Immagine della Sagrada Familia . Immagine di Mehmet Turgut Kirkgoz –Fonte Pexels– in una nostra composizione con ritratto di Antoni Gaudì tratto da Cathopedìa.
Rilanciamo da Artribune l’articolo, a firma di Redazione, dell’8 Agsoto 2026, che ci svela un Gaudì splendido ed inedito.
Conosciamo tutti, almeno approssimativamente, il grande architetto spagnolo, il primo ad essere riconosciuto venerabile, e prossimamente beato, che trascorse l’esistenza nell’impegno architettonico della Sagrada Familia. Aveva donato tutto alla Fabbrica dell’opera, vivendo in modo austero. Niente carne, né pesce,
né vino; si nutriva di frutta e verdura. L’asceta del calcestruzzo. La sua vita trascorreva tra i disegni, il cantiere e la preghiera, frequentando quotidianamente la Messa. Riteneva che «la vita è amore e l’amore è sacrificio», slancio creativo e mistico, vissuta come una kénosis, svuotamento e offerta di sé stesso al solo padrone dell’opera: non Gaudì, ma il Signore.
Il 10 Giugno 2026, ricorrendo il centesimo anniversario della morte, Papa Leone XIV ha celebrato una messa nella Sagrada Família inaugurando la Torre di Gesù Cristo, torre che compie la più celebre e straordinaria delle chiese contemporanee. Ma come si preparò a tutto questo l’artista e l’uomo di fede? Ce ne parla questo interessante articolo.
Non solo Sagrada Familia: 5 architetture dimenticate di Antoni Gaudí
Sparsi tra Barcellona, León, Astorga e Sitges, questi progetti raccontano un Gaudí ancora in fase di sperimentazione, impegnato a rileggere l’architettura gotica per trasformarla in un terreno di ricerca
Quando si parla di Antoni Gaudí, si pensa inevitabilmente ai mosaici policromi di Park Güell, alle forme biomorfe di Casa Batlló o alle torri della Sagrada Família. Eppure, prima di diventare il massimo interprete del Modernismo catalano, l’architetto spagnolo attraversò una stagione in cui il riferimento privilegiato era il Medioevo. Ne nacquero edifici severi, costruiti in pietra, lontani dall’esuberanza cromatica che avrebbe reso celebre il suo linguaggio e oggi spesso oscurati dai capolavori più noti. Sparsi tra Barcellona, León, Astorga e Sitges, questi progetti raccontano un Gaudí ancora in fase di sperimentazione, impegnato a rileggere l’architettura gotica per trasformarla in un terreno di ricerca. Ed è proprio in queste opere meno conosciute che si possono cogliere i primi indizi di quella rivoluzione formale che avrebbe cambiato il volto dell’architettura europea. Calcari grigi, granito e ardesia prendono il posto delle ceramiche policrome, mentre torri, merlature, fossati e volumi fortificati evocano castelli e monasteri medievali. Ma sarebbe riduttivo leggere questi edifici come semplici esercizi di revival neogotico: per Gaudí il gotico rappresentava un sistema da studiare criticamente e, soprattutto, da superare.
Cinque architetture dimenticate di Antoni Gaudí
Tra le prime testimonianze si colloca il Collegio di Santa Teresa-Ganduxer, completato nel 1889 nella zona settentrionale di Barcellona come scuola e convento per [… QUI l’articolo completo]