Preambolo: l’importanza di un giuramento e di una promessa
‘Giuro di dire tutta la verità, nient’altro che la verità’. Conosciamo la formula pronunciata da coloro che sono chiamati a testimoniare durante un processo. Nell’attuale ordinamento giuridico italiano, alcune espressioni di origine religiosa sono state sostituite con espressioni meno solenni e
espressioni meno solenni e sacre a partire dallo stesso verbo giurare che è diventato un più debole ‘mi impegno’. Conosciamo altresì come la professione medica preveda, prima del suo esercizio, il rispetto di un codice deontologico molto serio e di grande responsabilità il cui modello più antico è il giuramento di Ippocrate1.
In Italia, gli stessi nostri ministri e il capo del governo allorché si insediano nelle loro funzioni compiono un giuramento solenne nelle mani del Presidente della Repubblica: ‘Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione’. Analoga formula – ignorata dai più – è prevista per i magistrati e per gli avvocati.
Anche i giornalisti e gli operatori nell’ambito dei media e della comunicazione fanno riferimento a un codice deontologico il cui primo articolo stabilisce di ‘contemperare i diritti della persona con il diritto dei cittadini all’informazione e alla libertà di stampa’. Uno dei più importanti di questi diritti è il rispetto della verità.
Al di fuori di queste categorie professionali vige per tutti – in qualunque situazione siano, qualunque professione svolgano – il diritto/dovere della verità. L’ottavo comandamento, non dire falsa testimonianza, porta fino al livello profondo della coscienza tale necessità morale di servire il vero. Manzoni, prima della conversione, attribuisce a Carlo Imbonati il seguente solenne consiglio: il santo Vero/
Mai non tradir: né proferir mai verbo,/Che plauda al vizio, o la virtù derida. (In morte di Carlo Imbonati, vv. 213-215).
Gli slogan a sostegno del no sono falsi
Questo lungo preambolo serve a chiarire da quale punto di vista mi pongo per commentare a distanza di una settimana di tempo il risultato del referendum elettorale.
Confesso di non avere fatto un’indagine su questo punto, ma credo che la professione politica non comporti alcun giuramento di fedeltà alla verità ma che essa sia invece molto vicina al gioco delle carte dove è prevista anche la possibilità di barare e di dissimulare, o, per meglio dire, chiamando le cose con il loro nome, la possibilità di mentire e di spacciare per verità il suo opposto, cioè, la menzogna. Non sembra importante che cosa si stia dicendo, ma come lo si stia dicendo, soprattutto se ripetuto a oltranza, con convinzione e da un grande numero di persone. I più seri e autentici uomini politici si limitano a pronunciare le loro promesse elettorali e poi cercano di attuarle. La presidente del Consiglio attuale, onorevole Giorgia Meloni, con la riforma della giustizia non ha fatto altro che incominciare a mettere mano a una promessa elettorale.
Proviamo invece ad analizzare i più diffusi manifesti elettorali di coloro che hanno vinto e di cui di seguito riporto le foto. Cito alcuni slogan ricorrenti: Vota no ai pieni poteri, oppure, Vota no a una giustizia debole con i forti e forte con i deboli; oppure Vota no. Quando la politica vuole controllare la giustizia, ecc.…
Ho spulciato con attenzione gli articoli oggetto della riforma e non ho trovato nel testo nulla che possa dare adito ad affermazioni di questo genere, anzi, a leggere con onestà intellettuale si sarebbe letto piuttosto l’intento di rendere ancora più indipendente e autonoma la magistratura. Se infatti la competenza in materia disciplinare sarebbe stata tolta ai due CSM, istituiti a seguito della separazione delle carriere, tale competenza sarebbe comunque stata attribuita a un’Alta Corte composta dalla maggioranza di membri togati, come del resto sarebbe avvenuto per la componente togata presente nei CSM.
Dunque, i manifesti elettorali e di conseguenza i discorsi costruiti su tali slogan risultavano ieri come oggi falsi. Falso che fosse a rischio la Costituzione, falso che si sarebbero attribuiti i pieni poteri all’esecutivo. Eppure, i no hanno avuto la meglio. Non si trattava evidentemente del merito della questione, ma di parlare agli Italiani facendo leva su altro che poco o nulla aveva a che fare con l’oggetto della questione. In effetti, argomentando con alcuni sostenitori del no, emergeva che il problema era davvero diverso dal quesito referendario: la pensione sempre uguale o diminuita, l’aumento della benzina, le guerre, lo sconvolgimento globale, ecc. ecc… In sostanza, occorreva trovare un ‘finto problema’ (il pericolo che correva la democrazia) per convogliare un malessere derivante da altre questioni di cui, tra l’altro, il meno responsabile è proprio il governo attuale.
