Said Mansour Rezk Abdelrazek si è convertito dall’islam al cristianesimo e per questo è stato accusato di terrorismo, torturato e appeso in croce in carcere in attesa di un processo farsa. Nel disinteresse dei governi occidentali, una volta considerati cristiani e civili.
Dialoganti, ecumenici e anime belle si ostinano a non fare i conti con la realtà: l’islam non è e non potrà mai essere compatibile con un Occidente forgiato sulla cultura, la filosofia e la religione cristiana, in cui si sono consolidati diritti sconosciuti alle altre culture. Come la libertà di religione.
Emblematico il caso dell’Egitto, stato comunemente considerato laico e nella cui Costituzione c’è pure un articolo che assicura la più assoluta libertà di credo, ma dove Said Mansour Rezk Abdelrazek è oggi duramente perseguitato per essersi convertito dall’islam al cristianesimo
L’odissea di Said ha inizio dopo aver reso pubblica sui social la sua conversione, in seguito alla quale ha dovuto subire un divorzio, l’allontanamento del figlioletto e una sorveglianza continua da parte della polizia. Per questo ha chiesto asilo in Russia dove non ha rinunciato a dire la verità sull’islam e a spiegare i motivi della sua conversione con dei post online che hanno però suscitato l’indignazione dei musulmani di quel paese.
Nonostante Said avesse i documenti dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati che attestavano il suo diritto alla protezione internazionale e al non respingimento in un paese in cui rischiava di subire persecuzioni è stato rispedito dai russi al mittente, trovando subito la prigione ad attenderlo e dove le autorità egiziane nel 2019 lo hanno tenuto in isolamento per circa dieci giorni, pressandolo affinché riconsiderasse la sua fede, monitorasse gli altri convertiti, dolorosamente rimosso una immagine cristiana che si era fatto tatuare e chiesto di cancellare i suoi account sui social media.
Le autorità lo hanno infine rilasciato con l’ordine di non parlare in pubblico né di fare proselitismo ma Said nel luglio 2025, è stato nuovamente incarcerato quando ha cercato di cambiare la sua appartenenza religiosa sul suo documento di identità e aver nuovamente parlato della sua fede online.
Adesso si trova in attesa di processo nel carcere di Badr, criticato da tempo dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani per la sua opacità, la mancanza di garanzie procedurali, la privazione dei diritti fondamentali degli imputati e dove la detenzione preventiva prolungata e l’accesso limitato agli avvocati sono pratiche comuni.
Dal momento che in Egitto l’apostasia dall’islam non è un reato formale l’accusa per Said Mansour Rezk Abdelrazek è adesso di appartenere a un “gruppo terroristico”, aver “diffuso notizie false” e “disprezzato l’Islam”. Nel frattempo organizzazioni come International Christian Concern e Coptic Solidarity denunciano torture e maltrattamenti con la privazione dei beni di prima necessità, tra cui cibo, vestiti e cure mediche; inoltre Said è stato appeso in una posizione che simula una crocifissione.
Said Mansour Rezk Abdelrazek sembra essere stato abbandonato al suo triste destino da tutti i paesi una volta considerati cristiani e civili, come l’Australia, alla quale nel Maggio 2024 è stata prtesentata domanda per un visto umanitario rimasta ancora senza risposta.
Secondo l’Istituto del Cairo per gli Studi sui Diritti Umani i provvedimenti contro Said Mansour Rezk Abdelrazek, cittadino egiziano convertito al cristianesimo, arbitrariamente detenuto al Cairo riflettono un modello persistente e allarmante di persecuzione religiosa in Egitto, e non soltanto in Egitto, contro gli individui che si convertono dall’Islam.
E tutto questo mentre qui da noi si aprono moschee e alti prelati augurano “buon Ramadam”.