A margine del dibattito sul referendum confermativo (terza parte)

A questo punto, prima di concludere questa disamina sul dibattito in corso relativo al referendum dei prossimi 22 e 23 marzo, rimane da porre l’altra domanda: qual è lo scopo ultimo di questa riforma? Ai sostenitori del sì,

in parte trasversali agli schieramenti politici, pare che la magistratura non solo sia un organo indipendente e autonomo ma addirittura un potere che condiziona la vita politica e si schiera contro gli uomini politici che diventano bersagli da fermare e colpire come dimostrerebbero casi recenti (si veda il caso Palamara).

I sostenitori del no hanno il timore di ingerenze dell’esecutivo sulla magistratura e temono soprattutto di perdere le correnti interne che si sono cristallizzate nel tempo e hanno assunto un forte potere. Con il sorteggio esse non avrebbero molto senso.

Fin qui motivazioni e argomentazioni. Tuttavia, poiché la persona è un intero in cui agiscono facoltà diverse, sensibilità, pregiudizi, interessi egoistici o di parte, ecc., il voto risulta influenzato da tanti fattori, alcuni dei quali capaci di ridurre l’uso della ragionevolezza e del buon senso.

Per farmi capire, utilizzo l’esempio che don Luigi Giussani indica quando parla della moralità della persona. Essa è definita come capacità di amare la verità di una cosa più della propria opinione su di essa. Nel capitolo terzo del suo libro Il senso religioso egli parla di Pasteur e della scoperta dei microorganismi in medicina. “Gli ultimi a riconoscere la validità scientifica degli esperimenti di Pasteur sono stati i docenti della Sorbona che facevano parte della Accademia delle Scienze di Parigi. Per questi professori ammettere quello che sosteneva Pasteur significava il giorno dopo salire in cattedra e riconoscere di dover cambiare molto. Ne andavano di mezzo orgoglio, fama, denaro” .

Trasferendo questo esempio alla questione del referendum, pur con le dovute precauzioni di un contesto differente, mi chiedo se la magistratura, nella figura del presidente dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati), abbia timore di ben altro, di qualcosa che va oltre il dettato della riforma, a mio avviso, assolutamente asettica nella sua oggettività.

Analogamente, fra i sostenitori del no osservo atteggiamenti dettati dalla paura del governo di centro-destra equiparato, nell’immaginario di molti, a un governo di impronta pseudo dittatoriale quando non fascista. Questa stessa cosa era avvenuta nel 2022 allorché si votò per le politiche. Da allora, il livore e l’odio politico hanno dettato la linea di diverse prese di posizione più o meno latenti.

Il senso di questa riflessione è dunque quello di riportare la discussione sui binari della verità della cosa: una legge di riforma costituzionale, come altre ci sono state, che non togliendo nulla all’indipendenza e all’autonomia della magistratura, indica in quale direzione intervenire per migliorare un sistema che certamente non è perfetto. Il punto di inizio è il tentativo di ridurre il potere delle correnti e di ricordare ai magistrati che il loro primo compito è di applicare le leggi e che esiste la responsabilità da assumersi in occasione di errori e illeciti. Se le norme approvate dal governo non trovano il consenso di molti giudici, essi, in qualità di cittadini, esprimeranno il loro parere con il loro voto nelle urne al termine della legislatura.

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Author: Maria Giovanna Fantoli

Fantoli Maria Giovanna è nata l’8 maggio 1959, a Novara, dove vive attualmente. Laureata in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e in Lettere moderne presso l’Università Statale della medesima città, ha conseguito il dottorato in Scienze Pedagogiche presso l’Università di Bergamo. Ha insegnato dal 1982 fino al 2021 nella scuola secondaria di secondo grado, dai Professionali ai Licei, facendo dell’insegnamento la propria vocazione. La sua storia professionale le ha permesso di approfondire la Didattica della Lingua e della Letteratura italiana e temi legati all’educazione e alla pedagogia. Ha collaborato con le riviste «Nuova Secondaria» e «Scuola e Didattica» e con il CQIA (Centro Qualità Insegnamento e Apprendimento) dell’Ateneo di Bergamo. È coautrice, insieme all’amica e collega professoressa Gelmi, di un’opera in dieci fascicoli (corredata di due guide per l’insegnante), intitolata La letteratura e la sua bellezza, pubblicata da Bonomo – Diesse e Le botteghe dell’insegnare, nel 2024. È autrice del romanzo, Stringi la mia vita. Storia di una crocerossina, edito da Bookabook, Milano 2022 e della biografia Il Nostromo. La traversata di Giorgio Ferro, edita da Ares, Milano 2024. Ha autopubblicato in Amazon la sua terza silloge di poesia, In bilico su un filo a un passo dal cielo, il romanzo Voci dalla memoria e, con la sorella Laura, una riflessione sulla vicenda della madre affetta da Alzheimer, Come sono belle le stelle. Storia di Adele e del suo Alzheimer. L’interesse più importante, oltre all’insegnamento, è la scrittura a cui si è da sempre dedicata nei suoi vari generi: filastrocche, poesie, racconti, romanzi, saggi, relazioni, recensioni, sceneggiature.

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