Dal 13 al 20 luglio scorso, mio marito e io abbiamo partecipato al viaggio in Norvegia con Russia cristiana[1]di Seriate. Sulla formula proposta dagli organizzatori in collaborazione con l’agenzia Duomo Viaggi di Milano si potrebbe scrivere molto e molto bene. Basti dire
soltanto che il viaggio diventa un incontro con la storia e la cultura di un popolo, ma soprattutto con persone che vivono la fede cattolica in una realtà molto diversa dalla nostra e ci testimoniano quanto è grande Dio anche laddove Egli viene ignorato o negato. Si creano inoltre legami di amicizia significativi e di condivisione con i partecipanti al viaggio.
La natura in Norvegia è bellissima: essa ci raggiunge ovunque con una distesa illimitata di boschi, con i suoi tranquilli fiumi e silenti laghi e con i tanti fiordi che la solcano partendo dalla costa e inoltrandosi fino all’interno per percorsi anche di duecento chilometri. Per pochi mesi all’anno, in estate, il sole non tramonta praticamente mai.
Il silenzio è ovunque; i più rumorosi sono i gabbiani. Le persone raramente sono a gruppi ma quando accade sembrano avere timore persino di respirare. Il traffico veicolare e dei battelli, che attraversano i fiordi, non si avverte quasi per nulla poiché è a propulsione elettrica, alimentato per la quasi totalità (più del 90%) da fonti rinnovabili. Vista la grande abbondanza di acqua, si tratta per lo più di energia idroelettrica. Le città anche le più grandi sembrano disabitate. In effetti, luglio è il mese delle vacanze. I norvegesi trascorrono il periodo di ferie in campagna, nei piccoli villaggi sparsi tra il verde, così come in inverno e nelle stagioni di mezzo escono dagli agglomerati urbani appena possibile (le ore lavorative sono 37 e mezza e molto flessibili) per praticare il loro sport nazionale: lo sci di fondo.

