L’atteso e l’accaduto
Quindici giorni fa l’attesissima risposta del tribunale al ricorso presentato dalla famiglia nel bosco. Ma cosa è successo?
A quanto sembrava di capire dalla stampa, apparsa intorno a metà Aprile, il 21 di questo mese si sarebbe dovuta avere una risposta da parte dei Giudici del Tribunale dei Minori de L’Aquila alla richiesta di ricongiungimento familiare già in precedenza depositata dallo Psichiatra di parte Tonino Cantelmi. Questa, si noti bene, concordava, in particolare nel punto più qualificante, con
la relazione e la Nota del Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’ASL di Lanciano-Vasto-Chieti (4 Febbraio 2026), servizio consultato dal Tribunale stesso. Una risposta c’è stata, ma a firma del Curatore legale, avvocato nominato dal Tribunale per seguire l’allontanamento dei minori della ‘Famiglia nel bosco’, il quale ha potere di concederla.
Come sottolineato negli scorsi giorni dai quotidiani, e specificato nel ricorso dei legali della Famiglia lo stesso 21 Aprile u. s., la Curatrice e la Tutrice hanno ignorato genitori, testimoni e gli stessi minori senza tenere conto, peraltro, delle perizie psichiatriche che si sono succedute nel tempo, mostrando un “pregiudizio” sul caso [Vedi QUI la notizia ANSA, riportata in modo pressocché uguale dai quotidiani]. Nel corsivo l’ Agenzia:
“La circostanza, di certo non casuale – scrivono i legali – che nessuno, tra tutrice е curatrice, citi e si soffermi sul rilievo della diagnosi resa dai neuropsichiatri, allarma, perché induce al sospetto che il pregiudizio prevalga sull’accertamento della verità e sui ruoli a ciascuno affidati”.
Il documento attacca frontalmente curatrice e tutrice accusate di una “vuota difesa ostruzionistica” e di aver riportato il falso nelle loro relazioni al Tribunale.
“È inaccettabile – scrivono – che nelle relazioni o nelle memorie” i racconti della separazione tra madre e figli – del 6 marzo scorso – escludano il dolore dei bimbi per evidenziare invece la “natura ostativa della madre”.
Le parole della Curatrice legale
Stando alle parole della Curatrice legale dei bimbi, Marika Bolognese, nella relazione al Tribunale, l’affidamento dei bambini ad uno, o a tutti e due i genitori, sarebbe una misura che diverge dalla necessaria prudenza: «La richiesta di immediato ricongiungimento familiare o, in subordine, di affido esclusivo al padre, appare, allo stato degli atti, del tutto destituita di fondamento clinico e giuridico».
Ora, che tale affidamento sul piano giuridico sia impossibile, stante l’attuale sentenza, appare chiaro, che però l’ affido ad uno o ad entrambi i genitori sia destituito di fondamento clinico è semplicemente errato proprio per le concordanti perizie sia di parte che del Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’ASL di Lanciano-Vasto-Chieti.
Il Servizio di Neurospichiatria Infantile dell’ASL Lanciano-Vasto-Chieti
Ma rivediamo come il Servizio di Neurospichiatria Infantile dell’ASL così si esprimeva già nella Nota del 4 Febbraio 2026:
“Nel documento rimesso all’ente d’ambito sociale che ha richiesto una nostra perizia – spiega lo specialista dr. Riccardo Alessandrelli, responsabile del Servizio di neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti – abbiamo indicato un percorso complessivo da intraprendere, sicuramente in seno alla famiglia, ma che sia rispettoso dello sviluppo e delle esigenze dei bambini. Che tenga quindi conto:
-del desiderio di socialità degli stessi e relazione con i pari, ampiamente manifestati;
-della necessità di seguire un programma di istruzione e formazione nei luoghi preposti e organizzato secondo i principi dell’istituzione scolastica;
-dell’obbligo di essere inseriti nel Servizio Sanitario Nazionale seguiti da un pediatra che ne verifichi condizioni di salute, crescita, sviluppo e in regola con le vaccinazioni obbligatorie previste per la popolazione da zero a 16 anni.
