
ultima localizzazione Mercato antiquario, Brescia 1998
Cari Lettori,
mentre la stampa e la ‘rete’ sempre più ci parlano di infedeltà di sacerdoti, religiosi e religiose alla vita consacrata al Signore, e si moltiplicano le parole di ‘indignazione’ per il comportamento, in molti casi, evidentemente riprovevole, mi ricordo quella Parola del Signore che venne sulla terra, -proprio in questi giorni di Natale-, per dire:
«12 … Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti, non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Queste parole sono così importanti da trovarsi nei Vangeli là dove si parla della vocazione di Matteo (Mt 9, 12-13; Mc 2, 13-17; Lc 2, 27-32), un peccatore pubblico molto odiato, che approfittava della sua
posizione di esattore delle tasse raccolte a favore dei Romani occupanti, tradendo doppiamente il suo popolo: serviva coloro che profanavano la terra e il popolo donato da Dio, e approfittava per arricchirsi in modo indebito. Ora, Gesù venne riprovato dai Farisei perché sedeva a tavola a fianco di persone del genere, rendendosi impuro, lui che era un rabbi e avrebbe dovuto dare l’esempio.
Ma Gesù disse:
«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti, non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
È chiaro che, se si volesse stabilire un paragone preciso, si dovrebbero confrontare non Matteo e Gesù, ma Matteo e i Farisei che Gesù accusava di infedeltà; ma qui preme osservare che Gesù sottolineò in quella grave circostanza non il peccato di Matteo, che gli era noto e non approvava, ma il bisogno di Matteo di essere chiamato a Salvezza.
Ora, non mi stupisco che i giornalisti, davanti a situazioni di scandalo cerchino testimonianze di sdegno, ma dovremmo guardare oltre.
Gesù è venuto per i peccatori e non per i giusti. E tra chi dovremmo collocare quei sacerdoti, religiosi e religiose, che tradiscono la missione ricevuta da Dio, provocando gravi sofferenze quando, per di più, coinvolgono in gravi peccati altre persone, in specie se più deboli, come i minorenni?
Non li collocheremmo, a ben vedere, tra i peccatori, tra i malati che hanno bisogno del medico? E Giuda non godette della vicinanza del Signore fino all’ultimo, a pochi minuti prima che venisse perpetrato il più grave tradimento e inganno della storia, in quanto di valore infinito, perché diretto alla Persona divina di Gesù?
Ma Gesù disse:
«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti, non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Proprio San Francesco, che vedeva nei sacerdoti poverelli di questo mondo, ovvero nei sac erdoti che davano scandalo, sempre e comunque i dispensatori della Salvezza, cosa faceva? Andava da loro a confessarsi e accusava come propri i loro peccati e, così, ne otteneva la conversione. Questo è il Vangelo!
Ebbene, quando a Settembre lessi in rete questa semplice testimonianza di un religioso francescano dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Padre Giancarlo … mi piacque molto perché è una risposta assai semplice e vera a quanti si ‘indignano’, dimenticando che Gesù non nacque per indignarsi-
Questa testimonianza potrà essere di aiuto a noi per cogliere qualcosa delle prove che un consacrato affronta nella vita e ai consacrati perché vedano in essa un sostegno in quei momenti in cui la vocazione potrebbe sembrare più un peso che una gioia. Ancora Gesù chiede, a noi e a loro:
Mi ami tu? Chiese il Signore a Pietro. – Lo sai che ti amo …
Pietro, dopo queste parole, per di più reiterate, anche lui tradì in modo infinito il Signore, non meno di quel sacerdote o religioso, che tradisce una pecorella di Dio, trasformandola in oggetto, anziché amarla nella purezza e nella carità di pastore e non meno di quel genitore, o zio, o cugino, o sconosciuto, che tradiscono l’innocenza di uno di questi ‘piccoli’.
Ringraziamo Padre Giancarlo Paris, nato a Telgate (Bg) l’11 Giugno 1960, frate Minore Conventuale della Provincia religiosa di Padova. Ora Guardiano presso il convento del Villaggio sant’Antonio di Noventa Padovana, è stato per diversi anni rettore dei postulanti e cura con solerzia la formazione spirituale dei fedeli anche pubblicando libri di notevole interesse, come Carlo Acutis, il discepolo prediletto (Messaggero); Pregare san Giuseppe. Il grande silenzioso (EMP), Rosario. Meditazioni dalla Gaudete et exsultate di papa Francesco(Messaggero); Luciano Bottan. Santità con il sorriso sulle labbra (Messaggero) e via dicendo.
