Júzcar, villaggio dell’Andalusia trasformato nel villaggio dei puffi – Fonte Wikipedìa – licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico
Un villaggio blu, dipinto in onore dei Puffi, si è trovato a fare i conti con le royalties.
Júzcar è un villaggio accomodato sulle colline, in Serranía de Ronda, nel Sud della Spagna, in Andalusia. In questa zona, vicina a Malaga, le case sono imbiancate a calce, come i trulli di Alberobello, o le casette bianche delle isole greche, dove i contorni di porte e finestre sono dipinti di un blu ricavato a basso costo. Il bianco combatte il caldo ed il blu rallegra l’ochio e il cuore. Il tutto nasce dalla sapienza pololare. Ma
nel 2011 arriva la troupe del film I Puffi e le facciate di Júzcar, fino ad allora immacolate, si tingono di blu, scegliendo questo villaggio per la sua anteprima mondiale. Ne seguirà una controversia sui diritti d’autore (Vedi su AD l’articolo di Annabelle Dufraigne del 31 Agosto 2026 Questo villaggio, tutto dipinto di blu in onore dei Puffi, ha avuto grossi guai. Vi spieghiamo perché.)
Diritti blu di Autore
Eh, quei sacrosanti diritti d’autore … sacrosanti sì, ma …! Nacquero, quasi quasi, con Manzoni, il quale si trovò a dover difendere le proprie pubblicazioni dei Promessi Sposi da chi, a sua insaputa, lucrando, li pubblicava per conto proprio. Manzoni non ne fu il fondatore, ma pose le basi di pensiero perché i diritti d’autore nascessoro. Ed i diritti d’autore ci inseguono anche oggi, tanto che da tutela dell’opera dell’autore, diventano appannaggio di società che scorrazzano a più non posso, anche indebitamente ed oltre i limiti di legge. Ma questa è un altra storia.
Cosa è accaduto a Júzcar?

Eh, se sapeste! Entro sei mesi dalla presentazione del film, la società cinematografica avrebbe dovuto imbiancare le case come in origine, ma gli abitanti, tranne uno che si oppose e subito dai compaesani fusoprannominato Garganella, il mago con nera vestaglia, vollero mantenere il colore blu, che iniziava a far buona pubblicità al paesetto di circa duecento anime e che in soli sei mesi era sato raggiunto da ottantamila visitatori.
… e arrivarono tanti soldi

Con i turisti iniziano ad arrivare anche i soldi. Fu così che nel 2017 le autorità pretesero fino al 17% dei ricavi.
Il villaggio prospera grazie al nuovo turismo con 50.000 visitatori all’anno e le autorità chiederanno ai commercianti di versare il 12% dei ricavi generati grazie ai riferimenti ai Puffi. Ne segue una controversia che costringe il Comune a rimuovere ogni riferimento agli omini blu: i graffiti, la denominazione pueblo de los pitufos e le statue.
Dopo il delirio blu
Júzcar rientra nella sua normalità di paesino sperduto … Il suo colore blu, però, resta immutato per l’impossibilità di rispettare l’obbligo di ridipingerlo di bianco. Il luogo, tuttavia, ha perso parte del suo splendore; il colore si è dilavato ed il turismo è significativamente calato. Ma la storia insolita del villaggio blu di Júzcar rimarrà per sempre legata ai Puffi — ne è prova la difficoltà di trovare immagini della sua vita di un tempo, quando era ancora una cittadina tutta bianca.
Ma perché spasimare per i puffi o, comunque, occuparsene?
Se volessimo indagare sul successo del cartone animato dei Puffi, a parte il motivo della simpatia che ispirano a tantissimi telespettatori, soprattutto tra i più piccoli, ne scopriremmo delle belle, anche se non vi è certezza delle finalità per cui i Puffi furono prodotti. Forse, le motivazioni sono diverse e sembrano sostenersi l’una con l’altra. Un articolo, per esempio, apparso su Taxidrivers.it del 27 Dicembre 2020 a firma di Gianlorenzo Franzì, I PUFFI: tra Esoterismo e Massoneria. La teoria della Gran Loggia, dopo informarci del fatto che I Puffi sono una delle serie animate più famose di sempre, “composta da 421 (256 puntate di 22 minuti e 165 di 11), trasmessi dal 1982 in Italia per un totale di 9 stagioni”, tenta di risalire alla loro possibile origine.
Interpretazioni simboliche dei colori
Dopo essere stati ideati dal disegnatore Peyo (1958), questi pefrsonaggi si arricchiscono di nuovi volti e storie con il marchio Hanna & Barbera. Il contesto fortemente astoricizzato porta ad una lettura allegorica, come in tutte le fiabe.
Per esempio, il villaggio dei Puffi, celato in un bosco arcano fatto di funghi come piccole abitazioni, in effetti, come nella Loggia massonica Nera di TWIN PEAKS), è sovente oggetto delle incursioni dello sfortunato Gargamella, un profano (contrariamente alla sua veste di mago) che cerca di impossessarsi dei suoi segreti. Questa lettura è di Antonio Soro, studioso di scintoismo, che approfondisce l’esoterismo della massoneria gnostica, diversa da quella moderna, vittima del razionalismo. Il blu ed il bianco del copricapo sarebbero l’uno, simbolo dei figli del Dio misterioso e, l’altro, la purezza cui aspira lo gnostico.
Il rosso del cappuccio e dei pantaloni è attribuito solo al Grande Puffo, ovvero, al Gran Maestro, richiamando il Fuoco dello Spirito e la simbologia dell’Arco Reale.
Nella creazione originaria, i puffi sono 99, come i gradi di certe massonerie esoteriche e i saggi della Nuova Atlantide di Francis Bacon, opera del Seicento che tanto influenzò i primi massoni inglesi. E si potrebbe continuare come nel caso dell’abbigliamento (nudo) pre adamitico, o esoterico stato di natura. Il nero della veste lacera di Gargamella, più che alla magia nera, è invece accostabile al rito ortodosso anti-massonico.
Per altro, non solo Soro si è occupato di questo genere di interpretazioni, ma anche Massimo Introvigne ed Antoine Bueno. Qualcuno ha avvicinato, invece, il villaggio dei Puffi a quello stalinista o hitleriano. Naturalmente, non si può dimenticare l’interpretazione ambientalista di un mondo incontaminato.
Chi più ne ha più ne metta? Potrebbe essere anche possibile. In ogni caso, queste storie, assai suggetsive, nulla hanno di cristiano e nulla hanno di così interessante che possa far sì che un intero paese debba ‘puffare’ per vivere. Io penso che la trovata di dipingere il proprio paese, corrisponda alla perdita delle sue migliori tradizioni ed al fiuto dell’affare. Poveri noi!