NUOVE BOZZE DI INDICAZIONI NAZIONALI PER I LICEI (SECONDA PARTE)

Gli ultimi studi del linguista bulgaro naturalizzato francese, Tzvetan Todorov, raccolti nel libro ‘La Letteratura in pericolo’, sembrano essere uno dei numerosi riferimenti teorici a cui si ispirano le Bozze delle Indicazioni Nazionali per i licei. Il quadro generale pedagogico è improntato al concetto di persona della tradizione classico-cristiana.

In questa seconda parte (per la prima parte: SULLE BOZZE DELLE INDICAZIONI NAZIONALI PER LA SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO. Dante, Leopardi e Manzoni avviati alla loro scomparsa?) di analisi delle nuove Bozze di Indicazioni Nazionali per i licei, proporrò una riflessione più dettagliata partendo dalla impostazione complessiva del documento per arrivare, poi, a considerazioni più specifiche. Gli addetti ai lavori e gli operatori nella scuola conoscono bene la struttura delle Indicazioni Nazionali, ma è bene che la conoscano anche famiglie e studenti e, in

generale, tutti coloro che hanno a cuore il presente e il futuro delle nuove generazioni.

Mi occupo in un primo momento della materia denominata Lingua e Letteratura italiana, una sorta di materia cardine in tutti gli ordini di licei e nei loro vari indirizzi.

Le Indicazioni presentano, per ogni disciplina, una Premessa, Linee Generali e competenze (divise in Linee generali e competenze per Italiano e Linee generali e competenze per Letteratura) e Obiettivi Specifici di Apprendimento, vale a dire, ciò che potremmo grossolanamente definire i contenuti proposti divisi in contenuti relativi all’Italiano e contenuti relativi alla Letteratura.

La Premessa è dedicata all’imprescindibile punto della motivazione grazie alla quale si può studiare con frutto sia la lingua italiana sia la letteratura, così come ogni altra cosa. Tale premessa costituisce una vera e propria novità sebbene essa sia principio fondamentale della pedagogia e del buon senso. Non si impara davvero, sanza lo ritenere, l’avere inteso (Dante, Canto V del Paradiso). E per trattenere in modo personale, profondo e duraturo quanto si comprende occorre che vi sia interesse e vi è interesse se si percepisce una corrispondenza fra sé e ciò che si studia. L’insegnante favorisce questo straordinario e raro incontro se, a sua volta, offre continuamente ragioni della sua scelta e mostra con il suo comportamento il rapporto personale che ha con la materia che insegna.  

Non si tratta solo di introdurre con un discorso iniziale la motivazione che può sorreggere l’apprendimento; senz’altro richiamarla può essere utile e appropriato, ma occorre mostrare, lungo tutto il percorso degli studi della scuola secondaria di secondo grado, la pertinenza di ciò che si studia con la vita della persona umana, in particolare di una persona che si sta formando e si apre alla complessità della realtà, come è quella di uno studente.

Questa sottolineatura è tanto più necessaria quando si parla delle materie cosiddette umanistiche che hanno appunto a che fare con il tesoro prezioso della nostra umanità chiamata a riconoscersi nel tempo, a perfezionarsi e a compiersi continuamente, anche grazie alla testimonianza e all’incontro con esperienze di umanità esemplari quali sono i classici.

Condivido profondamente l’idea espressa dalle Indicazioni nazionali che lo studio della lingua e della letteratura italiana si configuri come un incontro autentico e profondo fra il cuore di chi legge e il cuore dell’autore che ha scritto una determinata opera. La motivazione più convincente per leggere un libro è sentirsi in sintonia con quanto si legge riconoscendo la corrispondenza profonda con la nostra umanità, con le domande più profonde che agitano il cuore dell’uomo e che ci spingono, se siamo leali con noi stessi, a cercare risposte ultimamente esplicative dell’esistenza. Come mai Omero, Dante, Shakespeare, Manzoni, Dostoevskij parlano ancora oggi di noi e risultano, pertanto, nostri contemporanei? Lo sono perché i loro autori hanno intrapreso quest’opera di conoscenza di sé e della realtà e hanno preso sul serio la loro umanità. Quindi davvero la letteratura è incontro da cuore a cuore o come dice Elena Mazzola da soggetto a soggetto1 .

Da questo punto di vista sottoscrivo pienamente quanto afferma il professor Fighera (Cf I promessi sposi oggi: perché sono ancora un classico) a proposito de I promessi sposi, cioè, di quanto essi siano profondamente efficaci nella scoperta delle regioni più profonde dell’umano. Per questo, non spingerei così tanto – come invece fanno le Indicazioni – sull’ultimo Novecento e sui nostri giorni. Ci sono certamente ottimi libri che parlano del nostro presente, ma li lascerei all’ambito delle letture estive o, come previsto, alle ore dedicate alla lettura personale dello studente. Tra l’altro, essi sono di sovente inficiati dal pensiero unico diffuso da molti media e troppo immersi nella cronaca e nell’attualità.

Questo primo punto si lega all’importante sottolineatura della centralità dello studente che non è un contenuto da riempire ma una persona da coinvolgere nel lavoro che avviene insieme in classe. Le Indicazioni consigliano infatti modalità ‘piacevoli’, non intese come facilitazioni dello studio, della fatica e della ricerca, ma come scoperta della bellezza dell’imparare.