In definitiva la nostra valutazione definisce un percorso fatto di principi e comportamenti che regolano il nostro Paese, e garantiscono ai bambini condizioni di vita che ne assicurano una crescita sana sotto il profilo psichico e fisico. Ovviamente i genitori, che rappresentano un punto di riferimento importante, non possono che avere un ruolo attivo in tutto questo processo di inserimento dentro un sistema che non è una sovrastruttura, né una gabbia. È una cornice che definisce il vivere sociale, di bambini e adulti”.
Forza della “Nota”
Fin qui quanto diceva, in modo molto chiaro, non fraintendibile, la Nota. Mi sembrano salienti i passaggi in cui il neuropsichiatra infantile, e dunque non solo lo psichiatra di parte Cantelmi, afferma che “abbiamo indicato un percorso complessivo da intraprendere, sicuramente in seno alla famiglia, ma che sia rispettoso dello sviluppo e delle esigenze dei bambini,
quali …
“[il] desiderio di socialità degli stessi e relazione con i pari, ampiamente manifestati;
–[la] necessità di seguire un programma di istruzione e formazione nei luoghi preposti e organizzato secondo i principi dell’istituzione scolastica;
–[l’] obbligo di essere inseriti nel Servizio Sanitario Nazionale seguiti da un pediatra etc … etc …
Ovviamente i genitori, che rappresentano un punto di riferimento importante, non possono che avere un ruolo attivo in tutto questo processo …“
Speranza e realtà
A questo punto, possiamo affermare: ben venga lo sforzo di quei parlamentari che stanno promuovendo un’ulteriore proposta di legge che riformi il protocollo dei tribunali in questo genere di procedimenti inserendo una commissione mista di legali, giudici e specialisti in campo psicologico e neuropsichiatrico; là dove sembra che a decidere delle vite siano norme, avvocati, giudici, mentre le indicazioni di psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri possono essere facilmente ignorate, fino a scrivere, nero su bianco che “La richiesta di immediato ricongiungimento familiare o, in subordine di affido esclusivo al padre appare, allo stato degli atti, del tutto destituita di fondamento clinico […]”.
E ancora il 28 Aprile, Virgilio.it ha dovuto titolare così:
“Famiglia nel bosco, perizia psichiatrica conferma incapacità genitoriale di Nathan e Catherine” (QUI)
E cito:
L’attesa perizia firmata dalla psicologa Simona Ceccoli è stata depositata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila e conferma l’incapacità genitoriale della coppia anglo-australiana. Nei colloqui i due hanno mostrato “competenze inadeguate”, si legge nel documento, che si conclude con il parere negativo della consulente del tribunale al ricongiungimento dei tre bambini con i genitori. Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente della famiglia, ha parlato di “elaborato tanto logorroico quanto incosistente […]
Secondo l’esperta, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno mostrato competenze inadeguate e fragilità profonde che hanno portato a una “immaturità neuropsicologica” dei tre bambini.
Nei genitori della famiglia nel bosco non mancano determinazione ed energia, ma “hanno tratti di personalità che potrebbero incidere sulle capacità genitoriali in funzione dei bisogni evolutivi dei minori”.
Nei colloqui avuti con la psicologa, riferisce Repubblica, i genitori hanno mostrato “competenze attualmente inadeguate“, seppur “suscettibili di recupero”. La perizia si chiude con un parere negativo alla riunificazione familiare: “La richiesta di immediato ricongiungimento familiare o di affido esclusivo al padre appare priva di fondamento clinico e giuridico”..” (Virgilio.it 28.04.2026 – QUI).
I bambini dovranno rimanere nella struttura di Vasto (Chieti), percorso di accompagnamento graduale per i genitori … “supporto psico-educativo” per i genitori che dovrebbero trasferirsi nella casa offerta dal comune … periodo di osservazione e la graduale estensione degli incontri tra genitori e figli, anche fuori dalla casa famiglia … fino al ricongiungimento, salvo controindicazioni che potrebbero sorgere in itinere, affiancato da affiancato da un “intervento educativo domiciliare”…
E no, non è così, perché il fondamento clinico, che dovremmo comunque riconoscere a priori, ora si fa sempre più grave ed imperioso.
