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Sabato 31 ottobre 2026. San Quintino, martire
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O Spirito dolce e soave, orienta sempre più la mia volontà verso la tua, perché la possa conoscere chiaramente, amare ardentemente e compiere efficacemente.
Lectio
In questa parabola il posto a tavola ci rivela qualcosa del rapporto tra l’uomo e
Dio prima ancora di quello tra l’uomo e i convitati, perché il posto d’onore si riceve e non lo si pretende. Il greco ha una parola per dire questo atteggiamento: tapeinōsis, l’umile, che viene da tapeinos, «basso», «abbassato», che, se accostato a prōtoklisia, ossia il primo posto, stride. Questo sostantivo viene da prōtos, «primo», e klisia, «giaciglio», che è il seggio che tutti desiderano senza averne diritto.
Il Signore, avendo cura della salvezza anche dei farisei, entra nella loro casa benché ne conoscesse la malizia. Il sabato era stato benedetto da Dio, e i farisei, nel passo di ieri, vietando di fare il bene in quel giorno, lo avevano reso nefasto. Il Maestro ha dato una lezione di umiltà per recidere ogni ramo di quel ceppo malato che è la vanagloria.
Il Siracide aveva già suggerito «Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso. Più sei grande, più umiliati te stesso, così troverai grazia davanti al Signore» (Sir 3,17-18). Pietro ne fece la ragione della nostra fiducia: «Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno» (1Pt 5,6).
Meditatio e scrutatio
Mi soffermo per un attimo sul quel prendere l’ultimo posto. In effetti è conveniente per ognuno prendere il primo.
Tuttavia, quando si cerca l’onore, si finisce per essere delusi. Quel banchetto raffigura la Chiesa, quindi nessuno, entrato per la fede, si esalti e minimizzi gli altri. Quando si è invitati, si deve tenere in poca considerazione la nostra condizione, sempre e dovunque, in ogni circostanza della vita. Ogni azione sarà un’occasione per esercitare l’umiltà, così riempie l’anima e il corpo e ogni altra cosa.
Mi domando in quale posto mi metto quando entro in una situazione in cui sono invitata? Che cosa viene suscitato in me quando un altro riceve l’onore che io attendevo?
Oratio
Fuggiamo la superbia del fariseo,
impariamo l’umiltà dalle lacrime del pubblicano.
Gridiamo al Salvatore, abbi pietà di noi, o Dio,
perché tu solo sei misericordioso.
Contemplatio
Scorgo nell’insegnamento di queste parole che il disonore di dover cedere somiglia a un furto seguito dalla restituzione della refurtiva. Quel posto va restituito, non se ne aveva diritto. La vita virtuosa non si accompagna mai al vanto.
Al banchetto del Signore valgono i suoi criteri. Opporsi a quei criteri è la superbia più grande che prendere il posto che non ci appartiene.
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