Il Paradiso è luogo di stupore e meraviglia: le cose belle conosciute, nella misura e modalità umane, sono potenziate in modo straordinario o
addirittura capovolte rispetto a quanto capita nella dimensione terrena. Dante, per esempio, sale verso l’alto pur essendo ancora vivo poiché in lui è stata ripristinata la condizione originaria, quella per cui la natura umana creata da Dio a Dio ritorna compiuta.
La meraviglia di Dante è così forte da attrarlo fuori di sé distraendone lo sguardo che passa di stupore in stupore. Mentre i suoi occhi sono fissi in quelli di Beatrice, al poeta, pellegrino nell’Aldilà, capita un’esperienza unica per la quale conia un neologismo: ‘trasumanar’, cioè, andare oltre i limiti dell’umano pur essendo pienamente se stesso. Descrivere una tale condizione è impossibile con le parole, ma è possibile consegnare al lettore quanto egli vede e sente in Paradiso. Durante il suo passaggio, Dante è colpito dallo splendore e dalla luminosità dei cieli che lo accolgono in un tripudio di luce come se al sole che conosciamo si sia aggiunto un altro sole. Ciò che nella vita terrena è splendida metafora di tutto ciò che è bello, buono, vero e giusto, cioè la luce appunto, in Paradiso ha evidenza massima, totale. Dio la irradia proprio come irradia Amore. Il mistero dell’essere non è oscurità, ma è tanto luminoso da rendere impresa vana il nostro tentativo di sostenerne la potenza. Mosé, scendendo dal Sinai, ha il volto splendente a tal punto da doversi coprire per presentarsi al suo popolo. ‘Io sono’, che è il nome con cui Dio si manifesta all’uomo nell’Antico e nel Nuovo Testamento, splende con luce intensa davanti al nostro sguardo. Gesù lo ribadisce con chiarezza dicendo di sé: Io sono la luce del mondo (Gv 8, 12).
Contro la luce agiscono le tenebre, non per nulla l’inferno di Dante inizia dalla selva oscura; all’opposto, il Paradiso inizia con il segno distintivo del chiarore accecante. La visione di quella luce potenziata oltre ogni nostra capacità di afferrarla è resa possibile dalla mediazione di Beatrice: prima il poeta guarda lei e poi indirizza lo sguardo verso i cieli. È straordinaria la triangolazione di sguardi che accade in pochi versi. Beatrice guarda il sole, Dante guarda Beatrice e poi guarda il sole. I vertici di questo triangolo sono appunto il Sole, Beatrice e Dante. C’è in questa immagine una potente anticipazione di ciò che accadrà negli ultimi versi della cantica e ultimi versi del poema: lo sguardo di Dante sosterrà per pochi attimi (poiché il tempo esiste per noi ma non per Dio) il mistero della Trinità di cui questo primo triangolo è figura anticipatrice.
(…)
quando Beatrice in sul sinistro fianco/vidi rivolta e riguardar nel sole:/aguglia sì non li s’affisse unquanco./ E sì come secondo raggio suole/uscir del primo e risalire in suso,/pur come pelegrin che tornar vuole,/ così de l’atto suo, per li occhi infuso/ne l’imagine mia, il mio si fece,/e fissi li occhi al sole oltre nostr’uso. (Paradiso, canto I, vv. 49-54)
Viene in mente la famosa icona della Trinità di Andrej Rublëv, nella quale il Padre guarda il Figlio e il Figlio guarda lo Spirito Santo, stessa sostanza divina in tre persone, splendida raffigurazione dell’amore circolare che si esprime visibilmente attraverso gli occhi. Fino a quando l’amore non si fa concreto, non si fa gesto, sguardo, voce, non è davvero tale. Si tratta di una potenza di cambiamento che percorre ogni fibra dell’essere umano e la trasforma dall’interno. Tutto rimane apparentemente uguale, in realtà tutto cambia di segno e diviene luce.
Analogamente, accade per il suono. Distratto dalla luce, cioè attratto da un’altra parte, Dante concentra la sua attenzione su quanto sta ascoltando. Il senso dell’udito è accarezzato dall’armonia prodotta dal movimento dei cieli, governata e modulata da Dio stesso. Così immerso nello sguardo di Beatrice che lo guida e affascinato da tanta bellezza, Dante vive l’esperienza del trasumanar, cioè l’esser pienamente lui, eppure, in una condizione umana trasfigurata e pienamente compiuta. Nel primo cielo incontra il primo gruppo di anime. Di loro parlerò nella prossima puntata.