SULLE ALTE CIME CON PIER GIORGIO FRASSATI. Una scalata verso la santità: verso l’alto … e verso l’altro!

Pier Giorgio Frassati immortalato nella sua ultima scalata Fonte immagine Wikipedia.org/wiki Pubblico dominio

Una vetta alla portata di tutti: lasciamo che il giovane santo Pier Giorgio ci apra il cammino!
Riprendendo le parole di una sua nipote, questo ragazzo solare era un entusiasta scalatore della montagna, in

quanto appassionato del Creatore e della Sua creazione: la sua vera prima passione era Gesù, e metteva questa passione in tutto ciò che faceva.

«Vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore».

Giovanni Paolo II, il Papa appassionato dei giovani e dello sport, ce lo ha additato come modello e lo ha definito “il ragazzo delle otto beatitudini”.

Ricordate il famoso “discorso della montagna” di Gesù?
Pier Giorgio ne ha fatto l’ascesi e ha salito tutte le virtù, una a una, passo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro. Per questo è arrivato lassù in cima e ci può indicare la via dei “piccoli passi possibili” per tutti per raggiungere la santità nell’ordinario e nello straordinario di ogni giorno.

Marthe Robin, un’altra grande santa sua contemporanea, come lui laica e consacrata, sembra dire in coro con Pier:

«Non guardiamo né troppo indietro, né troppo avanti, ma sempre… In Alto!».

Quale guida e compagno di viaggio migliore per i giovani che questo ragazzo, che ha speso tutta la sua giovane vita per raggiungere tale mèta?

La sua celebre frase

«Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere ma vivacchiare»

è stata la sua ragion d’essere, e deve essere anche la nostra.

Questo santo dell’ordinario non è partito con una marcia in più; anzi, nel suo fervore per correre incontro ai poveri della città gli capitava di tornare a casa scalzo, perché le sue scarpe le aveva donate a uno di loro, incontrato per strada.

Così, spogliandosi della sua ricchezza, senza scarpe senza pesi, ha corso più veloce e ha vinto la gara bruciando le tappe: a soli 24 anni è diventato un campione e maestro in santità. Il Signore lo ha rivestito di gloria e gli ha messo i calzari e le ali ai piedi!

«Un santo triste è un triste santo», e Pier Giorgio non era certo un grigio musone, invecchiato prima del tempo. Ragazzo pieno di vitalità, forza e salute, ha vissuto intensamente la sua breve vita perché ha scelto di donarla e non conservarla, poiché

«chi vuole trattenere la propria vita la perderà, ma chi la perderà per causa del Vangelo la troverà in pienezza», e «non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici».

Chi erano i suoi amici? Dei “Tipi Loschi”: una società goliardica creata dalla sua intraprendenza e fantasia con alcuni compagni di studio, per unirsi in cordata nelle opere di misericordia spirituale e corporale, portando aiuti materiali e un lume di speranza negli angoli bui e negli alloggi più poveri della città di Torino, colpita dalla carestia della grande guerra; una comitiva di allegri giovani con animo sportivo e spirito avventuriero, che organizzava spesso e volentieri gite in montagna e arrampicate sulla roccia con lo stesso entusiasmo con il quale difendeva i valori alti della vita e diffondeva la Parola del Signore.

Ma i suoi amici più intimi e cari erano i più miseri e sfortunati, che Pier Giorgio amava visitare, diceva, per restituire in minima parte la visita di Gesù nell’Eucaristia del mattino, la cui Comunione gli dava lo slancio nella sua fervente carità apostolica.

La sua famiglia, famosa nella Torino benestante, pur avendogli trasmesso valori cristiani e di alta levatura morale, non era praticante.
Il padre, noto politico, ambasciatore e proprietario del quotidiano “La Stampa”, scuoteva sconsolato e umiliato la testa nel vedere suo figlio, giovane e aitante promessa dei suoi sogni di gloria, tornare a casa malconcio e con le tasche vuote dopo aver distribuito agli indigenti tutto ciò con cui era partito ed essersi preso in cambio qualche pugno e insulto dagli studenti comunisti manifestanti al Politecnico per aver osato alzare la sua voce fuori dal coro in difesa di Cristo.

Umanamente, per il padre rappresentava un fallimento, una delusione, ma Pier Giorgio ha continuato, silenziosamente e con fortezza, a perseguire i suoi ideali, fino a morire in silenzio, senza quasi farsi accorgere dalla famiglia, nascondendo fino all’ultimo la sua malattia – poliomelite fulminante contratta da qualche ammalato da cui si era recato, che lo ha consumato in soli quattro giorni – per non essere di ulteriore peso durante la malattia e morte della nonna.

