la norma. Al canone 21 del Codice di Diritto Canonico si ribadisce che in caso di dubbio la nuova legge va interpretata in armonia e continuità con la legge antica. Esso esordisce così:
Il Motu Proprio Summorum Pontificum documento che chiarisce la questione
Il 7 luglio 2007 papa Benedetto XVI mediante la Lettera Apostolica in forma di motu proprio Summorum Pontificum a livello giuridico stabilisce quanto segue:
- Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la forma ordinaria della Lex orandi.
- Il Messale Romano promulgato da San Pio V e rieditato da San Giovanni XXIII papa nel 1962 va tenuto in considerazione come espressione legittima della medesima “lex orandi” della Chiesa ed essere insignito del dovuto onore per il suo uso venerabile e antico.
- Il papa ribadisce che codesto Messale non è stato mai abrogato.
Le due forme dell’unico Rito Romano
Papa Benedetto XVI riafferma che non esistono due riti distinti, ma due forme dello stesso ed unico Rito Romano, redige infatti:
<<L’una e l’altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore >>
Il Pontefice mette in evidenza che non si tratta di due riti differenti, ma di due usi temporali e spirituali della stessa tradizione liturgica latina, che possono coesistere arricchendosi a vicenda.
L’intervento di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Athanasius Schneider
Sua Eccellenza nell’omelia tenuta al pellegrinaggio Ad Petri Sedem(24 – 25 ottobre 2026) non ha fatto riferimento al Concilio Ecumenico Vaticano II in particolare alla riforma liturgica, per una strategia retorica, ossia concentrarsi sulla sola dimensione pastorale devozionale tridentina, mettendo quindi in risalto che l’uso antico è un patrimonio ecclesiologico, liturgico e pastorale offerto ai fedeli tutti. Il vescovo si concentra sul valore intrinseco e metastorico della liturgia antica, senza creare ulteriori fazioni all’interno della Chiesa, per quello che il pellegrinaggio Ad Petri Sedem vuole essere: un momento di fede a servizio delle anime e non una questione canonica su cui dibattere. Si offrono in relazione ulteriori delucidazioni:
- Valore intrinseco del Vetus Ordo Missae: è una celebrazione che come quella riformata è un “tesoro spirituale” di cui la gerarchia è custode e non detentrice.
- Metastorico: per il vescovo Schneider celebrare la Messa tridentina significa essere in continuità, come ben affermò papa Benedetto XVI con la Chiesa del Medioevo, del Rinascimento, ma anche moderna tale da sperimentare la comunione temporale e spirituale con la Chiesa di tutti i tempi.
Celebre la sua affermazione: <<La liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne>>