Riceviamo notizia del Pellegrinaggio annuale di NSC-I.
NSC-I è l’acronimo che sta per “Nostra Signora della Cristianità – Italia”.
NSC è un pellegrinaggio annuale al Sacro Speco di San Benedetto a Subiaco, in Lazio, organizzato da un gruppo di fedeli laici cattolici, che frequentano la
Santa Messa secondo la forma straordinaria del Rito Romano Antico (Vetus Ordo). Il pellegrinaggio si svolge in prossimità della festa di San Marco Evangelista (25 Aprile).
In spirito di comunione ecclesiale, ci sembra opportuno far conoscere questa iniziativa devota.
L’intervista ad un giovane universitario, neo convertito e generosamente e radicalmente entusiasta, illustra il significato di questo pellegrinaggio e mette in evidenza come la spiritualità legata al Vetus Ordo abbia ancora tanto da offrire anche ai giovani e non solo agli anziani che, irrispettosamente, qualcuno sembra definire nostalgici.
Nella Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, c’è posto per sensibilità diverse sempre nell’unità della stessa Fede e capaci di contagiarsi reciprocamente.
Libertà e Persona, sempre attenta alle iniziative organizzate e promosse dai giovani, invita i suoi lettori a sempre meglio conoscere per sempre meglio amare.
Per la Redazione, Gian Piero Bonfanti
Pubblichiamo l’intervista effettuata dal blog InfoCatólica ad uno dei due organizzatori e riportiamo il sito al quale fare riferimento NSC ITALIA. I nostri lettori del Veneto possono inoltre far riferimento anche a Matteo Grassetin 340 0638560
Come è nata l’idea del primo pellegrinaggio del NSC in Italia? Chi sono gli organizzatori?
L’idea del pellegrinaggio è nata dopo che, insieme ad altri giovani, abbiamo partecipato all’omonimo pellegrinaggio di NSC-España, da Oviedo a Covadonga. Dopo quel lungo cammino di tre giorni, vissuto insieme a tanti altri giovani cattolici tradizionali, sulle orme degli eroi della Reconquista e benedetti dalla Santa Messa antica, abbiamo deciso che quel bellissimo modo di evangelizzazione — il cammino di fede, che per millenni ha convertito i cattolici di tutta Europa — dovesse nascere anche in Italia, e in particolare a Roma.
Gli organizzatori siamo io (Giacomo Mollo) e un altro ragazzo (Nicolò Toppi), entrambi laici che frequentano la Messa tradizionale, supportati però da un bel gruppo di giovani volontari.
Perché da Roma a Subiaco? Toccherà altri luoghi importanti?
L’idea era quella di un pellegrinaggio europeo per i cattolici di tutto il continente. Quale luogo migliore di Subiaco, dove il Patrono d’Europa, San Benedetto — colui che ha fondato il monachesimo occidentale — ha trascorso il suo periodo di vita eremitica? E naturalmente non vi era luogo migliore da cui partire che Roma, capitale della Cristianità e della Chiesa Cattolica universale, in particolare Santa Maria Maggiore, la basilica che custodisce la culla del Redentore.
Percorreremo poi la Via Appia Antica, calpestata da san Paolo apostolo; attraverseremo Castel Gandolfo, residenza storica dei Papi; arriveremo a Genazzano il secondo giorno, salutando la Madonna del Buon Consiglio, alla quale sono devoti molti cattolici, tra cui gli Agostiniani ed in particolar modo il Santo Padre Leone XIV. Infine, giungeremo al Sacro Speco di San Benedetto, a Subiaco.
Perché ad aprile?
L’idea era quella di partire in una data importante per i cattolici italiani, con un forte legame ai luoghi che attraverseremo. Per questo abbiamo scelto di partire da Roma il 25 aprile, festa di San Marco Evangelista, il più anziano e l’unico dei quattro evangelisti ad aver scritto il Vangelo a Roma, sulle testimonianze del Padre della Chiesa e primo Papa, San Pietro, del quale era allievo.
