Lectio divina sul Vangelo secondo Luca 12,13-21

Lectio divina sul Vangelo secondo Luca 12,35-38

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Lunedì 19 ottobre 2026

San Paolo della Croce, sacerdote

Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.

Un uomo si avvicinò a Cristo e disse: “Maestro, ordina a mio fratello di dividere con me l’eredità”, ma gli rispose: “O Uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”.

Gesù vuole che ci allontaniamo da tutte le cose secolari, che non diamo più peso ai tesori che passano, che disprezziamo la ricchezza e l’amore del possesso, insomma, che non accumuliamo tesori sulla terra.

Perché la cupidigia ci vincola agli spiriti maligni. Paolo li chiamava addirittura idolatria.

La follia di quell’uomo è ritenere che la durata della sua vita si allunghi in proporzione alle proprie ricchezze. Non guarda al futuro e non alza nemmeno gli occhi a Dio, perché non ritiene valga la pena di guadagnare quei tesori che sono lassù in cielo; cosa ancora più folle, fissa per sé la durata della propria vita.

L’originale greco del passo presenta un termine che va illuminato, perché lo stesso verbo ricorre due volte nel Vangelo con due esiti opposti: apothesaurizo, da apo, «da parte», e thesauros, «tesoro». Vuol dire mettere da parte per sé. Luca lo usa per il ricco che riempie i magazzini, indicando la sua condanna. Poi, nel Discorso della montagna in Matteo, Gesù comanda la stessa cosa: «accumulatevi tesori nel cielo» (Mt 6,20). Il vero ricco per Dio è invece colui che raccoglie per accumulare i tesori per i granai del cielo, perché riceverà l’interesse della sua virtù e la ricompensa di una vita retta e irreprensibile.

Penso che ogni trasgressione avviene nell’anima dell’uomo, perché abbandona la retta via tagliando Dio fuori dalla sua vita, smettendo di andare verso Dio, cessa anche di amare.

Dovremmo sentire adesso, proprio ora, che siamo nella miseria e prigionieri di noi stessi, che ci autoprocuriamo il danno più grande, per questo dobbiamo chiedere al Signore di salvarci da noi stessi.

Dio gli dice: stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua anima. E quello che hai preparato, di chi sarà? La stessa domanda, stanotte, attende da me una risposta.

Signore e Maestro della mia vita,

allontana da me lo spirito di pigrizia,

di scoraggiamento, di desiderio di potere e di elucubrazioni inutili.

Concedimi di riconoscere le mie colpe.

La mia vita spirituale è come una lampada. All’olio e al fuoco provvede Dio. Ma lo stoppino, la cosa che unisce i due, quello sono io. Se guardo alla lampada, spesso ciò che impedisce al fuoco di illuminare è la sporcizia spirituale. Il mio compito è mantenere lo stoppino pulito nell’olio di Dio. Devo purificarmi per poter essere cittadina del mondo che viene.

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Author: Professoressa Alessia Brombin

Alessia Brombin è ricercatrice indipendente e docente di Teologia e Patrologia. Collabora con atenei e istituti pontifici romani, tra cui il Seraphicum, il Teresianum e il Claretianum. Si occupa di spiritualità cristiana, con particolare attenzione alla tradizione orientale, ai suoi autori e ai suoi testi. Si è laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Padova nel 2003 e ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso l’Istituto Sant’Antonio Dottore di Padova nel 2009. Nel 2014 si trasferisce a Roma per proseguire gli studi alla Pontificia Università Gregoriana, dove consegue la Licenza in Teologia nel 2015. Nel 2022 le viene conferito il Dottorato di ricerca con una tesi sulla preghiera del cuore e l’esicasmo in Gregorio Palamas. Tiene unite contemplatio e doctrina, studio teologico e vita spirituale. Nel medesimo anno diventa oblata benedettina camaldolese del monastero di San Gregorio al Celio in Roma. Alla ricerca e all’insegnamento affianca la predicazione di ritiri, le conferenze e la divulgazione. Nel 2025 pubblica per Cittadella la traduzione e il commento della Scala dei monaci di Guigo il Certosino, testo dedicato alla lectio divina e alla meditazione della Scrittura. Nel 2026, nella solennità dell’Ascensione, viene istituita nel ministero del lettorato dalla Diocesi di Roma. Con lo pseudonimo Fiamma dello Spirito avvia un podcast e un canale pubblico WhatsApp, nel quale pubblica quotidianamente la lectio divina sul Vangelo del giorno, per favorire la riscoperta di quest’antica pratica monastica. Vi propone riflessioni sulla Scrittura e offre una testimonianza discreta dell’azione dello Spirito nella vita quotidiana. Fiamma dello Spirito richiama l’immagine del monastero custodito nel cuore, una cella interiore fatta di silenzio, vigilanza e preghiera. È una cella monastica portatile, un luogo interiore in cui fermarsi davanti a Dio anche nelle occupazioni quotidiane, dove ascoltare la sua Parola, lasciarla decantare e ritrovare un ritmo contemplativo capace di accompagnare il discernimento personale e la vita alla presenza di Dio.

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