Dio può soffrire? IV parte

di Marcello Giuliano

 Vedendo il Crocifisso di Niccolò Di Pietro Gerini vediamo il Padre

gerini

Questa icona, intitolata nei cataloghi come: Trinità con San Francesco d’Assisi e Santa Maria Maddalena (Dipinto), Sec.XIV inv. 1890, n. 3944 , mi fa pensare a quella scheda anagrafica, redatta da un addetto alla catalogazione dei beni culturali, il quale annotò, circa una pala del Battesimo di Gesù: “Uomo con piccione”. Tale modo di catalogare

fa sorridere, quando lo stesso titolo di una pala, di una Chiesa, dovrebbe indicare il senso dell’opera e il suo senso deve far cogliere il cuore della sua natura. Potremmo pensare a Santissima Trinità delle Stimmate, o Trinità della Passione, o Trinità in passione, o Trinità compassibile …., non certo Trinità con San Francesco e Maria Maddalena, anche perché, poi, questi titoli da catalogo, si trascinano in tutti i commenti alle opere stesse, per ovvi motivi di identificazione. Non a caso tali commenti sovente tralasciano il senso simbolico liturgico dell’opera per soffermarsi su una lettura puramente tecnica, estranea, probabilmente, allo stesso artista.
La prima cosa da dire, dopo aver contemplato la bellezza, che coinvolge e l’occhio e l’intelligenza e il cuore, è chiedersi perché in questa icona, come in molte altre, la Trinità, pur nell’atto di partecipare alla passione di Cristo, sembra presentare le Persone secondo una linea gerarchica. Questo è quanto si nota da una prima lettura. Ma se leggiamo con gli occhi del Vangelo, notiamo il Vangelo dire al credente, come allo studioso, «chi vede me, vede il Padre». Il primo che vediamo è sempre Gesù. E, anche nella passione, vedendo Gesù, vediamo il Padre. Sempre Gesù, in ogni condizione, è volto del Padre. Ma di mezzo c’è lo Spirito, rappresentato dalla colomba, come nel Battesimo. Ebbene, incontrato il Gesù storico e il Gesù dell’Annuncio, lo si potrà riconoscere Immagine del Padre solo se in ascolto dello Spirito, «che vi insegnerà ogni cosa».
Si tratta di una spiegazione molto semplice e immediata della scelta apparentemente gerarchica nella presentazione delle Tre persone, alla luce evidente dei Vangeli nel processo rivelativo. Di fatti, solo nello Spirito, il cristiano potrà accettare che il Padre, con il Volto del Figlio, regga la croce e che questa non sia una tortura maligna del Padre nei confronti del Figlio, bensì uno stendardo di vittoria, come si legge nel vessillo bianco della Crocifissione di Giotto, in Santa Maria della Carità (Cappella Scrovegni, Padova), del 1305. Sul vessillo bianco, crociato in rosso, -il sangue salvifico di Cristo- è scritto nei quattro riquadri, dall’alto in basso, la scritta VIC-TOR MOR-TIS. Il Vincitore della morte, che viene dall’alto, dal Cielo.
Nelle icone orientali, anche in quelle in territorio Occidentale, come nel Cristo di Monreale, le dita della mano destra di Cristo sono disposte in modo da significare “IC XC “, l’abbreviazione ampiamente utilizzata di quattro lettere dei termini greci che sta per Gesù (IHCOYC=Jesus) Cristo (XPICTOC= Cristós). Un manuale di pittura del XVIII secolo dice “quando rappresentate la mano che benedice, non congiungete insieme le tre dita (pollice, indice, medio), ma incrociate il pollice con il quarto dito, in modo che l’indice rimanga dritto e il medio un po’ curvato a formare il nome di Gesù (IC). Il pollice si incroci con il quarto dito e il quinto rimanga un po’ curvato a formare il

giul

nome di Cristo (XC)”. ICXC è, dunque, un acronimo ottenuto dalla prima e ultima lettera delle due parole Gesù e Cristo, scritte secondo l’alfabeto greco (ΙΗΣΟΥΣ ΧΡΙΣΤΟΣ -si noti che la lettera finale sigma viene scritta nella forma lunata, che ricorda la lettera latina C). Compare molto spesso sulle icone ortodosse, dove il cristogramma può essere diviso: “IC”, nella parte sinistra dell’immagine, e “XC” nella parte destra. Il tratto orizzontale, solitamente sovrascritto alle lettere, è un segno paleografico per indicare un’abbreviazione.
In Niccolò, abbiamo, invece, il Padre benedicente e la posizione delle dita è diversa. Le prime tre dita della destra del Padre sono verticali, ed indicano le Tre Persone. L’indice ed il medio uniti, l’unità tra Padre e Figlio, grazie allo Spirito, rappresentato dal pollice e leggermente discosto, a significare la sua missione. Le due dita dell’anulare e del mignolo, unite e curvate, svelano l’unione delle due nature in Cristo.
Lo Spirito è comunque rappresentato nella aureola di luce, alla maniera occidentale, che si riferisce alle pericopi vetero e neotestamentarie. La mano sinistra del Padre regge la Croce. Al “Dio mio perché mi hai abbandonato?”, corrisponde la silenziosa e invisibile vicinanza del Padre.

 

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.