C’era una volta il West. La colonna sonora di Ennio Morricone è il celebre tema dell’omonimo film di Sergio Leone. Il brano è stato reinterpretato in varie versioni strumentali per pianoforte, clarinetto. Ultimamente anche con pianoforte ed oboe da Canto Libero, con produzioni di Gianfranco D’Elia e Luciana Viaggi. Immagine di libero utilizzo per gentile concessione di Canto libero. Copertina realizzata conintelligenza artificiale.
La nostra amicizia con il M° Gianfranco D’Elia continua da diversi anni. Ho saputo della sua nuova iniziativa musicale, di ampio respiro, con il suo pianoforte e l’oboe di Luciana Visaggio. Gianfranco da tempo incide con Canto Libero che distribuisce gratuitamente le proprie registrazioni per diffondere la musica tra tutte le categorie di persone.
Diversi brani del M° D’Elia, realizzati con i suoi
collaboratori, commentano anche diverse mie video conversazioni. Sapere di questo nuovo progetto legato a Molfetta, non poteva lasciarmi indifferente e così ho chiesto a Gianfranco di concedere un’ intervista al nostro Blog che si sta interessando ora in modo sistematico alla musica, grande scuola di diletto ed educazione.
Come nacque la collaborazione tra te e Luciana?
La collaborazione tra noi nacque nel 2002, quando insegnavamo presso l’Associazione Luigi Capotorti di Molfetta. Fu un incontro professionale trasformatosi gradualmente anche in una bella amicizia e in collaborazione artistica che, dopo diverse esecuzioni ed incisioni originali, ora si cimenta con le colonne sonore di film, molto amati dal pubblico. Da Morricone a Piovani, riportando il grande cinema nella dimensione intima di oboe e pianoforte. (Vedi l’articolo su L’Altro del 27/09/2026 – 06:10 a firma de La Redazione)
Come si sviluppò la tua passione per le incisioni?
Nel periodo delle restrizioni sanitarie, imposte dal Governo, scrivo a Matteo Callisti (CANTO LIBERO) e mi propone dei lavori di musica contemporanea. Inizio a scrivere. Mi presento … mette in linea alcuni pezzi. E piano piano riprendo con esecuzioni impegnative classiche. Comincio con rivisitazioni di musica da film anni ’70: Moricone, Fellini, Bakalov, … Il Padrino, fino a migliaia di visualizzazioni. Chopin 20 milioni di ascolti …
Ma prima di questa esperienza mi ero limitato quasi del tutto ad insegnare ai ragazzini delle medie, per diversi anni, ma ormai sono al Liceo musicale Giuseppe Verdi di Milano.
Ultimamente hai dunque iniziato ad incidere nuovamente con Luciana …
Recentemente Luciana ed io abbiamo inciso cinque brani di musica da camera originale, per oboe e pianoforte, ai quali sono seguiti tre miei brani e quattro arie d’opera, arrangiate sempre per oboe e pianoforte. L’oboe, grazie alle sue particolari possibilità espressive, alla sua estensione ed alla sapiente interpretazione di Luciana può evocare stupendamente sia la voce sopranile che una voce tenorile, e questo ci ha permesso di riproporre il repertorio vocale in modo nuovo ed affascinante.
Però in questi mesi, abbiamo rivolto la nostra attenzione soprattutto al mondo delle colonne sonore, incidendo dodici brani, con una particolare presenza delle musiche di Ennio Morricone. (Cf L’Altra Molfetta racconta il cinema con l’oboe e il pianoforte a firma di LA REDAZIONE27/09/2026 – 06:10”)
Ennio Morricone, La Califfa. Colonna sonora del film.
La Califfa è un film del 1970, diretto da Alberto Bevilacqua e tratto dal suo omonimo romanzo del 1964, pubblicato da Rizzoli. Cosa ve lo ha fatto scegliere?
L’amore per la musica di Ennio Morricone, sempre nuova anche dopo tanti anni.
I brani dell’album saranno proposti in uscite settimanali, vero?
Sì, un brano per volta per meditarlo, assaporarlo proprio come un vero alimento dell’anima, ma che ridona forze anche al corpo, sempre impegnato a correre più che a osservare, gustare … vogliamo scoprire la dimensione narrativa ed emotiva che fa sì che la musica tocchi l’ascoltatore.
Se posso chiedertelo, quale brano vi ha coinvolto maggiormente?
Sicuramente Gabriel’s Oboe di Ennio Morricone. Vicino alle nostre sensibilità È una melodia apparentemente facile, ma di straordinaria intensità espressiva. L’oboe offre una dimensione quasi vocale, intima e malinconica ed il pianoforte la sostiene.