Mentre nella loro casa, per quanto imperfetta, i bambini non avevano subito alcun trauma, nella comunità, per l’assenza di una normale presenza dei genitori, fuori del loro contesto abitativo, sociale e socializzante, di traumi ne stanno subendo fin dall’inizio, e direi, almeno da cinque mesi … senza contare la fase di indagini precedenti, che avrà potuto ben anche produrre uno stato diffuso d’ansia all’interno della famiglia.
A questo punto almeno alcune domande urgono:
- Come mai, a parte i quotidiani che pressocché hanno ripreso la fonte ANSA del 21 Aprile, i TG nei giorni successivi al 21 Aprile, e per circa una settimana, sono rimaste sostanzialmente in silenzio? Sono passati più di dieci giorni e solo ultimamente alcune televisioni hanno riaperto il discorso, ma quasi nulla nei TG.
- Cosa l’ha stranamente suggerito, oppure, i giornalisti non hanno trovata significativa la risposta della CTU (ovvero l’avvocato Curatore Tecnico d’Ufficio) e della psicologa incaricata dal Tribunale, che con quella relazione dimostrerebbe una preparazione specialistica d’altri tempi, se fossero vere quelle parole del Dr. Tonino Cantelmi1, circa il verdetto della CTU?
- Dare risposta a queste domande è molto rilevante, perché la risposta del CTU certamente ha causato nei genitori un forte turbamento e non meno nei bambini, uno dei quali, piangendo, ha chiesto alla psicologa di parte ed alla CTU: “Fatemi tornare a casa!”. Queste sono sì importantissime notizie che non possono scivolare quasi nel generale silenzio.
- Sicuramente, l’avvicendamento, per scaduto incarico di otto anni del Presidente del Tribunale dei Minori, della giudice Orlandi al posto della Presidente Cecilia Angrisano, avvenuta il 13 Aprile 2026 (Ansa QUI) non ha agevolato per i tempi ristretti. Non sappiamo nemmeno quale sia stato l’esito dell’ispezione attuata dal Ministero della Giustizia, esito che attendiamo di conoscere.
- E ci chiediamo … Qual è l’esito dell’ispezione voluta dal Ministero della Giustizia?
- Ma tra difficoltà oggettive della situazione da esaminare e accompagnare … interpretazioni delle situazioni a motivo di leggi e di sensibilità culturali diverse … e tempi rallentati per il succedersi negli incarichi istituzionali, il risultato è che bambini un tempo sereni, ora non lo sono più; genitori amorevoli si sentono defraudati della loro responsabilità genitoriale ed offesi e milioni di cittadini sembrano fidarsi sempre meno di istituzioni e tribunali.
Dopotutto, domani è un altro giorno
Non sappiamo come si evolverà la situazione ed in quali tempi, ma mi auguro che i mezzi di informazione, anziché ripetere spesso le stesse notizie, quasi in una infinita telenovela telecomandata, -come più volte accaduto nel dare notizia della crpnaca-, si soffermino in futuro sulle notizie che sottolineano ‘veri sviluppi’, perché questo non ci sembra sia abbastanza successo nel caso del 21 Aprile u. s. Non era una non notizia quella del 21 Aprile c.a., bensì, non è stata data sufficiente notizia del perché di un ennesimo motivo di sofferenza per questa famiglia, e non v’è stata una riflessione che ricercase le cause dell’ultima decisione del CTU.
“Dopotutto, domani è un altro giorno … “ esclamava Vivien Leigh, impersonando, in Via col Vento, Rossella O’Hara, ma non pare che la storia finì troppo bene.
FONTI
–Famiglia del bosco: il ricorso, ignorati genitori e perizie psichiatriche (QUI) di ANSA del 21 Aprile 2026
-I legali della famiglia dei “bimbi del bosco” presentano ricorso al Tribunale dei Minorenni dell’Aquila per il ricongiungimento, denunciano pregiudizi e omissioni nelle relazioni (QUI) Da Il Capoluogo.it del 21 Aprile 2026
–Famiglia nel bosco, uno dei bimbi in lacrime durante la consulenza tecnica: “Voglio tornare a casa” 2026 su Virgilio.it (QUI) Di Claudio Carollo 21 Aprile 2026
NOTE
Puntate precedenti
Cosa ha fatto la famiglia del Bosco alla sinistra?