La Preghiera di Gesù, che va anche sotto il nome di Preghiera del cuore, di per sé senza una accezione di carattere affettivo, da decenni è sempre più conosciuta anche in Occidente. Va detto, però, che l’invocazione del Nome, potente in Cielo, in terra e sottoterra (Fil 2,10-11), anche se in modi diversi, ed ancora più semplici, era ed è conosciuta e praticata anche in Occidente da
parecchi secoli. Essa affonda le radici nelle Scritture. In particolare, il Nome di Gesù ha caratterizzato fin dagli albori dell’Ordine la spiritualità francescana, sia del Santo d’Assisi che dei suoi eredi spirituali. Nei Cappuccini divenne anche preghiera affettiva ed intensiva. Io stesso, da adolescente, risaliamo quindi a poco più di cinquant’anni fa, potei costantemente ascoltarla dalle labbra bisbiglianti di un santo frate anziano, già missionario in Eritrea.
Al di là delle origini, essa veramente è una preghiera potente, informante ed uniformante a Cristo. Il 3 Gennaio, la Chiesa celebra la Memoria facoltativa del Santissimo Nome di Gesù. Il SS. Nome di Gesù fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere culto liturgico. San Bernardino da Siena circondò il Santissimo Nome di inenarrabile amore ed con esso portò la pace nei cuori di famiglie e città in guerra. Aiutato da altri confratelli, sopratutto dai beati Alberto da Sarteáno e Bernardino da Feltre, diffuse con tanto slancio e fervore il Santissimo Nome di Gesù anche attraverso tavolette che recavano dipinte le lettere JHS sormontate dalla croce. Tale simbolo fu adottato anche dai Gesuiti e compare sull’Hostia Magna per la Celebrazione Eucaristica. Venne poi istituita la festa liturgica e nel 1530 Papa Clemente VII autorizzò l’Ordine francescano a recitarne l’Ufficio.
I Fratelli Certosini, sul loro Blog Cartusialover, offrono una serie di puntate sulla Preghiera di Gesù e la sua pratica. Riprendiamo qui la prima puntata.
La preghiera di Gesù (Capitolo 1)
(Posted on 14 giugno 2026 by cartusialover)
Eccoci, cari lettori. Domenica è arrivata — e con essa il primo passo del nostro cammino.
Il capitolo che vi propongo oggi non è ancora la pratica della Preghiera di Gesù: è qualcosa di altrettanto necessario. È la scoperta delle sue radici. L’autore ci conduce alle origini stesse di questa invocazione — non in un’aula teologica, ma nella vita concreta di Gesù, tra i malati che Lo chiamavano per nome, tra gli apostoli che Lo portavano sulle labbra e nella penna, tra i monaci del deserto che fecero di quel Nome il respiro della loro esistenza.
Scopriremo come questa piccola preghiera abbia attraversato secoli e continenti, dall’Oriente al Sinai, dal Monte Athos alla Russia, fino all’Occidente monastico — portata di mano in mano come una fiamma che non si spegne.
Leggete con calma. È solo il primo passo — ma ogni grande cammino comincia così.
Capitolo I – L’origine dell’invocazione del Santissimo Nome
Si può affermare che l’invocazione del Santissimo Nome di Gesù è una pratica antica quanto il Cristianesimo stesso; infatti, è nata nella vita di Gesù. Sappiamo che malati e bisognosi si avvicinavano a Lui invocando il suo Nome. Ne è esempio il grido supplichevole e ardente del cieco Bartimeo: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me» (Mc 10,46). Manifestazioni di questa invocazione si trovano anche nell’uso frequente e devoto del Santissimo Nome negli scritti apostolici, dove appaiono espressioni piene di tenerezza e grandezza (es. At 4,11-12; Fil 2,9-10; Gv 16,23-24). Gesù era così profondamente radicato nel cuore degli apostoli che il suo Nome sgorgava spontaneamente dalle loro labbra e dalla loro penna; basti pensare alle quasi 500 volte in cui il nome di Gesù appare negli scritti di San Paolo…
L’invocazione del Nome di Gesù era così comune ed efficace tra i primi cristiani che persino estranei, non cristiani, cercarono di approfittarne. È interessante e curioso il caso raccontato da San Luca riguardo ai sette figli del sommo sacerdote Sceva. Vedendo che l’invocazione del Nome di Gesù da parte dei cristiani produceva effetti meravigliosi su malati e posseduti, anche loro tentarono di usarla, invocando il Santo Nome di Gesù come faceva San Paolo su un posseduto. «Ma lo spirito maligno rispose loro: Conosco Gesù e so chi è Paolo; ma voi, chi siete? E l’uomo posseduto dallo spirito maligno si scagliò su di loro, li sopraffece con tale violenza che dovettero fuggire da quella casa nudi e coperti di lividi. E tutti gli abitanti di Efeso vennero a sapere dell’accaduto… e il Nome del Signore Gesù fu esaltato» (At 19,13-18).
Col tempo, questa invocazione divenne una devozione o una forma di preghiera molto praticata in Oriente, fino a diventare un prezioso tesoro della spiritualità cristiana. Pratica comune tra i cristiani, fu subito introdotta nel monachesimo primitivo, che la sviluppò, conservò e trasmise come ricca eredità monastica.
Dai monaci dei primi secoli, passò attraverso le Chiese orientali ai Padri greci del Medioevo bizantino: Gregorio Palamas, Simeone il Nuovo Teologo, Massimo il Confessore, Diadoco di Fotice, ecc. Dalle Chiese greche giunse a quelle slave, soprattutto alla Russia, verso la metà del XIV secolo. Qui, San Sergio, fondatore del monachesimo russo, e i suoi discepoli, diffusero l’invocazione di Gesù. Il monaco russo Paisij Velirchkovky la divulgò tra il popolo.
Questa invocazione del Nome di Gesù divenne nota con la denominazione semplificata di «Preghiera di Gesù» o «Preghiera del cuore». Questa tradizione spirituale ebbe i suoi principali centri vitali nei monasteri del […]