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Se il primo capitolo ci ha condotti alle radici storiche della Preghiera di Gesù, questo secondo passo ci introduce al suo cuore più intimo — alla sua natura.
L’autore ci aiuta a comprendere che non si tratta semplicemente di ripetere un Nome, per quanto santo.
È qualcosa di più profondo e più vivo: è l’incontro consapevole tra due realtà — la pienezza infinita di Gesù e il nostro radicale vuoto interiore. Due realtà che, quando si toccano nell’atto sincero dell’invocazione, generano qualcosa di straordinario: quella pace, quella trasparenza interiore, quella intimità con Dio che ogni anima cerca, spesso senza sapere dove trovarla.
Un capitolo breve, ma denso. Leggetelo lentamente — anche una sola volta, con attenzione — e lasciate che le parole scendano più in profondità di quanto la mente possa subito afferrare.
Capitolo II – La natura della «Preghiera di Gesù»
La «Preghiera di Gesù», conosciuta anche come «Invocazione del Santo Nome» o «Preghiera del cuore», è una pratica spirituale che implica una forma profonda di preghiera. L’autore della Filocalia scrive: «Questa preghiera ci viene dai Santi Apostoli. Serviva loro per pregare senza interruzione, seguendo l’esortazione di San Paolo ai cristiani di pregare incessantemente».
Trasformata in corrente di spiritualità orientale, alcuni la considerano «la forma essenziale della mistica ortodossa» (Boulgakov). La sua natura consiste nell’invocazione o ripetizione costante del Nome di Gesù. Questa preghiera-invocazione conduce, chi la pratica con devozione e fedeltà, a uno stato di pace interiore, tranquillità della coscienza, sapienza spirituale, che trasforma profondamente l’individuo, offrendo un potente aiuto e un ambiente sicuro per vivere nell’intimità con Dio. Si potrebbe dire che è la piena realizzazione di quelle parole di Gesù: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me» (Gv 14,6).
L’essenza dell’invocazione consiste dunque [… continua QUI]