Piergiorgio ha offerto e immolato la sua vita, in ultima istanza, per la conversione del padre: ecco il primo miracolo che ha ottenuto dal Cielo!

Si è buttato a capofitto in tutte le attività possibili con la medesima fierezza integrità d’animo, tralasciando un po’ lo studio che, attivo qual era, gli costava la fatica di stare seduto a lungo trascurando i suoi poveri.
I genitori, non comprendendo questo suo slancio caritativo, lo consideravano un perditempo.
Non era infatti uno studioso accanito, e non era un asso a scuola, eppure decise di iscriversi al Politecnico con il sogno nel cassetto – mai aperto – diventare ingegnere minerario, con l’obiettivo di lavorare insieme ai minatori per condividere fianco a fianco i loro estremi disagi ed essere loro amico, sostegno ed evangelizzatore.
E quando la mamma, dopo averlo ripetutamente sorpreso inginocchiato in preghiera al fondo del letto, o all’uscita dalla Messa quotidiana con la sua inseparabile corona del rosario a vista, preoccupata gli chiese se non stesse diventando un bigotto, lui serafico e disarmante rispose: «No!, sono rimasto cristiano».

Quanti pellegrinaggi a piedi e a digiuno ha offerto in onore della Vergine Immacolata, la sua Regina, che tanto amava e con fierezza venerava, fino al santuario di Oropa, il tempo il grande tempio mariano del Piemonte.
Nel ritorno verso casa pregava abitualmente il rosario lungo la via, con la sua voce tonante, cantando le litanie dei santi.
Nella villa familiare di campagna a Pollone si divertiva anche a comporre delle corone del rosario, per regalarle agli amici e conoscenti, con i semi di una pianta del giardino dove amava arrampicarsi.
Insomma, si ingegnava in qualsiasi modo e con qualunque mezzo disponibile ad evangelizzare e ricordare loro l’impegno della preghiera e la devozione verso la Madonna, che per lui era prioritaria.
«Il mio testamento – affermava compiaciuto, da bravo discepolo di san Domenico, mostrando la sua corona – lo porto sempre in tasca».

Ha provato le emozioni e i tumulti del cuore innamorato e ha sofferto in cuor suo nel vedere infranto il suo desiderio di fidanzarsi con la bella orfanella Laura Hidalgo, cuoca e segretaria dei “Tipi loschi”, che agli occhi pretenziosi dei genitori di lui non era considerata all’altezza a causa del suo basso ceto sociale.
Ha offerto questa rinuncia per non incrinare il già teso rapporto tra sua madre e suo padre; un Amore più grande gli ha colmato il cuore: «Anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordarci che (…) abbiamo una fede da sostenere, una speranza da raggiungere: la nostra patria.
E perciò bando ad ogni malinconia che vi può essere solo quando si perde la fede. I dolori umani ci toccano, ma se essi sono visti sotto la luce della religione e quindi della rassegnazione non sono nocivi ma anche salutari, perché purificano l’anima».

Si legge nella descrizione di San Domenico da Guzman: «poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell’uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell’aspetto. Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri punto di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare punto era assai parco di parole e, si apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio punto questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli».
Potrebbe leggersi come il ritratto di Pier Giorgio.
Del grande santo predicatore infatti ha seguito le impronte, diventando terziario domenicano con il nome di Girolamo in onore del Savonarola.

Il suo funerale, come la sua vita, è stato una festa, piena di gioia e dei suoi amici poveri e ricchi.
La bellezza della sequela di Cristo la ritroviamo bene impressa in Pier Giorgio Frassati, piccolo grande scalatore delle beatitudini nei nostri tempi e testimone della carità e della Misericordia infinita di Dio ieri, oggi e sempre.

-A chi volesse approfondire la vita e i miracoli di Pier Giorgio consiglio la biografia scritta dalla sorella Luciana: “Mio fratello Pier Giorgio. La carità”.

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Author: Letizia Alberton

Letizia Alberton si è Diplomata al Liceo Linguistico Europeo di Moncalieri (TO). È laureata in Scienze dell'Educazione ed ha svolto attività di sostegno con bambini e ragazzi autistici, o con difficoltà. Bilingue con esperienze di volontariato e studio internazionale, da 3 anni frequenta i corsi di Scienze religiose. Ha una predisposizione per le lingue, la musica e la comicità.

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