Questo modo di essere politici e di fare politica personalmente mi preoccupa molto poiché si nega ai cittadini l’accesso a sapere come stanno le cose e la possibilità di spiegare loro che possiamo ritrovare la coesione sociale in nome del bene comune che non coincide con interessi di parte (pur legittimi) o meramente egoistici (un tornaconto individuale).
Una condanna per la nostra società: la coazione a ripetere la divisione fra fascisti e antifascisti
Sono nata dopo la metà del secolo scorso e non ho vissuto i primi anni del secondo dopoguerra, ma, da quando ho avuto contezza della realtà e di me stessa mi sono sempre scontrata con la divisione in fascisti e antifascisti. Tranne alcuni tentativi come il famoso ‘compromesso storico’ tra due statisti come Enrico Berlinguer e Aldo Moro, la storia e la cronaca politica italiana non sono mai andate oltre questa divisione. La consapevolezza di essere una nazione e di operare per il bene di tutti non si traduce mai nel riconoscimento da parte dell’opposizione di sostenere l’operato del governo e, viceversa, da parte del governo di accogliere proposte dell’opposizione. Non si intravvedono all’orizzonte obiettivi comuni. Incominciare a ‘liberare’ la magistratura dalle correnti politicizzate poteva essere uno di questi obiettivi grazie al meccanismo del sorteggio (pur con tutti i limiti) e proprio riconoscendo alle toghe la responsabilità maggiore nei due CSM e nell’Alta Corte.
Continuo a sperare il momento in cui la società italiana, e quindi la politica che ne è espressione, possa crescere e adottare un livello più alto di azione, capace di bandire gli strumenti violenti di opposizione quali la menzogna, la violenza delle parole e dei gesti, l’insulto, il pregiudizio ideologico e questa condanna della divisione in fascisti e antifascisti – in una continua coazione a ripetere – che ci perseguita da oltre settant’anni.
La storia dimostra che i peggiori regimi totalitari si sono realizzati (e alcuni sono assai attivi anche oggi) sulla base tanto delle teorie di destra quanto quelle di sinistra, sia che si metta al centro il mito della razza sia quello dell’uguaglianza economica. Purtroppo, credo che tutti noi soffriamo di un Alzheimer collettivo. Come è noto, tale terribile malattia non colpisce la memoria a lungo termine, ma quella breve. È inoltre anche una memoria selettiva perché ricorda solo ciò che sembra dar ragione ai motivi per cui ci lamentiamo e cancella ciò che mostra quanto questi motivi siano talora meschini e ridotti. Non ricordiamo più, ad esempio, gli ultimi sei anni, durante e dopo la pandemia; non ricordiamo gli errori compiuti, le scelte sbagliate e i loro responsabili e, viceversa, abbiamo dimenticato coloro che hanno mostrato la parte migliore di noi. Prego Dio che possiamo ritrovare solidarietà e stima reciproca prima che intervengano eventi più tragici e più grandi delle nostre misere dispute e ci costringano a ritrovare l’amore alla verità senza della quale non si può avere né pace né giustizia.
- In realtà, ormai, in Italia, il Giuramento di Ippocrate è sostituito da un codice deontologico che modifica alle fondamenta il giuramento che risaliva al V-IV secolo a.C. Giuramento vetusto, ma per nulla inattuale. Nel codice deontologico, non pronunciato più obbligatoriamente, compare ancora il riferimento ad “attenersi ai principi morali di umanità e solidarietà” … “nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona” il che però implica l’accoglienza di aborto e eutanasia (Cf ADDIO A GIURAMENTO IPPOCRATE, ECCO NUOVO CODICE MEDICI BOZZA COMITATO NAZIONALE FNOMCEO AL VAGLIO DI ORDINI PROVINCIALI in Fed/Adnkronos Salute QUI). Prevale l’obbligo “ad adeguarsi alle più aggiornate evidenze scientifiche” come innovazione più qualificante. Il Codice riportato da FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), è attualmente la versione del 2014, con aggiornamenti specifici e linee guida in continua evoluzione. Il Codice deontologico è entrato in vigore nel 2014 (Cf Codice di Deontologia Medica tra novità e criticità https://portale.fnomceo.it/codice-di-deontologia-medica-tra-novita-e-criticita/ 20-SET-13 11:29 ↩︎
Views: 90


