La saggezza del cardinal Giacomo Biffi: un aiuto prezioso al cristiano di oggi.

Il grande scrittore Giovannino Guareschi scrisse di sé (e del suo personaggio di don Camillo) di essere un “cristiano non clericale”. Guareschi scriveva in tempi dove c’era ancora un certo clericalismo di sagrestia, che a lui non piaceva.


Non credo piacesse nemmeno ad un suo illustre lettore, il cardinale Arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi.
Biffi incarnò perfettamente l’idea del sacerdote ambrosiano e borromaico. Semplice ma colto e soprattutto arguto.
Ebbi modo di conoscere personalmente il cardinale quando era già emerito di Bologna, e mi volle incontrare perchè condivideva con me la passione per autori come Guareschi, Tolkien, Chesterton. Al termine dell’incontro mi diede il consiglio autorevole di trattare un altro grande autore, lo scozzese Robert Lois Stevenson. Fui sorpreso, perché l’autore de L’Isola del tesoro non era cattolico. Ma Biffi aveva un’apertura e una profondità di pensiero che andavano oltre questi dettagli.


Durante il suo episcopato ricevette molti attacchi ideologici. Venne etichettato come “conservatore”, ma non lo fu affatto. Semmai un uomo della Tradizione. Lo differenziava dal conservatore clericale l’ironia , che oggi ritroviamo in una serie di frasi- quasi degli aforismi- raccolti durante la sua vita, a Milano prima e poi a Bologna.
Nell’agile volumetto “Detti non scritti” (ma scritti perché detti) edito da Edizioni Studio Domenicano, troviamo 100 detti e aneddoti del cardinal Giacomo Biffi..
Indispensabile chiave di lettura è il senso dell’umorismo.
Come diceva lo stesso Cardinale: «Dio stesso è un grande umorista». E aggiungeva: “Gli atteggiamenti spirituali fondamentali che entrano a comporre, come in una lega, l’autentico senso dell’umorismo sono due: 1) il distacco dalle situazioni concrete, dalle quali non ci si lascia impigliare né tanto meno travolgere; 2) la “simpatia” per la quale si partecipa veramente col cuore alla vicenda umana, che pur si domina e si sovrasta. In virtù del secondo atteggiamento, l’umorismo (a differenza del senso del comico) si accompagna alla pietà e al senso tragico della vita. In virtù del primo, è sempre rasserenante».
«Il Dio d’Israele, anzi il “Santo d’Israele”, è insieme trascendente e l’Emmanuele, lontanissimo e presentissimo:
in una parola il Dio cristiano”.
Poiché la nostra vocazione su questa terra è quella di assomigliare al nostro Dio per quel che ci è consentito, arriviamo alla conclusione che il senso dell’umorismo – se è rettamente e compiutamente inteso come la risultante del distacco dalle cose e della carità – è il fondamento e il vertice di una seria vita religiosa.


Il cardinale, in occasione dell’undicesima edizione de Il quinto evangelo, uno dei suoi libri più importanti, una critica del Neo Modernismo dilagante già 50 anni fa, consegnò all’editore un breve scritto, che si sarebbe intitolato “Una prudente avvertenza”. Qui ci dà una precisa definizione di ironia:
«Dissimulazione del proprio pensiero con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con il tono tuttavia di lasciar intendere il vero significato. – Poi continua già ironicamente – Chi si avvale di questo artificio retorico, di necessità si affida un po’ troppo all’intelligenza del lettore. 10Ma quando il lettore è avvisato, credo che si possa stare tranquilli»1. «L’umorismo è arte rara, e deve saper comporre, in una sola attitudine dello spirito, di stacco e partecipazione, oggettivazione e coinvolgimento, trascendenza e immanenza; cosa che riesce bene solo a Dio».


Nello stesso contesto Biffi precisa la differenza tra ironia e umorismo: «Se l’ironia non è sufficientemente irrorata di pietà, non ci pare si dia vero umorismo». L’umorismo è una qualità di Dio. Per Giacomo Biffi il primo umorista, anzi l’umorista per antonomasia, è Dio.
Il libro presenta anche alcuni aspetti poco noti del grande vescovo e teologo, come la sua diffidenza nei confronti di esorcisti e esorcismi, tanto che suscitò la rabbia di Gabriele Amorth, che aveva a suo tempo spettacolarizzato questo ruolo. Biffi riteneva invece che non andasse fatta troppa pubblicità a Satana e al Mistero del Male, con piena ragione. Oggi vige l’idea che l’esorcista sia una specie di super prete, qualcuno che possiede delle qualità spirituali superiori, ma per Biffi non era così. Le sue brevi riflessioni in merito fanno molto pensare, così come tutto questo libro, che ci fa sorridere e ci invita allo tesso tempo a usare bene il pensiero e la ragione.-

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Author: Paolo Gulisano, Epidemiologo

Paolo Gulisano è medico specialista in Igiene, Epidemiologia e Medicina Preventiva, nonché cultore di Storia della Medicina. e scrittore per passione. È autore di oltre 40 saggi dedicati a temi apologetici, storici e letterari e di tre romanzi del genere fantastico. È considerato uno dei maggiori esperti di Letteratura Fantasy: ha scritto libri su Tolkien, su Lewis, Chesterton, sui miti celtici, su Re Artù, su Stevenson, Conan Doyle e tanti altri autori soprattutto britannici.  Ha scritto saggi su pagine poco note della storia del Cristianesimo, a partire dal suo libro di esordio sui Cristeros, i martiri messicani. Ha scritto biografie di santi irlandesi come Patrizio, Colombano, Malachia. Come cultore di storia della Medicina, ha pubblicato nel 2006 (in tempi non sospetti) un libro sulle Pandemie, una storia della Medicina attraverso i santi e una monografia su san Giuseppe Moscati. Pratica l'arte medica in scienza e coscienza e durante la pandemia Covid è stato medico volontario delle cure domiciliari.

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