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Una lettera coraggiosa di chi non farà carriera
Quando mi ha raggiunto la notizia della Lettera aperta di Mons. Rob Mutsaerts, vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch (Paesi Bassi) al Santo Padre, tramite Infovaticana del 14 Agosto 2026 (Mutsaerts chiede a Leone XIV chiarezza di fronte a una Chiesa intrappolata in «processi e strutture» sinodali), in cui Mons. Mutsaerts chiede a Leone XIV chiarezza di fronte a una Chiesa intrappolata in «processi e strutture»
sinodali, sono stato commosso ed ammirato. Il Presule ha puntato al cuore del problema.
Bontà dei sinodi episcopali
Non sono assolutamente contrario ai Sinodi, via di comunione già voluta da San Paolo VI, ma certo ho dei dubbi gravi sulla nuova forma ultima, in cui laici, religiosi, sacerdoti, benché in proporzione ridotta a confronto dei Vescovi, sono presenti con diritto di voto. Si tratta di una soluzione ambigua che, nel tempo, non potrebbe reggere alla domanda del perché i vescovi sono più numerosi quando nella Chiesa sono relativamente pochi. Certamente, ben meno numerosi dei laici. È chiaro che nella Chiesa l’ònere di insegnare, santificare, governare (ovvero, il munus docendi, sanctificandi, regendi) è stato affidato dal Signore a Pietro, con il compito di confermare i suoi fratelli, ed ai soli successori degli Apostoli. Ma è altrettanto chiaro che la scelta ‘pastorale’, aggettivo magico, che dovrebbe evitare le discussioni teologiche ed andare, si dice, al concreto, non ha abbastanza approfondito eventuali problematiche, rishi e difficoltà connesse a questa scelta. È chiaro che nella Chiesa, oggi, diversi suoi pastori e teologi non hanno chiaro o, piuttosto, non intendono dare peso ai tre munera a motivo di una scelta democraticistica, nonstante che lo stesso Papa Francesco abbia ribadito che la Chiesa non è né una Ong, nè una democrazia. Petitio principî del Santo Padre, però, che lascia il tempo che trova.
Stop a nuovi strumenti e strutture
È tempo che, da più parti nella Chiesa, si ripete che non occorre rincorrere novità o cambiare strutture, bensì tornare ad una vita di santità. Ma poiché, ad idee confuse, od errate, non possono che seguire che orientamenti, decisioni e comportamenti errati, non si vede come cambiare se non attraverso una profonda riforma di stili della vita ecclesiale, che devono partire dalla riforma del suo pensiero in coloro che guidano e sostengono la dua quotidiana vita pastorale. Occorre ridare il giusto peso a grandi documenti pontifici e ad una rilettura non strumentale del Concilio Vat. II, che, lo si ricordi, non è l’unico concilio della Chiesa.
La Chiesa riflette e perde i pezzi. Perché?
Cosa scrive Mons. Mutsaerts? “Riportare chiaramente al centro della vita della Chiesa Cristo, la conversione, l’Eucaristia, l’evangelizzazione e la salvezza delle anime“.
Ecco l’articolo di Infovaticana del 14 Agosto 2026 …
Mutsaerts chiede a Leone XIV chiarezza di fronte a una Chiesa intrappolata in «processi e strutture» sinodali
“Il vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch (Paesi Bassi), Rob Mutsaerts, ha indirizzato una lettera aperta a Leone XIV nella quale chiede al Papa di riportare chiaramente al centro della vita della Chiesa Cristo, la conversione, l’Eucaristia, l’evangelizzazione e la salvezza delle anime. Il prelato olandese parte da una domanda che attraversa l’intero testo: dopo anni di riunioni, consultazioni e documenti del Sinodo sulla Sinodalità, quali sono stati realmente i suoi frutti per la fede e la missione della Chiesa?
La lettera, pubblicata da Mutsaerts, arriva mentre continua la fase di attuazione del processo sinodale, che sfocerà in un’Assemblea Ecclesiale a Roma nell’ottobre 2028. Il vescovo, che aveva già espresso pubblicamente le sue riserve sul Sinodo negli ultimi anni, avverte ora del rischio che ciò che è iniziato come un processo delimitato nel tempo finisca per diventare una forma permanente di funzionamento ecclesiale.
«Che cosa ha realmente portato tutto questo?»
Mutsaerts non nega le buone intenzioni di chi ha partecipato al processo né mette in discussione la necessità di ascoltare all’interno della Chiesa. La sua obiezione riguarda il criterio con cui dovrebbe essere misurato il risultato di questi anni. Per lui, il numero di incontri celebrati, documenti redatti o persone consultate dice poco se non è accompagnato da frutti concreti nella vita cristiana.
Da qui la successione di domande che rivolge a Leone XIV: «La fede si è rafforzata? Cristo è stato annunciato con maggiore chiarezza? L’identità cattolica si è approfondita? Più persone si sono convertite? Si assiste di più alla Messa domenicale? Ci sono più vocazioni sacerdotali? La catechesi è diventata più efficace? È aumentata la riverenza verso l’Eucaristia?».
La sua conclusione è chiara: «Quando ci si pone queste domande, è impossibile considerare il Sinodo un successo».
L’ausiliare olandese colloca la questione su un piano che considera precedente a qualsiasi dibattito [… Qui l’articolo continua per intero. Mutsaerts chiede a Leone XIV chiarezza di fronte a una Chiesa intrappolata in «processi e strutture» sinodali]
«La Chiesa non comincia con il nostro dialogo. Comincia con Cristo»
Le aspettative create dal processo sinodale
«Le grandi riforme cattoliche cominciarono con i santi»
«Santo Padre, ci dia chiarezza»
Nnn un processo permanente, ma chiarezza sul cammino verso Dio.