Una lettura per liberarci dal brutto vizio dell’autodenigrazione e dell’autodiffamazione nazionale. A forza di dirci che ogni cosa approssimativa se non truffaldina è «all’italiana», che «non c’è niente da fare, tanto siamo in Italia»; e che «solo in Italia può succedere che…», ci siamo dimenticati le nostre innumerevoli virtù. Ma grazie a Rassegna Stampa, del Centro cattolico di documentazione di Marina di Pisa un libro (scaricabile gratuitamente) ci ricorda finalmente le ragioni tornare ad essere giustamente fieri di essere italiani
Noi italiani abbiamo il bruttissimo vizio di autodenigrarci a causa di un quantomai inopportuno complesso di inferiorità. A sentirci parlare – e soprattutto a sentire parlare certi personaggi con arie da intellettuali – sembra che nella nostra Penisola si concentrino tutti i mali e i vizi del mondo.
Molto dipende dalla nostra ignoranza. Se fossimo meglio informati su quel che avviene dall’altra parte delle Alpi, in quello che ancora ci ostiniamo a considerare il “mondo civile”, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate nel costatare quanto “gli altri” sono ottusi, viziosi, talvolta stupidi e raffazzonati nella gestione delle loro cose pubbliche e private.
Moltissimo dipende dal fatto che da almeno cinque secoli siamo il bersaglio di un mondo anglosassone e soprattutto protestante che da Lutero in poi ha dipinto l’Italia cattolica e papalina come rozza, arretrata, ricettacolo di ogni nequizia.
Come se non bastasse i nemici del Papa e della Chiesa – e quindi dell’Italia intera, la cui colpa è essere sede del successore di Pietro, – hanno trovato ossequiosi collaborazionisti anche in casa nostra. Dapprima i simpatizzanti degli “illuminati” giacobini, che con l’invasione napoleonica hanno sperato di esportare qui la Rivoluzione. Poi i risorgimentali, che in combutta con Londra e la Massoneria hanno sognato – e realizzato – una Italia finalmente unita si, ma nell’anticlericalismo, provando “fare gli italiani”; ovvero a renderli simili o uguali alle masse protestantizzate del Nord Europa.
Il fascismo voleva invece trasformare l’insignificante Regno d’Italia in una potenza capace di stare accanto alle altre con pari dignità; ma, ahinoi, ha ottenuto il contrario, trasformandoci dopo una guerra disastrosamente persa in quello che già eravamo: una colonia britannica, con l’aggravante che oltre della “perfida Albione” siamo diventati sudditi anche dello Zio Sam e raccolto l’imperituro disprezzo di ex nemici ed ex alleati.
Dopo la sconfitta e l’umiliazione è arrivata la Repubblica, ma la musica è la stessa, se non peggio. Quella contro l’Italia e gli italiani è una diffamazione che ha fatto fortuna, sino al punto di convincere gli stessi diffamati. Scorrete i giornali di ogni tendenza e avrete quotidiana conferma che l’autodiffamazione nazionale (praticata, senza eccezioni né limiti, da quasi tutti, per una volta unanimi) sempre si accompagna all’esplicita o almeno implicita nostalgia di una Riforma mancata, ancora al complesso di inferiorità verso una mitica Europa nordica e di tradizione protestante, considerata come modello cui tendere.
Ben venga dunque il libro di Rino Cammilleri Elogio degli italiani col quale rimettere un po’ le cose a posto e alla fine del quale poter dire, con cognizione di causa: «Sono italiano, grazie a Dio»
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