Perché ho scritto un libro sulla scuola cattolica

Genesi di uno scritto

Ci sono libri che nascono da un’idea. Altri da una domanda. Questo, per me, è nato da un’urgenza.

Ho voluto scrivere “La Scuola Cattolica in Italia: 1993-2025. Storia, dati e prospettive strategiche” perché da tempo sentivo che sul tema della scuola cattolica mancava qualcosa: non un’ennesima difesa d’ufficio, non un manifesto nostalgico, non una denuncia generica, ma un lavoro capace di guardare la realtà per ciò che è. Con gratitudine, con realismo e con la libertà di chi sa che amare una cosa significa anche saperne riconoscere le ferite.

Tra due scuole

La mia attenzione per questo tema non nasce da lontano in senso astratto. Nasce dalla mia storia personale. Ho studiato per una parte della mia vita in una scuola cattolica e per un’altra in una scuola statale. Ho visto dall’interno ambienti educativi diversi, sensibilità diverse, modelli diversi di rapporto tra scuola, famiglia, cultura e persona. In seguito, ho anche seguito in prima persona progetti di istruzione parentale, entrando a contatto con una domanda educativa nuova, spesso inquieta, talvolta ancora fragile, ma certamente reale.

Oltre le sensazioni

A un certo punto mi sono reso conto che non bastava più affidarsi alle impressioni. Bisognava capire. Capire dove stesse andando il settore. Capire se la crisi della scuola cattolica fosse solo quantitativa o anche identitaria. Capire se il calo degli alunni e delle strutture raccontasse semplicemente un declino o, più profondamente, una trasformazione della domanda educativa.

Per questo ho studiato oltre tre decenni di dati. Ho ricostruito l’evoluzione normativa. Ho analizzato fonti ufficiali, serie storiche, indicatori, passaggi legislativi, mutamenti demografici, dinamiche economiche e trasformazioni sociali. Ho cercato di tenere insieme i numeri e le persone, perché i numeri, senza giudizio, diventano aridi, ma il giudizio, senza numeri, rischia di diventare ideologia.

Guardare la crisi per costruire il futuro

Il quadro che emerge è severo. La scuola cattolica in Italia manifesta una crisi strutturale evidente, misurabile, documentabile. Non si tratta di una sensazione diffusa né di un’impressione pessimistica: è un processo lungo, profondo, che attraversa almeno tre decenni e che oggi chiede di essere affrontato senza rinvii.

Eppure, proprio qui sta il punto decisivo: quei numeri non dimostrano che la funzione della scuola cattolica sia esaurita. Dicono piuttosto che non può più essere data per scontata.

Le domande che le famiglie affidano al futuro

La scuola cattolica oggi è forse più necessaria di ieri, ma non può permettersi di vivere come se il contesto fosse ancora quello di ieri. Le famiglie sono cambiate. La società è cambiata. Il rapporto con l’autorità, la tradizione, la fede, la cultura e la libertà educativa è cambiato. Anche la domanda di educazione cristiana non è sparita: in molti casi si è spostata, ha assunto forme nuove, ha cercato altri linguaggi, altri luoghi, altre modalità.

Questo dato, a mio avviso, va preso molto sul serio. Non va liquidato come fenomeno marginale, né idealizzato ingenuamente. Va compreso. Perché quando una famiglia cerca altrove ciò che non trova più nella scuola tradizionale, sta ponendo una domanda. E quella domanda interpella tutti: scuole, diocesi, gestori, insegnanti, associazioni, decisori politici, comunità cristiane.

Aprire il cantiere, non difendere le rovine

Lo scopo del libro, quindi, non è stato soltanto quello di pubblicare un volume. È stato quello di aprire un dibattito che porti all’azione.

Ho scritto per provare a smuovere coscienze, idee, intelletti. Perché non credo che la scuola cattolica possa essere rilanciata con qualche slogan, né con qualche aggiustamento cosmetico. Serve un cantiere vero: culturale, educativo, gestionale, normativo, spirituale. Serve una riflessione onesta sulla sostenibilità economica, sulla parità incompiuta, sulla qualità didattica, sull’identità cristiana, sulla formazione degli educatori, sulle reti territoriali, sul rapporto con le famiglie, sulla comunicazione pubblica e sul ruolo delle nuove forme educative. E serve agire, subito, senza ulteriori indugi.