Il paesaggio urbano e rurale è discreto come la popolazione; pochi sono gli edifici che superano i tre piani. Le case sono per lo più simili fra di loro e, soprattutto, in campagna, sono costruite utilizzando il legno e dipinte di vari colori. Se si pensa che su una superficie che è più grande di un settimo rispetto a quella italiana vivono solo cinque milioni di abitanti e che un milione e mezzo di essi è concentrato a Oslo e dintorni, si avrà idea di quanto siano importanti le distanze e di come l’isolamento tra i villaggi possa influire sul carattere delle persone.
La Norvegia è senza dubbio all’avanguardia per il benessere tecnico-materiale offerto ai propri cittadini e agli stranieri che lavorano in quel paese. Non esiste infatti immigrazione illegale né evasione fiscale benché l’imposta MVA, equivalente alla nostra Iva, sia quasi sempre del 25%. Sempre più diffusamente la popolazione del Paese è un insieme di etnie (a Oslo più di cento), ma tutti gli stranieri presenti hanno lavoro. Non potrebbero infatti rimanere in Norvegia senza questa condizione. Per ottenere la cittadinanza, infatti, bisogna avere la residenza continuativa per almeno otto anni, conoscere la lingua a livello B1 e superare un test di conoscenza sulla società norvegese e le norme che la regolano. Contrariamente a quanto forse si pensa, il tasso di natalità è molto basso per cui, se continuano così, gli eredi degli antichi Vichinghi si estingueranno. Il tenore di vita è, invece, molto alto.
La ricchezza di cui gode il paese scandinavo e i cui effetti si vedono ovunque (nelle infrastrutture, nei servizi, nei trasporti efficienti, nei libri e nell’istruzione gratuita) è dovuta alla scoperta del petrolio nel Mar di Norvegia e all’uso attento dei guadagni ottenuti dalla saggia amministrazione dell’oro nero. Le risorse petrolifere sono gestite dallo Stato che ha destinato parte dei guadagni a un fondo sovrano, il più ricco al mondo, per garantire il benessere delle generazioni a venire. Un’altra parte di questo tesoretto è servito per potenziare i servizi e le infrastrutture.
L’impressione arrivati a Oslo è quella di grande compostezza e di silenzio. Pensavamo appunto che non ci fossero abitanti, poi si sono materializzati in grande numero (circa novantamila persone attente e disciplinate) per accogliere la loro nazionale di calcio, qualificata ai quarti di finale dei recenti campionati del mondo. In quell’occasione, davanti a palazzo reale, i norvegesi non appaiono così chiusi e individualisti come ci aveva detto la nostra guida. O forse, aiutati da qualche bicchiere di birra o sidro, rigorosamente leggeri e con poco alcool, riscoprono un aspetto importante del loro essere uomini, vale a dire il piacere di stare insieme ai propri simili accolti e raccolti in un avvenimento più grande di loro. Assistiamo a un’esplosione di gioia collettiva, sobria e controllata, ma intensa. I giocatori della squadra, acclamati come eroi, sono ricevuti dal loro anziano re, Harald V, che, a quasi novant’anni, dimostra ancora una energia sorprendente. Forse in questa occasione i norvegesi assaporano quanto sia bello trovarsi insieme per qualcosa di importante. Il caso della squadra di calcio dimostra, se pur con una pallida analogia, che una tradizione di fede quale è quella cattolica, per essenza comunitaria, è in grado di far vibrare corde sconosciute del cuore quale è l’esigenza di trovare un significato alla vita e di condividerlo con altri.
A tal proposito, le conversioni alla fede di cui ci parlano per esempio Paolo e Gemma a Trondheim e, soprattutto, don Pepe, che guida la comunità di Comunione e Liberazione della città e dintorni, avvengono quasi sempre per il fascino esercitato sui norvegesi da uno stile di vita per loro molto strano, improntato alla convivialità, alla stima reciproca e alla certezza che nella compagnia umana della Chiesa dimora Cristo risorto. Di temperamento, come ho già detto, la popolazione locale è molto chiusa e riservata. La guida italiana di Bergen ci dice che dopo quindici anni di permanenza in quella città è riuscita a ‘legare’ solo con due persone con le quali ha un rapporto di vera amicizia.
Quindi, il risultato di tale benessere materiale è una società appiattita orizzontalmente, senza alcuna dimensione trascendente, pertanto, la vita si risolve in un ciclo continuo di nascita e di morte nel quale non c’è posto per l’eternità della persona, ma solo per l’eternità della materia. Veniamo a sapere dalle guide italiane che ci accompagnano in loco del numero alto dei suicidi (tra il 9,9 e il 11,8 casi ogni 100 mila abitanti, circa il doppio dell’Italia) soprattutto fra i giovani adulti. L’efficienza di un sistema non basta dunque a rispondere alle domande più profonde dell’essere umano.

Per quanto riguarda le tracce rimaste del passato e della storia cristiana della Norvegia, poco è rimasto a causa soprattutto degli incendi che, nel corso dei secoli, hanno via via distrutto città e villaggi. La Norvegia si converte nel corso del X e XI secolo grazie all’opera evangelizzatrice di re Haakon il Buono (Olaf I) e di suo figlio Olaf II. Di quel periodo rimangono solo ventotto chiese tipiche in legno, le cosiddette stavkirke, mentre sono scarse le cattedrali anche a causa della riforma luterana che è dilagata nei paesi scandinavi nel XVI secolo con la distruzione di monasteri, chiese e conventi e l’impoverimento di quelle rimaste.

Fa eccezione la bellissima cattedrale di Trondheim (denominata cattedrale di Nidaros, dal nome antico della città), anch’essa passata alla confessione luterana, ma ben conservata. Custodisce le spoglie del santo re Olaf ed è il punto di inizio del cammino di pellegrinaggio verso Roma o Santiago oppure il punto di arrivo del pellegrinaggio norvegese del santo re Olaf, appunto, uno dei cammini storici di origine medievale. Arrivederci in Norvegia, dunque, con Russia cristiana.

NOTE
[1] L’associazione fondata nel 1957 da padre Romano Scalfi si è occupata da allora di tenere vivo il legame con la cultura e la tradizione russa aiutando il dissenso e favorendo la conoscenza in Occidente del martirio di tanti cristiani e di oppositori al regime sovietico. Negli ultimi anni, oltre alle attività culturali e religiose, si è aggiunto il settore dei viaggi in luoghi significativi per la storia del cristianesimo in Europa e nel mondo.