Il 26 aprile, secondo giorno di pellegrinaggio, saremo invece a Genazzano, in occasione della festa della Madonna del Buon Consiglio, luogo in cui è custodita la sacra immagine.
Abbiamo inoltre scelto un periodo in cui non fossero già presenti altri pellegrinaggi tradizionali avviati. Abbiamo quindi dovuto escludere maggio e giugno per via di Chartres, luglio per Covadonga, agosto per Luján e settembre per Fatima. Da qui la scelta del mese di aprile.
In che modo vi siete ispirati ad altri pellegrinaggi come Chartres, Covadonga o Luján?
Abbiamo cercato di prendere spunto dagli altri pellegrinaggi soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione e la gestione del cammino. Abbiamo quindi mantenuto una struttura simile, articolata in capitoli, tappe e campi, con soste durante il percorso e pasti organizzati.
Naturalmente, trattandosi del primo anno, siamo consapevoli che ci sia ancora molto da migliorare e da ottimizzare in vista delle edizioni future.
Perché è importante promuovere la liturgia tradizionale a Roma e in Italia?
Mai come adesso è importante far conoscere quella che per molti è la messa “antica”, per noi giovani però che veniamo dal Novus Ordo e abbiamo riscoperto il Vetus Ordo, la messa “nuova” non è quella che ci hanno imposto di seguire da ragazzi, ma è questa che abbiamo scelto di seguire da cristiani adulti e confermati nella fede cattolica.
Quanti capitoli e partecipanti prevedete?
Essendo il primo anno, non ci aspettiamo una partecipazione eccessiva. Veniamo inoltre da un anno giubilare che ha impegnato i cattolici di tutto il mondo. Per noi l’importante è iniziare, dando finalmente avvio al pellegrinaggio italiano.
Per quanto riguarda i numeri, è difficile fare pronostici, ma siamo organizzati in modo adeguato anche nel caso di un’adesione più consistente.
Parteciperanno molti gruppi e istituti ecclesiali?
Come organizzatori abbiamo invitato tutti gli istituti tradizionali (ICRSS, FSSP, IBP…). Inoltre, parteciperanno numerosi sacerdoti diocesani che celebrano la Messa tradizionale.
Il pellegrinaggio resta comunque aperto a tutti e la partecipazione è accessibile anche — e soprattutto — a chi non conosce la Messa antica e la liturgia tradizionale, poiché uno dei nostri principali obiettivi è proprio far conoscere il rito antico a chi vi si avvicina per la prima volta.
Quali frutti spirituali sperate di ottenere?
L’obiettivo principale è la santificazione dell’anima e l’acquisizione di una maggiore coscienza di fede da parte dei fedeli che parteciperanno al pellegrinaggio. Speriamo inoltre che questa esperienza possa incentivare i giovani europei alla riscoperta della fede cattolica, attraverso un cammino militante che li avvicini a Dio e alla Santa Messa, permettendo loro di apprezzare anche la bellezza della liturgia tradizionale.
Perché vale la pena partecipare?
Come ho potuto sperimentare anch’io, il pellegrinaggio è un’esperienza che può cambiare la vita e che offre il tempo e lo spazio per riflettere su come vivere al meglio la propria fede, ancor più quando il cammino è accompagnato dalla Santa Messa — quella antica — che per bellezza e solennità non è seconda a nessuno.
Il pellegrinaggio di NSC-ITALIA ripercorre alcuni dei luoghi più antichi e sacri per i cattolici, contribuendo a creare una coscienza comune delle radici cristiane del nostro continente.
Qualche riga su di te, sul tuo ruolo nel pellegrinaggio.
Mi chiamo Giacomo Mollo, ho 25 anni, studio Economia e sono uno dei due organizzatori del pellegrinaggio. Sono un laico e frequento la Messa antica da soli due anni, ma grazie a questa esperienza, come molti miei coetanei, ho potuto riavvicinarmi alla fede, confermandomi nella Chiesa cattolica attraverso la Cresima.
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