Sulle spalle di giganti

Ma sarebbe ingiusto, e anche profondamente sbagliato, presentare questo lavoro come se nascesse nel vuoto o come se pretendesse di inaugurare da solo una riflessione che, in realtà, molti stanno già portando avanti con competenza, dedizione e coraggio.

Devo moltissimo a tutti coloro che, da anni, lavorano in questa direzione: a chi raccoglie dati, a chi studia le tendenze demografiche ed economiche, a chi analizza il quadro normativo, a chi osserva la vita quotidiana delle scuole, a chi accompagna le famiglie, a chi dirige istituti spesso tra mille difficoltà, a chi insegna con passione, a chi prova a costruire reti, a chi non si rassegna all’idea che la libertà educativa debba restare un principio proclamato ma non pienamente realizzato.

Questo libro è anche debitore di questo lavoro diffuso, spesso silenzioso, talvolta poco riconosciuto, ma essenziale. Senza questa costellazione di esperienze, studi, testimonianze e fatiche, nessuna analisi avrebbe davvero radici nella realtà.

La crisi può diventare una nuova stagione

Proprio per questo, l’auspicio più grande è che da qui possa nascere, o almeno rafforzarsi, un’azione congiunta. La crisi della scuola cattolica non può essere affrontata da singoli studiosi, gestori, associazioni o comunità educative. Serve una convergenza seria tra chi già raccoglie dati, chi elabora analisi, chi governa le istituzioni scolastiche, chi rappresenta le famiglie, chi ha responsabilità ecclesiali, chi opera nel campo politico e amministrativo, chi vive ogni giorno dentro le aule.

Non per uniformare tutto, né per cancellare le differenze di sensibilità e di approccio, ma per riconoscere che la posta in gioco è troppo alta per procedere in modo disordinato.

La scuola cattolica ha bisogno di meno retorica e di più responsabilità. Meno difese automatiche e più capacità di governo. Meno frammentazione e più alleanze intelligenti. Non ho scritto questo libro per offrire soluzioni facili. Ho cercato piuttosto di formulare raccomandazioni strategiche: indicazioni operative, discutibili certamente, ma fondate su un’analisi.

La necessità di un incontro

Un cantiere, però, non si apre da solo. Si apre quando molti accettano di incontrarsi, condividere dati, confrontare analisi, riconoscere problemi comuni e immaginare soluzioni praticabili. Si apre quando chi ha le responsabilità educative decide di non rinviare più. Quando chi custodisce una tradizione capisce che custodire non significa congelarla, ma farla vivere. Quando chi ama la scuola cattolica smette di accontentarsi della sopravvivenza e torna a domandarsi quale missione debba avere nel presente.

Per me, questo libro è nato da qui: da una storia personale, da un’inquietudine intellettuale e da una convinzione profonda. La crisi della scuola cattolica è reale, ma non è una condanna. Può diventare il punto di partenza di una nuova stagione se avremo il coraggio di guardarla in faccia insieme.

I dati ci dicono che non possiamo più aspettare.

La fede, la ragione e la responsabilità educativa ci dicono che vale ancora la pena ricominciare.


Un seme dentro un’opera più grande

Il volume è disponibile in versione cartacea ed ebook:

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Questo libro è acquistabile con Carta Cultura Giovani, Carta del Merito, Carta del Docente e/o Carta della Cultura quando viene venduto e spedito da Amazon.

Una parte del ricavato sarà destinata a sostenere l’associazione Luces Veritatis, contribuendo a un progetto ecclesiale e culturale più ampio.

Credits: Immagine di proprietà dell’autore Luca Lezzerini concessa in licenza CC BY-ND-4.0

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Author: Luca Lezzerini

Luca Lezzerini, romano, è docente universitario e consulente nei campi dell’ingegneria informatica, dell’ingegneria organizzativa e gestionale, dell’ingegneria logistica e dei modelli di compliance. Affianca imprese, enti e realtà formative nello sviluppo di processi, sistemi informativi e strutture organizzative orientate alla responsabilità, alla sicurezza del lavoro e alla tutela della persona. Autore e formatore, si occupa di documentazione tecnica e percorsi didattici su software engineering, organizzazione aziendale e governance dei rischi, con particolare attenzione all’impatto antropologico delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale. È impegnato nello studio della Dottrina sociale della Chiesa e nel dialogo tra fede, lavoro e trasformazioni tecnologiche, che cerca di integrare nella propria attività professionale, editoriale ed ecclesiale.

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