Emma Bonino e la Santa Inquisizione

Chiedo anticipatamente scusa ai lettori per la mia estrema franchezza ma certi commenti troppo “buonisti” da parte di non pochi cattolici sui social hanno fatto prepotentemente riemergere la mia anima toscanaccia e ghibellina, che sia pure a fatica cerco di reprimere quando tratto certi argomenti.

La radicale Emma Bonino ha speso tutta la sua vita per propagandare il male sotto tutte le forme: dal divorzio, all’aborto, alla legalizzazione delle droghe, dell’eutanasia e via elencando. Adesso finalmente è morta mettendo fine a decenni di devastante propaganda che ha contribuito per tanta parte a demolire quello che di buono ancora vi era nella società e nel popolo italiano, forgiato da secoli di cattolicesimo.

Va da se che adesso, dopo essere comparsa al cospetto di Dio – che sicuramente le avrà illustrato in dettaglio tutti i suoi “meriti” in politica – essa ha già ricevuto la sua ricompensa e lungi da chiunque il pensiero di volerla giudicare. Tanto più se si fosse pentita, magari in extremis, delle sue malefatte. Se così è stato Satana con suo grande scorno e nostra altrettanto grande soddisfazione avrà perso una anima sulla quale ha investito grandi attenzioni e risorse.

Personalmente avrei preferito assistere alla sua dipartita molti anni fa, assieme a coloro che con lei e prima di lei hanno combattuto tante nefaste battaglie. In questo caso probabilmente tante vite innocenti sarebbero state risparmiate. Ma i piani di Dio, che scrive diritto anche su righe storte secondo la celebre epigrafe di Paul Claudel, non sono i nostri piani.

Detto questo, dopo non pochi commenti comparsi sui social in cui si scambia la misericordia col buonismo e si dimentica che Dio è anche somma giustizia, non posso fare a meno di provare una grande nostalgia per la Santa Inquisizione, che al di là delle menzogne e cretinate dette e scritte sul suo conto – peraltro ampiamente smentite dalla storiografia anche laicista con dovizia di prove documentali – nonché avallate da parecchi preti e vescovi di scarsa e incerta cultura e dottrina, essa è e resta un dovere di Santa romana Chiesa e un diritto di noi cattolici.

E’ infatti un dovere per la Chiesa preservare la Parola di Dio e la purezza della dottrina che da essa deriva, impedendo che le fantasie, le interpretazioni e le cantonate di coloro a cui questa Parola è stata affidata erodano il depositum fidei, come infatti è avvenuto da quasi un secolo a questa parte.

D’altro canto è un diritto dei fedeli sapere che quello che esce dalla bocca dei sacerdoti, dei teologi e quel che viene insegnato nei seminari è conforme al magistero perenne e non è il portato di mode, ideologie e perfino eresie.

Purtroppo da troppo tempo la Chisa ha rinunciato alla disciplina teologica e dottrinale col risultato che siamo arrivati ad una fede “fai da te” in cui tutti, dall’ultimo prete ai vescovi, ai cardinali e forse anche più su, si sentono in diritto di aggiornare, addolcire, cambiare un magistero che si è formato in duemila anni di discussioni filosofiche e teologiche animate da dottori della Chiesa, fior di santi e pontefici. Il risultato è un popolo di Dio confuso e smarrito, che in nome di certo “misericordismo” ha il terrore di chiamare le cose col suo nome. Ad esempio di riconoscere che Emma Bonino è stata un personaggio squallido, votato al male e che ha servito la causa di Satana fino alla fine.

E sia ben chiaro: non intendo qui assolutamente colpevolizzare il cattolico medio che va la domenica a Messa, il quale subisce le tossiche omelie di certi sacerdoti a loro volta fuorviati e confusi. Da ghibellino me la prendo semmai con certo alto clero che sta dando il pessimo esempio e così tanto scandalo. Penso ad esempio a quel certo vescovo secondo il quale una legge omicida come la 194 «non è in discussione», o a quell’altro che ha ospitato nei locali della parrocchia la “partasciuttata antifascista”, organizzata dai nipotini di quelli che a guerra finita assassinarono migliaia di sacerdoti.

E’ dunque arrivato, non da ora, il momento di mettere in pratica uno dei principali doveri del cattolico: conoscere la vera Parola di Dio e la sua vera dottrina. Questo per mettere al riparo l’anima e la speranza della salvezza eterna dalle sconclusionate menzogne di troppi falsi profeti, ma soprattutto per ricominciare a riparare la barca di Pietro. Perché come disse quel sant’uomo di Fulton Sheen non saranno i sacerdoti a salvare la Chiesa ma i laici. E attenzione: questa non è più una opzione.

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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