Lo stato celebra la Bonino e il Papa seppellisce l’ideologia di morte

All’indomani dei solenni funerali della “cattiva maestra” Emma Bonino, instancabile strumento della rivoluzione anticristiana, è interessante proporre due riflessioni, la prima delle quali si deve a don Alessandro Iapicca, che l’ha pubblicata sulla propria pagina facebook (rif. qui).

Il sacerdote acutamente osserva come si sia trattato di funerali di Stato nei quali si è assurdamente esaltato l’antistato. Infatti si è celebrata una donna che ha fatto della sistematica e aperta violazione delle leggi del nostro paese il grimaldello per introdurre nella nostra normativa ogni violazione dei principi non negoziabili, secondo la collaudata strategia del partito radicale: l’istituzione della dittatura perversa e violenta (altro che non violenta) del relativismo, la morte della legge naturale e del diritto, nel nome di inesistenti diritti.  

Don Antonello prosegue specificando meglio il suo pensiero: Anzi, falsi diritti che calpestano il primo e fondamentale diritto: quello di nascere e vivere, ad esempio, di avere un padre e una madre.

Lo Stato italiano oggi celebra il suo nemico, il cancro che ne divora le fondamenta, il cavallo di Troia che lo ha aggredito rendendolo ostaggio della peggiore ideologia: l’egoismo eretto a conquista di civiltà. […]

Oggi lo Stato italiano non seppellisce solo Emma Bonino: con lei getta nella tomba la persona, la vita, la famiglia, con la loro dignità e il loro valore, e l’unica e autentica libertà, quella che risplende proprio nella loro difesa e nella loro promozione.

Eppure, anche se il male riesce a travestirsi con le parole ipocrite del finto bene, e se persino molti cattolici ne restano tragicamente sedotti, no, il male non prevarrà. Cristo è risorto dalla tomba, e in Lui il bene è divenuto, anche qui sulla terra, incorruttibile.

Lasciamo che si spenga questa lugubre liturgia nella folle schizofrenia che spinge lo Stato a uccidere sè stesso. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. E preghiamo per loro, certo.

Ma noi andiamo dietro a Cristo, vittorioso sulla morte, Signore della storia, ad annunciare il Vangelo, l’unica Parola di Verità capace di ridare vita a menti e anime precipitate nell’abisso dell’ideologia. […]

Qualcuno ha fatto notare come sia stato eloquente il silenzio di Leone XIV rispetto alla santificazione laica della Bonino da parte dello stato. E questo nonostante alcuni bontemponi, seminatori di disperazione, abbiano fatto circolare l’immagine di uno stendardo che raffigura la mammana in turbante, appeso in San Pietro come avviene durante le canonizzazioni (qualche frescone ha persino creduto che si trattasse di una foto autentica, ma in questi tempi di intelligenza artificiale e stupidità naturale non ci si meraviglia più di tanto …).

Oggi però il Papa ha parlato, in occasione dell’udienza del Mercoledì, proprio all’indomani delle esequie della Bonino e ha seppellito con parole inequivocabili quell’ideologia di morte, anticristiana e antiumana, che la leader radicale ha perseguito in tutta la sua triste vita.

Vale la pena riportarne direttamente la sezione centrale (rif. qui)

Il Concilio invita ad attingere criteri e forza dal progetto creatore di Dio, il quale ha voluto che «tutti gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli»; per questo «l’amore di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento», che in Cristo ha avuto la sua piena rivelazione e la sua compiuta attuazione (cfr GS, 24).

Il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della società vanno considerati tra loro come strettamente interdipendenti: contrapporli o separarli significherebbe vanificarli. La storia, anche più recente, conferma questa verità in maniera chiara e, perciò, non bisogna stancarsi di ribadire con i Padri del Vaticano II che «la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali» (GS, 25).

In questa prospettiva, Gaudium et spes afferma che la diversità delle persone e dei popoli nel mondo non va considerata come un pericolo o una minaccia, ma come potenzialità di arricchimento e di crescita. La contrapposizione, che a volte degenera in violenza, è un frutto del potere del peccato e di come esso condiziona le mentalità e le azioni, a tutti i livelli, causando distruzione e morte. Occorre aprirsi sempre più alla logica della reciprocità, della condivisione e della cura, come accade anche tra le diverse membra del corpo umano (cfr 1Cor 12,21-25).

In questo punto, la Costituzione pastorale offre anche una sintetica definizione di “bene comune”, ricordando che esso consiste nell’«insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» (GS, 26).  Nello stesso tempo, riconoscendo l’interdipendenza fra i popoli, essa afferma che «ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell’intera famiglia umana» (GS, 26).

A partire da questa impostazione, i Padri conciliari indicano poi alcune «conseguenze pratiche di maggiore urgenza» (GS, 27). Anzitutto, il rispetto della persona umana. Dice Gaudium et spes: «Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose» (ibid.).

Queste parole aprono il cuore alla speranza e ci ricordano la promessa di Nostro Signore: Portae inferi non praevalebunt, che se talvolta noi cattolici dimentichiamo, era certamente chiara allo storico e politico britannico, il protestante Thomas Babington Macaulay, che nel 1840 nella sua recensione alla Storia dei Papi di Leopold von Ranke, scrisse:

“Nessun’altra istituzione umana è rimasta in piedi così a lungo […] La Chiesa Cattolica vide l’inizio di tutti i governi e di tutte le istituzioni ecclesiastiche oggi esistenti al mondo; e non siamo affatto certi che essa non sia destinata a vederne anche la fine. […] Essa era grande e rispettata prima che i Sassoni avessero messo piede in Britannia, prima che i Franchi avessero passato il Reno […] E potrebbe sussistere ancora in tutta la sua forza quando qualche viaggiatore della Nuova Zelanda, in mezzo a una vasta solitudine, si fermerà su un arco spezzato del ponte di Londra per fare lo schizzo delle rovine di San Paolo” (rif. qui).

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Author: Wanda Massa

Wanda Massa, nata a Milano, vive in provincia di Monza. Laureata in Scienze dell’Informazione, ha lavorato per oltre vent’anni in società di consulenza informatica.  È impegnata in realtà prolife, in particolare l'associazione Ora et Labora in difesa della Vita. Collabora saltuariamente con il blog di Sabino Paciolla e con il foglio La Domenica della Società San Paolo. Con un piccolo gruppo di amici ha ideato la Rete nazionale Patris Corde e amministra la chat telegram omonima. È tra i fondatori dell'associazione Luces Veritatis che ha l'obiettivo di riportare Cristo al centro della società attraverso la creazione di una rete di comunità ispirate alla regola benedettina e alla dottrina sociale della Chiesa.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.

Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001.