Lunedì 8 giugno Leone XIV ha tenuto un memorabile discorso ai membri del Parlamento spagnolo, durante il viaggio apostolico in Spagna (6-12 giugno 2026).
Considerando la determinazione del premier Pedro Sanchez di introdurre il “diritto” di aborto in Costituzione, sull’esempio della Francia laicista, la presenza e le parole del Santo Padre in difesa dei principi non negoziabili risultano estremamente opportune e importanti; per vigore e fermezza hanno ricordato i memorabili interventi di San Giovanni Paolo II e lo storico discorso di Santa Teresa di Calcutta in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace (11 dicembre 1979).
È possibile leggere l’intero discorso del pontefice al link, mentre di seguito sono riportati alcuni dei passaggi più significativi dal punto di vista della tutela della vita umana, dal concepimento alla sua fine naturale, della famiglia e dell’educazione dei figli.
[…] Come ho ricordato nella mia recente Enciclica, la tecnologia in sé stessa non è neutra, perché assume il volto di chi la concepisce, la finanzia, la regola e la utilizza (cfr Magnifica humanitas, 9); per questo, di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, il nostro discernimento deve concentrarsi sul posto che occupa la persona umana nelle nostre decisioni e su come si prospettano oggi, in modo nuovo, la dignità del lavoro, la solidarietà, la politica sociale e il bene comune.
Questo discernimento parte da un’affermazione fondamentale: ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento (cfr Benedetto XVI, Discorso al Parlamento Federale tedesco, 22 settembre 2011). Essa appartiene a ogni essere umano per il fatto stesso di esistere, e per questo deve orientare ogni ordinamento giuridico positivo. La fede cristiana la proclama a partire dalla Rivelazione; la ragione umana può riconoscerla come esigenza inscritta nella verità dell’uomo (cfr ibid.). Quando questa convinzione rimane viva, il diritto diventa tutela di tutti e garanzia contro l’imposizione di interessi e programmi particolari.
Su questa base, mi è dato oggi di rivolgere una parola serena e decisa a coloro che hanno la grave responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale. Tale convivenza può vedersi minacciata dalla cultura dello scarto, come ha più volte osservato Papa Francesco (cfr Discorso all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, 27 settembre 2021). In questo senso, se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità.
Il bene comune è, in un certo senso, “la forma sociale della dignità umana” (cfr Magnifica humanitas, 59). Esso non consiste nella mera somma di interessi particolari, ma nell’«insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» (Gaudium et spes, 26). Quando il bene comune cessa di essere un orizzonte condiviso, l’azione pubblica rischia di frammentarsi in interessi parziali, incapaci di custodire ciò che appartiene a tutti.
In questo contesto riveste particolare importanza la famiglia, prima realtà umana e fondamento naturale della comunità. Nell’ambito familiare si intrecciano le generazioni e si trasmette una memoria viva che dà continuità interiore alla società. Laddove la famiglia è sostenuta, si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale delle nazioni. La famiglia sarà sempre la prima scuola di umanità dove si impara, prima che in qualsiasi altro luogo, la grammatica elementare della convivenza: accogliere la vita, prendersi cura dell’altro, perdonare, servire e appartenere.
Anche le istituzioni educative rivestono un ruolo decisivo in questo compito. In esse, le nuove generazioni possono imparare a cercare e ad amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona. Perciò molti genitori, desiderosi che i propri figli imparino a relazionarsi con gli altri, a pensare con spirito critico e ad acquisire valori solidi, ripongono in esse grandi speranze, come preziose alleate nella loro educazione. Questa collaborazione deve sempre rispettare il «diritto primario e inalienabile» dei genitori di «scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose» (cfr Magnifica humanitas, 143; Patto internazionale sui diritti civili e politici, art. 18.4).
Particolarmente significativa la standing ovation. Televisioni e giornali non concordano nello stabilire la sua durata. Si parla di un minimo di quattro minuti fino a sette od otto, che hanno visto uniti i parlamentari alla conclusione del discorso di Leone XIV:
Un altro segno importante è la straordinaria partecipazione di popolo alla Processione del Corpus Domini domenica 7 febbraio a Madrid: due milioni di persone.
Deo gratias!