Vivere secondo Gesù mia gioia
Questa mattina, ero addolorato per il disorientamento sul fine della Vita cristiana nella Chiesa, ovvero, per come non pochi suoi Pastori ne parlino, riducendola alla “gioia di camminare insieme” mentre essa è qualcosa di più:
“Conoscere, amare e servire Dio in questa vita e per poter godere della Sua gloria e della felicità eterna in Paradiso”.
Non dice Gesù in Mc 12, 28-32 che il primo e più importante comandamento è amare Dio con tutto noi stessi? E poi non ci ricorda in Mt 6, 31-33
Non preoccupatevi, dunque, dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta?
Ecco che se di ogni buono ed onesto fine umano non ci preoccuperemo e sapremo amare il prossimo nello spirito di Gesù, secondo quel comandamento che è simile al primo: 37«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22, 37-40),
… allora, vivremo secondo Dio. Per qualcuno il cammino è più importante della meta, invece no, perché la meta, già ora, è amare Dio al di sopra di ogni cosa ed il prossimo come sé stessi, poiché siamo a Sua immagine e somiglianza.
Amare il prossimo così ha senso, altrimenti non è quello che Gesù chiede a noi suoi discepoli! Egli ci chiede di Amare in Dio e per Dio! Allora, anche il cammino diventa importante grazie al fine grande che è Dio. Altrimenti, ci affaticheremmo invano, poiché:
Se il Signore non costruisce la casa, /invano vi faticano i costruttori./ Se il Signore non custodisce la città,/ invano veglia il custode.” (Sal 126).
Ed ecco la risposta del Signore che sempre ci soccorre …
Dopo la Santa Messa, avvicinatomi ad un altare laterale, dove spesso si trovano delle immaginette, trovavo un’immagine di San Patrizio, evangelizzatore dell’Irlanda, con scritta nel retro la Confessione n. 34. La risposta alla mia preoccupazione.
Perciò dunque rendo incessantemente grazie al mio Dio, che mi ha conservato fedele «nel giorno della mia prova» [Ps 94, 9], così che oggi con fiducia posso osare di offrirgli in sacrificio come «ostia viva» [Rom 12, 1] la mia vita per Cristo mio Signore, che mi «ha salvato da tutte le mie angosce» [Ps 33, 7] , e così posso dire: «Chi sono io, o Signore» [2 Reg. 7, 18], quale vocazione è la mia, se tu hai operato al mio fianco con tutta la forza della tua divinità così che oggi fra le nazioni pagane con perseveranza esaltassi e magnificassi il tuo nome dovunque fossi, e non solo nella prosperità ma anche nelle tribolazioni, sicché qualunque cosa mi capiti, sia buona sia cattiva, devo ugualmente accoglierla e ringraziare sempre Dio, che mi fece capire che in lui, del quale non si può dubitare, dovevo avere una fede illimitata, e che mi avrebbe esaudito, sì che io benché ignorante e «alla fine dei tempi» [Act 2, 17] , potessi osare di affrontare quest’opera tanto pia e tanto meravigliosa, così da imitare in qualche modo coloro che in precedenza il Signore già in passato aveva predetto che avrebbero preannunziato il suo vangelo «come testimonianza per tutte le genti» [Mt 24, 14] prima della fine del mondo, e così l’abbiamo visto compiersi: ecco «siamo testimoni» [Act 2, 32 ecc.] che il vangelo è stato predicato fin dove non c’è nessuno al di là.
Poiché …
qualunque cosa capiti, sia buona sia cattiva, devo ugualmente accoglierla e ringraziare sempre Dio, che mi fece capire che in Lui, del quale non si può dubitare, devo avere una fede illimitata, e che mi esaudirà, qualunque cosa accada.
Gesù in cammino con i due discepoli
Quando Gesù incontrò i due discepoli di Emmaus, cosa aveva in cuore e in mente? Ce lo dice il Vangelo: la sua vicenda interpretata alla luce della Scritture.
I loro occhi, invece, erano impediti a riconoscerlo (Lc 24, 16), “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”.
I due discepoli condividono la loro tristezza, delusione, scoraggiamento, giusto … ma occorre che intervenga Gesù perché non restino “incartati” nella loro umanità di tenebra. Addirittura, Gesù li apostrofa così:
“Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”.
Allora, chi accompagna nella fede, il sacerdote in persona Christi, il testimone e il catechista in quanto battezzati e, dunque, per questo testimoni, non si avvicinano al prossimo per la ‘condivisione’, ma per annunciare la novità: guarda che ti stai incartando, Gesù è la tua possibilità, ora! Rileggi la tua vita nella Sua vicenda. La condivisione c’è, ma è la dimensione terrena, non ancora spirituale.
Perché ti è accaduto questo? La domanda è giusta, ma guarda bene dove cerchi la risposta!
Ora questo tratto di cammino insieme diventa illuminante, ma non tanto in forza di ciò che di bello e di buono si trova nell’umano, e c’è ed è tanto, ma del suo Autore, Gesù in mezzo a me e a te: inter-esse, tu mi inter-essi, ma Gesù è tra noi!
Mi interessi perché sei a Sua immagine e Lui ti illumina e tu sei strumento della Sua Gloria e questo ti rende così bello che mai e poi mai potrei non vederti così e non rispettarti e non amarti in Lui, non potrei non amarti Di Lui. Allora sì!
Il piccolo Inno alle relazioni umane
Con buona pace dell’Inno alle relazioni umane di James Norbury, secondo quell’aforisma del noto “Grande Panda e Piccolo Drago” il cui Autore è convinto che non il traguardo che vogliamo raggiungere od i luoghi che visitiamo definiscono il valore della vita, ma le persone con cui condividiamo l’esperienza, i loro sorrisi, la solidarietà reciproca, i ricordi che costruiamo insieme lungo il cammino. Forse sarà vero per i fini solo umani della vita. Ma per il cristiano il fine non è umano, è teandrico. V’è l’uomo, ma l’uomo o è in Dio o non è, testimone Paolo che dice in At 17, 28: In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”. Siamo perché siamo innestati sulle Sue radici. Esse ci tengono vivi.
Grazie Signore che non lasci mai i tuoi servi in balia dei marosi.