Gianfranco,un’arte così accurata non nasce all’improvviso. Mi permetteresti un salto indietro, alle tue origini musicali?
Il contesto musicale culturale nella mia famiglia era stato ispirato da mio padre, chitarrista amatoriale, Cosmo D’Elia. Iniziai tra la prima e la seconda media con la chitarra e poi … passai al pianoforte. La scuola superiore non mi interessava molto e così mi concentrai sulla musica. Persi il primo anno e finii al Professionale per il solito diploma. Questo a Molfetta. Ma dopo il secondo anno, mi dedicai solo al conservatorio. Poi conseguî il diploma dell’Itis al Panetti di Bari: un diploma occorreva.
Venne poi il precariato dal 2006 al 2014 in scuole dell’Appennino, tra macchina e camminate a piedi per entrare in orario a scuola. Nel 2013 mi sposai con mia moglie Giuseppina … fu meraviglioso ed anche mi sostiene tanto, con estrema pazienza.
Nel 2015 il ruolo ad Agrate Brianza, poi a Carate. Nel 2023 sono entrato al Liceo Musicale Giuseppe Verdi di Milano.
Ma perché proprio un amore per il pianoforte, piuttosto che per la chitarra
Il mio amore per il pianoforte è diventato amore per la composizione e per i cori e direzione di coro, con relativi diplomi. Mi identifico più come pianista accompagnatore di cantanti lirici. Ho insegnato, infatti, anche alla Scuola Civica di Spoleto, alla Scuola Civica di Monteporzio Catone. Ultima Scuola Civica a Vasto San Salvo, proprio come pianista accompagnatore.
Mi sono quindi dedicato al corso di didattica della musica perché è importante per l’educazione dei nostri giovani avvicinarsi in modo corretto all’arte musicale; per raggiungere questo obbiettivo, o almeno sperare di raggiungerlo, occorre preparazione insieme alla passione, donando loro tanto tempo, vicinanza, incoraggiamento.
Tu conduci molti concerti anche con altri musicisti e cantanti in chiesa. Hai quindi sviluppato un repertorio vario …
Il repertorio religioso mi è sempre piaciuto e mi piacerebbe anche con un’altra collaboratrice e cantante, Chiara Bernasconi, un concerto mariano.
Ma la nostra professione, purtroppo, soffre sempre di più ed offre poche opportunità anche a concertisti valenti. Pensa che grandi concertisti internazionali non riescono più a esibirsi! Canta, invece, una persona di nessun valore, spogliandosi e urlando, ed è alla vetta degli ascolti!
Giuseppina, però, mi ha sempre incoraggiato e non mi ha mai detto, Ma ripeti sempre lo stesso passaggio!? Per chi ascolta non è facile sentire lo strumento tutto il giorno. Invece a Giuseppina fa piacere, eh … ma poi, l’aiuto in casa … Invece, brontola se faccio delle registrazioni che prendono diverse ore. Ma devo ringraziarla tanto perché mi ha lasciato fare tante cose impegnative. Le sono molto grato.
Si dice che dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna, ma forse anche la tua famiglia di origine ha contribuito alla nascita in te della musica …
Quando ero dai miei genitori, mio padre suonava la chitarra amatoriale, mi ha inculcato l’abitudine di ripetere. Mi ha aperto la strada facendomi sentire la musica, intendo, dentro.
Però si verificavano degli inconvenienti, ora no, per fortuna! Il condominio ha pazienza, tranne che in qualche raro caso. Figurati che un mio alunno di pianoforte, è andato alla Accademia Franz List in Ungheria, ma la famiglia ospitante storce il naso quando suona. Sta facendo fatica a studiare.
Là aprono la scuola alle 6.00 con pianoforti a gran coda … Non male. Non so se in altri paesi si possa vivere di musica. La gran parte dei miei amici musicisti ha dovuto lasciare la musica. Specie per gli strumenti considerati minori. Vivere solo di arte pura è veramente difficile. Difficile vendere, far circolare i prodotti.
I giovani come rispondono alla fatica dell’apprendimento sapendo anche che le prospettive saranno limitate?
Parecchi alunni hanno come primo strumento il pianoforte ed un secondo assegnato dalla scuola: oboe fagotto, corno, saxofono. Uno su cinquanta studia in modo serio. La maggior parte fanno i primi due tre anni e poi … Non pensano di dedicarsi all’arte. Molti ,dopo il quinto anno, non continuano con il conservatorio, ma scelgono altre facoltà. Al fondo, non se la sentano di stare ore e ore a studiare. Ma io non mollo e insisto!

