Nell’ansia della discussione (Adinolfi e Amato hanno fatto bene o male a fondare un partito?), senza entare nel merito della discussione, notiamo qualcosa di malsano:
- L’idea che vi sia una risposta assolutamente vera, quasi non si trattasse di un fatto opinabile. Fondare un partito non è di per sè un errore, come uccidere o rubare. E’ qualcosa che si può liberamente fare, meglio o peggio, nulla di più. Tante dichiarazioni dogmatiche, definitive, tranchant, lette in questi giorni da parte di giornalisti cattolici fanno sorridere, proprio per questo. E fanno capire che anche i cattolici, purtroppo, quando si parla di politica possono perdereil controllo, il senso della misura e del ridicolo.
Il partito avrà successo, non lo avrà? Anche qui, si tratta di ipotesi, entrambe con dei fondamenti, ma nessuna certa. Perchè allora emettere sentenze implacabili, quasi pronunciamenti papali ex cathedra?
- In questa ansia di discutere si è forse dimenticato il rispetto che si deve a due combattenti come Amato ed Adinolfi, anche nel caso in cui non si condividesse quanto hanno deciso di fare in tempi recenti. Questo rispetto è mancato spesso: per esempio definendo a più riprese Adinolfi “blogger“, anzichè “giornalista“. Che poi questa definizione che ha il solo scopo di sminuire, venga da alcuni giornalisti, la dice lunga sulla mancanza di rispetto cui si giunge anche tra persone che dovebbero sentirsi parte, tutto sommato, della stessa famiglia. Ma ad essere più grave è un altro fatto: Mario Adinolfi è stato recentemente a Bari, e si è cercato di impedirgli di parlare. I giornali laici hanno dato la notizia, in modo freddo, asettico. La libertà di parola per chi non la pensa come loro non è un diritto. Va bene: questo si sapeva. Ma la solidarietà è mancata anche là dove doveva esserci! Solidarietà che continua a mancare oggi, e che vogliamo invece dare noi, per un altro fatto: degli attivisti Lgbt vogliono mandare in galera per “omofobia” Adinolfi. A guidare l’assalto giudiziario è Michele Giarratano, l’avvocato, compagno del senatore Lo Giudice, che insieme al vero consulente di Monica Cirinnà è ricorso, come Nichi Vendola, all’utero in affitto! A parte il fatto che non è chiaro perchè Vendola abbia comunque ricevuto critiche anche a sinistra, Lo Giudice e Giarratano no, di fronte a questo ennesimo tentativo di impedire la libertà di pensiero e di parola, nascondendosi dietro l’accusa vaga e inconsistente di “omofobia”, tutti coloro che hanno a cuore la libertà dovrebbero alzarsi in piedi. A destra, a sinistra e anche tra coloro che non apprezzano il nuovo partito. E dire al signor Michele Giarratano che ad aver violato la legge italiana, andando ad affittare l’utero di una donna americana, è lui, non Adinolfi. Che a violare la morale naturale, è lui, non Adinolfi!