Un secondo principio pedagogico va evidenziato. È, infatti, merito delle Indicazioni avere riportato ogni questione di insegnamento della Lingua e della Letteratura italiana al suo nucleo epistemologico fondamentale: la lingua italiana è prima di tutto l’uso della lingua che precede, come dono originario che padri e madri fanno ai loro figli, l’analisi di essa nella Grammatica. Anche le più recenti acquisizioni della linguistica restano marginali nella riflessione sulla lingua da proporre agli studenti.

Del resto, la competenza principale che si richiede in uscita dal secondo ciclo di istruzione è la capacità di parlare e soprattutto scrivere correttamente. A tal proposito, la mia esperienza di docente mi conferma che la letteratura costituisce la miglior ‘palestra’ per esercitarsi nella scrittura. Per osmosi e nella familiarità con i classici, gli studenti imparano prima di tutto a pensare e poi a commentare le opere esemplari dei grandi del passato. Infatti, sa scrivere chi impara ad aprire la mente e il cuore all’esperienza dell’incontro con coloro che sono modelli di umanità. Per la stessa ragione, i classici ci aiutano a capire meglio come la lingua che parliamo sia una realtà viva, in trasformazione nel tempo e nello spazio pur rimanendo sempre lingua italiana, elemento imprescindibile dell’unità e dell’identità della nostra nazione.

Analogamente a quanto si dice per l’Italiano, la Letteratura è prima di tutto lettura e comprensione del significato globale dell’opera, della sua trama di relazioni interne e con il lettore. Pertanto i voluminosi ‘apparati’ che introducono il testo letterario sono da ridimensionare drasticamente altrimenti si rischia di arrivare alla lettura di esso ormai stanchi e demotivati dopo avere appreso una serie di conoscenze, spesso fini a se stesse, riguardanti ad esempio il contesto storico-politico-sociologico del periodo di riferimento, la biografia, la poetica, il pensiero, ecc…Occorre invece dare spazio all’incontro con il testo e favorirne la comprensione diretta da parte dello studente, per esempio, facilitando l’operazione della parafrasi almeno nel primo biennio. Anche le nozioni di narratologia, retorica, drammaturgia non hanno alcuna ragione di essere presentate come una nomenclatura di concetti astratti. Prendono vita invece incastonate in un’opera, unica e irripetibile, dove esse svolgono una precisa funzione e assumono un particolare significato che non sarà mai uguale se trasferite in un altro contesto.

Un terzo principio pedagogico rilevante nel processo di insegnamento e apprendimento della letteratura italiana è la necessità di cogliere il significato complessivo di un’opera. Certamente, lo studio della letteratura avviene di norma attraverso un’antologia di brani. Tuttavia, è bene che gli studenti siano abituati a leggere opere integrali e, laddove questo non è possibile, siano guidati a riconoscere il significato dell’intero, il messaggio profondo che un autore invia al lettore nella speranza che tale significato non solo sia compreso ma arricchito ulteriormente secondo il famoso principio latino: Scriptura crescit cum legente (San Gregorio Magno).

Fin qui alcuni spunti nati dalla lettura delle nuove Bozze di Indicazioni Nazionali che appaiono ampiamente positive per i principi evidenziati. Tuttavia, non mancano elementi di criticità che saranno considerati nella terza parte di questa analisi.

  1. Elena Mazzola, Soggetti che si incontrano. Come e perché insegnare letteratura oggi. Un metodo, Itaca, Castel Bolognese 2026. ↩︎
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Author: Maria Giovanna Fantoli

Fantoli Maria Giovanna è nata l’8 maggio 1959, a Novara, dove vive attualmente. Laureata in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e in Lettere moderne presso l’Università Statale della medesima città, ha conseguito il dottorato in Scienze Pedagogiche presso l’Università di Bergamo. Ha insegnato dal 1982 fino al 2021 nella scuola secondaria di secondo grado, dai Professionali ai Licei, facendo dell’insegnamento la propria vocazione. La sua storia professionale le ha permesso di approfondire la Didattica della Lingua e della Letteratura italiana e temi legati all’educazione e alla pedagogia. Ha collaborato con le riviste «Nuova Secondaria» e «Scuola e Didattica» e con il CQIA (Centro Qualità Insegnamento e Apprendimento) dell’Ateneo di Bergamo. È coautrice, insieme all’amica e collega professoressa Gelmi, di un’opera in dieci fascicoli (corredata di due guide per l’insegnante), intitolata La letteratura e la sua bellezza, pubblicata da Bonomo – Diesse e Le botteghe dell’insegnare, nel 2024. È autrice del romanzo, Stringi la mia vita. Storia di una crocerossina, edito da Bookabook, Milano 2022 e della biografia Il Nostromo. La traversata di Giorgio Ferro, edita da Ares, Milano 2024. Ha autopubblicato in Amazon la sua terza silloge di poesia, In bilico su un filo a un passo dal cielo, il romanzo Voci dalla memoria e, con la sorella Laura, una riflessione sulla vicenda della madre affetta da Alzheimer, Come sono belle le stelle. Storia di Adele e del suo Alzheimer. L’interesse più importante, oltre all’insegnamento, è la scrittura a cui si è da sempre dedicata nei suoi vari generi: filastrocche, poesie, racconti, romanzi, saggi, relazioni, recensioni, sceneggiature.

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