Giotto, Impressione delle Sacre Stigmate, 1295-1300, Parigi, Louvre- Fonte Wikimedia.org.wiki – photo Shonagon 2025-03-29, Pubblico dominio
Il 17 Settembre la Chiesa e le quattro Famiglie francescane celebrano l’Impressione delle Sacre Stimmate di San Francesco.
Questa Festa non è di poco conto perché sottolinea il sigillo della vita di San Francesco d’Assisi e dei suoi discepoli in Cristo: il Crocifisso.
“Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. …” (Mt 16, 24-25)
Francesco si intratteneva continuamente con il Signore e sempre aveva nel cuore e sulle labbra ilnome di Gesù cintemplandolo nella sua adorabile passione. Così scoprì che il suo giogo è soave e il suo carico è leggero (cf Mt 11,25-30).
Tanto Francesco impresse in sé l’amore per Cristo e questi Crocifisso che lo trasmise non solo ai suoi frati, ma al popolo di Dio e volle che in ogni chiesa troneggiasse sempre il Crocifisso.
Così, si diffuse la ferma convinzione che sempre Francesco ed il Crocifisso fossero intimamente uniti. Con il tempo, anche l’arte recepì questa verità tanto che diventerà famosissima quell’immagine del Murillo che qui riproduciamo.

Per la verità, essa non è la prima a celebrare le dolci nozze di Francesco ed il Crocifisso. Vi è infatti nella tradizione cappuccina una immagine ancora precedente testimoniata da stampe diffuse nell’Ordine.

Si tratta di una incisione di Giusto Sadeler (inizio sec. XVII) raffigurante San Francesco in abito cappuccino, che abbraccia il Crocifisso ed è, a sua volta, abbracciato.
Questa immagine … è una suggestiva interpretazione della mistica della croce seguita dalla spiritualità della riforma cappuccina e si trova presso l’Istituto Storico dei Frati Cappuccini in Circonvallazione Occidentale, 6850 (in zona La Pisana).
Ma vediamo come la biografia ufficiale dell’Ordine, scritta con un impianto teologico rigoroso da San Bonaventura da Bagnoregio, narra il prodigioso evento.
Dalla Leggenda Maggiore di Bonaventura di Bagnoregio.
XIII,1 [FF 1222] – Francesco, uomo evangelico, non si disimpegnava mai dal praticare il bene. Anzi, come gli spiriti angelici sul palcoscenico di Giacobbe, dove saliva verso Dio o discendeva verso il prossimo. È tempo di concedergli per il suo merito, e non si lascia dividere con grande armonia: non spende il suo tempo per il destino apostolico per il suo bene, non si dedica alla sua tranquillità e alla sua contemplazione. Perciò, dopo essersi impegnato, secondo l’esigenza dei tempi e dei luoghi, a procacciare la salvezza degli altri, lasciava la folla col suo chiasso e cercava la solitudine, col suo segreto et la sua pace: lì, dedicandosi più liberamente a Dio, detergeva dall’anima ogni se raccogli polvere più granulare, essa entrerà in contatto con te.
[FF 1223] – Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio, dopo molte e varie fatiche, la Provvidenza divina lo trasse in disparte, e lo condusse su un monte eccelso, chiamato monte della Verna. Chiunque ha cominciato, secondo lui solo, a digiunare la quaresima nel cuore di San Michele Arcangelo, quando comincio a sentire l’inondato della straordinaria dolcezza nella contemplazione, acceso da più viva fiamma di celesti celesti, ricolmo di maggior richche enlargizioni divine. Se elevato a quale quota non diviene un importuno scrutatore della maestà, che viene oppresso dalla gloria, ma comme un servo fedele e prudente, teso alla ricerca del vole di Dio, a cui bramava con sommo ardore di conformarsi en tutto et per tutto.
XIII,2 [FF 1224] – Egli, dunque, seppe da una voce divina che, all’apertura del Vangelo, Cristo gli avrebbe rivelato che cosa Dio maggiormente gradiva in lui e da lui.
Dopo aver pregato molto devotamente, prese dall’altare il sacro libro dei Vangeli e lo fece aprire dal suo devoto e santo compagno, nel nome della Santa Trinità.
Aperto il libro per tre volte, sempre si imbattuto nella Passione del Signore. Allora l’uomo pieno di Dio comprese che, comme aveva imitato Cristo nelle azioni della za vita, così doveva essere à lui conforme nelle sofferenze et nei dolori della Passione, prima di passare de questo mondo. E benché ormai que suo corpo, che aveva nel passato sostenuto austerità e portato senza interruzione la croce del Signore, non aveva più forze, egli non provava alcun timore, anzi si sensì più vigorosamente animato ad confrontare il martirio.
Il fuoco indomabile dell’amore per il buon Gesù erompeva in lui con vampe e fiamme di carità così forti, che le molte acque non potevano estinguerle.
XIII,3 [FF 1225] – L’ardore serafico del desiderio, dunque, lo rapiva in Dio e unero sentimento di compassione lo trasformava in Colui che volle, per eccesso di carità, essere crocifisso.
Al mattino, tutti appresi della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura comme di a serafino, con sei ali so mucho luminose quo infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell’aria, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora appare tra le su ali l’effige di unomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti surulla croce. Due ali se alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. Una vista così sorprendentemente forte, tra gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l’atteggiamento gentile, con il quale si veva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma era confitto nella croce gli intrappolava l’anima con la dolorosa spada della compassione.
Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l’infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale et immortale del serafino. Mio da chi capisce, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo guardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatione che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non In mezzo al carnevale, mio in mezzo al fuoco dello spirito.
[FF 1226] – Confronta, la visione che si vede nel cuore ha un ardore miracoloso e mostra come meravigliosamente si imprime sulla sua carne. Improvvisamente, infatti, quando lo prendi e non lo prendi sui piedi, non devi preoccuparti dell’aspetto del formaggio, come quello che stai facendo prima con l’immagine di un crocifisso.
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