Ha fatto nuovamente scalpore la scomunica inflitta ai nuovi vescovi ordinati dalla fraternità San Pio X (i famigerati “levebvriani”, spina nel fianco e fumo negli occhi per i “modernisti”), ma chi sono veramente questi “scismatici” – almeno per taluni cattolici laici ed ecclesiastici – che però pregano per il Papa in carica, sono devoti alla Madonna, e mentre interi episcopati (in Germania, ad esempio) destano non poco scandalo per le loro fughe in avanti, difendono l’ortodossia cattolica?
Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, due benemeriti autori cattolici di libri e articoli pubblicati su numerose testate, hanno intervistato nel 2007 in esclusiva Bernard Fellay, successore di monsignor Lefebvre, il fondatore della Fraternità San Pio X. Da questo documento emerge un profilo particolare e inedito sui sacerdoti che, nel terzo millennio, celebrano la messa di San Pio V, portano la veste talare e parlano di tradizione.
Chi sono questi sacerdoti e i fedeli che li seguono? Sono veramente persone fuori dal mondo e dal tempo, come vengono dipinti ogni volta che si parla di loro, o hanno qualche cosa di serio da dire sul presente e persino sul futuro?
Sono degli scomunicati e degli scismatici da cui stare alla larga pena la salvezza dell’anima, o sono parte della Chiesa?
Insomma, chi sono questi “lefebvriani”?
Il libro – poche e scorrevoli pagine – che è possibile scaricare QUI ha il solo intento di far conoscere meglio, attraverso una testimonianza di prima mano, una realtà calunniata da alcuni, mitizzata da altri, senza voler prendere le parti di nessuno. Anche se la speranza di chi scrive è che presto la Chiesa ritrovi la bussola che sembra aver smarrito il cui ago non può che puntare verso una e unica stella polare: la tradizione.
Tradizione che non significa tornare nostalgicamente al vecchio, ma procedere verso il nuovo in continuità col passato – l’ermeneutica della continuità di Benedetto XVI – senza quegli strappi che hanno portato nella Chiesa non quella nuova primavera attesa e annunciata dopo il Vaticano II, ma un gelido inverno, causato da quelle “novità” dottrinali e liturgiche ideologicamente imposte e che i nostalgici “indietristi” di quella rivoluzione fallita ancora accanitamente difendono.
Come sempre ringraziano Rassegna Stampa per aver concesso il link al loro sito