Padre Angelo Serra, lo scienziato di Dio

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Il gennaio di quattro anni fa moriva uno dei più importanti genetisti e bioeticisti cattolici italiani, padre Angelo Serra. L’incredibile curriculum professionale del gesuita ricercatore è veramente impressionante. Oltre ad aver ricoperto la qualifica di docente in diversi atenei italiani ed internazionali, ha prodotto, nel campo della Genetica Umana e della Medicina, qualcosa come più di centoventi lavori pubblicati su riviste scientifiche, accompagnate da altri circa duecento articoli

di approfondimento e critica scientifica con particolare riguardo agli aspetti bioetici emergenti.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona non può fare a meno di testimoniare la sua straordinaria preparazione, il suo rigore scientifico e morale uniti ad una grande umiltà che lo teneva lontano dai grandi clamori e dai riflettori che egli certamente meritava. Le sue ricerche erano “governate” dall’idea che la vita, per quanto possa essere sempre meglio compresa dalle continue ricerche e conquiste scientifiche, rappresentasse, in fondo, un Mistero insondabile.

Per padre Serra “la vita sul nostro pianeta rappresenta scientificamente un dono immenso preparato per l’uomo, per dargli un habitat confortevole e rendergli la sua stessa vita più facile e serena”. Per quanto si possa tentare di considerare l’uomo alla stregua di qualsiasi altra creatura vivente ci si troverà sempre di fronte ad una indiscutibile evidenza: c’è qualcosa che distacca l’uomo da tutto il resto del mondo vivente. In particolare, per Angelo Serra, solo uomo ha “una mente che lo arricchisce di una energia rivelatrice e orientatrice, l’intelligenza, e di una forza decisionale e stabilizzatrice, la volontà”.

Soprattutto l’uomo è l’unico essere che riesce a captare il Trascendente, ovvero a porsi sia in continuità con il mondo biologico, ma anche in grande discontinuità, capace di trascendere se stesso nella capacità della propria autodeterminazione. Per Serra “questa prima fondamentale caratteristica propria della persona umana sta, però, crollando sotto la pressione di una cultura scientista-tecnologica-nichilista”.

Oggi, infatti, anche tra gli scienziati che riconoscono una reale differenza essenziale nell’uomo, diversi di loro faticano nel vedere questo come un aspetto qualitativo, e riconducono le caratteristiche umane ad una evoluzione puramente biologica: ovvero, ci sarebbe stato nell’uomo un salto qualitativo, riconducibile però a un salto quantitativo, dovuto ad una selezione di geni casuale, senza alcun previo disegno. In fondo, denuncia padre Serra, “nell’attuale cultura scientista-tecnologica-nichilista, l’uomo è stato ridotto al suo genoma. Ne è stato totalmente eliminato il principio spirituale che lo fa “persona”. Non avrebbe potuto esserci riduzionismo peggiore”.

L’unico modo per uscire da questa area di grande instabilità generata dall’idea meccanicistica e narcisistica che scienza e tecnologia da sole bastino all’uomo è riscoprire due dei valori essenziali alla vita: l’uomo e Dio.

Quello dell’uomo, inteso nella sua duplice dimensione spirituale e corporale, rappresenta una “costante che deve essere riconosciuta nel suo giusto valore e indispensabile nella soluzione di ogni problema che lo riguarda”. Ma il valore di questa costante non può essere indagato né dalla scienza né tanto meno dalla tecnica. Infine occorre recuperare l’altra costante indispensabile per l’equilibrio personale e sociale: il valore di Dio. Questo valore ha attraversato la storia e il tempo perché rappresenta un’esigenza viva per ogni uomo, non solo per chi lo cerca e lo mette al centro, ma anche per chi lo nega e preferisce mettersi al suo posto. Per un futuro veramente umano, la riscoperta di questi due valori è, per padre Serra, indispensabile. “Dio in questo Universo, ci ricorda padre Serra, da Lui voluto come dono all’Uomo, è la stella polare a cui l’umanità deve guardare per comprendere – nei giusti limiti – la sua centralità e per orientare il suo cammino nell’oscurità che lo circonda. Se questa stella si eclissa, per l’umanità non può seguirne che disorientamento, disordine e annientamento”.

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