Ingresso Teatro Verdi, Bussetto. Fonte immagine Wikipedìa.org/Wiki disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo
La Gazzetta di Parma del 12 Settembre u.s. titolava “Riccardo Muti a Busseto, prove al Teatro Verdi: “Verdi, una lezione al mondo” . Muti questa volta non ha aperto a tutti, ma ha organizzato un evento riservato, che tanto più e meglio ha destato il pubblico interesse.
Il Maestro è tornato nelle Terre Verdiane e, dopo le prove al Teatro di Busseto, ha intrattenuto i giornalisti
con una riflessione sul rapporto con Verdi, la sua musica e i luoghi della memoria. Non è stato un concerto di Muti (Oh che bravo Muti, dice il Maestr0), ma un ricordo perché Egli è vivo!
Verdi «va rispettato nella sua raffinatezza», studiando l’opera ogni volta da capo, senza dare nulla per scontato. L’apparente semplicità della frase musicale trae in inganno e rischia di far scadere il direttore, non tanto inesperto, quanto non amante di Verdi, facendolo cadere nell’involontario trabocchetto. Verdi va capito e prima ascoltato dentro, nella sua anima e, dunque, fedelmenete interpretato. Verdi non può essere diretto ed eseguito come Mozart o Behetoven. Ha una sua specifica identità tutta da scoprire. Solo che lo si voglia. E poi, quei grandi, lo sappiamo, non hanno costruito dal nulla ma, per esempio, dai maestri italiani del Seicento. Verdi, ovviamente di epoca successiva, ha aperto nuove porte. Varchiamone le soglie.