E ringraziamo tanti altri sacerdoti, religiosi e religiose perché, davanti ad ogni tipo di tentazione (prova), hanno saputo rispondere ancora: Sì, Amen! Preghiamo sempre per loro perché vivano la virtù della perseveranza e perché anche noi restiamo sempre fedeli alla vocazione che il Signore ci ha donato.
Il grazie di Padre Giancarlo Paris per il suo “25mo di professione”
4 settembre 1997. Professione semplice alla Basilica del Santo dopo l’anno di noviziato.
Avevo le stampelle perché due settimane prima, durante una partita di pallavolo tra novizi avevo saltato appoggiando il piede destro su quello di un confratello: rottura del metacarpo. Gambaletto di gesso e stampelle. La notte precedente mi ero alzato per andare a provare in Basilica per vedere se appoggiare prima il piede o prima le stampelle sul tappeto in presbiterio, per essere sicuro che non si sarebbe spostato causando una ennesima caduta, questa volta comica. Ero molto emozionato, naturalmente, mi sarebbe stata consegnata la tonaca con il cingolo con i tre nodi. I voti sarebbero stati professati ed il desiderio portato con timore e tremore per alcuni anni, si sarebbe finalmente realizzato. Ho capito che la professione con le stampelle era un messaggio per dirmi che sarei stato un frate “zoppicante” fragile, debole, che aveva bisogno di reggere la propria vocazione non sulle proprie forze. La funzione filò via liscia. Poi ci trovammo nel chiostro del noviziato per il rinfresco e gli auguri. C’erano mia madre, mia sorella e mio cognato, mia nipote e molte altre persone. Ad un certo punto, nel mezzo della gioia, arrivò una telefonata a mia sorella. Era l’ospedale che mandava l’esito dell’esame istologico di un neo tolto a mia madre. Melanoma. Dalla gioia al panico. Il medico consigliava un ricovero per rioperare la stessa zona con un successivo ricovero a Cesena per togliere eventuali linfonodi sentinella. Mia madre, Mariuccia, non diede peso alla cosa, per non rovinare la festa, ma dentro di me c’era forte agitazione. E ancora la Parola: “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me” (Mt 10,37). Ricordo il viaggio in auto da Padova a Telgate in silenzio, un silenzio opprimente. Cercavo di capire cosa Gesù volesse dirmi con questo evento. Gli davo il mio futuro e questa era la ricompensa? Poi cominciai a capire le parole di Gesù: “Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,38ss). Ma cosa c’entrava mia madre? Non poteva lasciarla in pace? A Telgate, in quei giorni, c’erano le feste per il 50mo dell’incoronazione del Santo Crocifisso. Messe, processioni, bancarelle. Dopo pochi giorni, mia madre fu ricoverata e dopo l’operazione partimmo in auto per Cesena. Dormivo al nostro convento di Longiano dove, all’interno della chiesa, si venera il “santo Crocifisso”. Anche lì la Croce era presente. Quanto ho pianto davanti a quel Crocifisso! A mia madre asportarono due linfonodi sotto l’ascella sinistra nel giorno in cui il terremoto ad Assisi uccise un nostro frate ed un postulante in Basilica superiore. Il medico che la operò era il Presidente dall’Associazione legata al Santo Crocifisso di Longiano. Trovai la Pace. La Croce mi accompagnava dappertutto. Da minaccia, era diventata protezione. Capii che la mia vocazione ed il mio “sì” erano custoditi all’ombra della Croce, cioè, dalla fedeltà di Gesù e dalla sua Misericordia. Ecco le due stampelle che mi avrebbero sostenuto! L’ultimo insegnamento fu che la Professione non era uno scherzo, andava presa sul serio, era un fatto importante non la conclusione del noviziato, ma l’inizio di un nuovo cammino che ora dura da venticinque anni. Mia madre non morì per il melanoma, visse ancora dieci anni felici e in forze. Quell’esperienza mi rese di colpo più vecchio, non maturo, quello non lo sarò mai. Ho sempre l’animo un po’ fanciullesco, ma questa è un’altra storia: “chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”». (Mc 10,13-16).
Grazie Gesù.
Padre Giancarlo Paris


