Retorica e amnesie: ecco il 25 Aprile,

Quella che dovrebbe essere una festa capace di unire gli italiani è diventata motivo di polemica e propaganda per alcuni, una occasione di scampagnate per altri, stufi della vuota retorica che aleggia ormai da decenni sulla ricorrenza. Occasione mancata per pensare alla propria identità e a quella cultura che ha reso l’Italia grande nel Mondo.

Strano paese l’Italia, che di un conflitto tragicamente perso, l’inizio di una guerra civile e il principio di una sudditanza che ancora grava sulle sue spalle ne ha fatto una festa nazionale.

Oggi, 25 Aprile 2026 si celebra infatti la liberazione dall’occupazione nazionalsocialista e la fine di una disastrosa guerra mondiale che ha segnato il definitivo declino dell’Europa; ricorrenza che sarà vissuta nell’indifferenza dai più, che ormai si sono stufati della vacua retorica che circonda l’evento e della strumentalizzazione di una parte politica che per legittimare sé stessa come unica compagine veramente “democratica” e coprire le nefandezze rivoluzionarie compiute col pretesto della lotta partigiana, ha di fatto monopolizzato la Resistenza, silenziando chi pur lontano dall’ideale socialcomunista ha comunque versato il proprio sangue e patito sofferenze in nome dell’Italia, della sua dignità e indipendenza.

Le vicende che hanno riguardato tutti gli italiani, dall’8 Settembre 1943 al 25 Aprile 1945 hanno mostrato al mondo la grandezza e la dignità di un popolo che dopo aver compiuto fino in fondo il proprio dovere in una guerra sciagurata, pur travolto dagli eventi ha conservato la propria dignità.

Dopo l’armistizio alcuni hanno deciso di mantener fede alla parola data scegliendo di continuare a combattere accanto all’originario alleato, pur sapendo che la guerra era perduta e questo a detta di molti è un fatto forse unico nella storia. Altri, invece, animati dallo stesso amor di patria si sono opposti all’occupazione nazista con le armi, Altri ancora hanno scelto di patire fino in fondo la loro prigionia nei lager tedeschi pur di non collaborare con gli occupanti e la Repubblica fantoccio del Nord; ciò senza avere la pur minima protezione delle convenzioni internazionali in quanto considerati dei “traditori” anziché prigionieri di guerra.

E poi ci sono stati italiani che obbedendo ancora una volta al Re hanno combattuto con coraggio e sacrificio dapprima nel Gruppo di combattimento e poi nel Corpo italiano di Liberazione del Regio esercito.

Il resto degli italiani, che taluni con un certo disprezzo hanno descritto come opportunisti rimasti alla finestra a guardare, hanno a loro volta sopportato la violenza e l’umiliazione tedesca poi quella alleata, assieme alla fame e alla miseria in cui il conflitto aveva ridotto la nazione senza che questo nei più facesse perdere la propria umanità. Lo sanno i soldati di entrambe le parti che hanno trovato aiuto e solidarietà presso la popolazione e gli ebrei che sono stati salvati dalla deportazione grazie soprattutto ai sacerdoti e ai parrocchiani che li hanno nascosti, protetti e nutriti.

Per tutti questi motivi il 25 Aprile anziché il giorno della polemica, dell’indifferenza e della retorica dovrebbe essere un giorno dedicato alla memoria e al recupero di quel che l’Italia è stata e che non è più. Di quello che abbiamo perso in dignità e umanità dopo ottant’anni di sudditanza a ideologie e modelli che con l’Italia, forgiata e modellata dalla cultura cattolica, non hanno nulla a che fare ma che ci hanno resti la massa informe, egoista e nichilista di oggi; completamente incapace di difendere quel po’ che rimane della propria identità e cultura che l’hanno resa grande nel Mondo.

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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