Con questo articolo continuiamo il nostro confronto politico.
di Sara Gorini
FARE per Fermare il declino non si rivolge all’elettorato cattolico. Farà la sua corsa senza i voti dei cattolici e questo è abbastanza evidente. Era evidente anche prima del video sui diritti registrato da Giannino. Come è evidente che farà a meno anche dei voti degli attivisti per il matrimonio gay o per l’eutanasia, perché sono temi di cui non si occuperà in campagna elettorale e nemmeno dopo. Si dirà: “però un voto lo deve pur dare su quei temi se passa in parlamento”. Verissimo, e infatti gli attivisti di quei temi “sensibili” non voteranno Giannino proprio per l’incertezza a riguardo. E tra l’altro era chiaro ai cattolici che FARE non è il loro partito di riferimento almeno da quando il Papa spiega che non si può ragionare solo in termini di PIL.
Ma qualche considerazione va pur fatta alla luce di questo e delle ridottissime possibilità di entrare in Parlamento di Giannino, perché è realistico pensare che diversi cattolici voteranno l’economista e anche io ci ho pensato e ci sto tutt’ora pensando.
Giannino parla solo di PIL? E’ riduttivo crederlo. E’ vero che non fa che parlare di crescita economica del paese – che in sè non è certo un male, intendiamoci-, ma il punto è che Giannino parla di libertà economica come mezzo privilegiato per tornare a crescere, ovvero mettere a frutto quello che ciascuno sa e può fare. Si tratta di un nodo che non è stato ancora approfondito abbastanza, eternamente appaltato al voto a Berlusconi-imprenditore e ridotto al mantra “meno tasse”. Non viene prima dei valori non negoziabili, ma non per questo deve essere relegato a poco importante dai cristiani, soprattutto durante una crisi contemporaneamente economica e di valori. Il mercato libero è l’unica soluzione per non restare totalmente succubi dell’apparato statale (ovvero partiti, clientele, gruppi industriali e bancari legati a doppio filo con il potere politicoe che riescono sempre a galleggiare, a nostre spese).
Forse non voterò FARE, ma senz’altro in un partito “votabile” per i valori non negoziabili vorrei fortemente quei contenuti economici (come anche su conflitto d’interessi). E su quei contenuti e su quei valori anche i cattolici devono mettersi in gioco.
Non è secondaria neanche l’attenzione al nucleo familiare e al tasso demografico di Fermare il Declino, come i riflessi positivi sulla libertà di educazione che un mercato libero porterebbe. Rientra nel quadro generale di una società aperta e di un mercato libero, che aiuterebbe a uscire dal torpore morale in cui siamo, perché nessuno mi toglierà dalla testa che finché cresce lo Stato , diminuisce la sfera religiosa e morale.
A margine di questo, c’è uno spunto condivisibile della pillola di Oscar sui diritti: non è più il tempo di presentarsi nell’agone elettorale con il “pacchetto di voti cattolici” che si trasferisce da una parte o dall’altra. Il Ponteficie e la Cei fanno benissimo a guidare, ma poi nel concreto si concorre con armi laiche, e laicamente non vorrei più sentire parlare di “cattolico” con la sufficienza che alcuni si permettono. Sul mercato elettorale, luogo di domanda e di offerta di valori e idee, quello che manca completamente è il diritto naturale.