L’Angelo degli ebrei

Più che coraggio ci vuole fantasia, molta fantasia, per insistere – per di più alla vigilia di una fiction che andrà in onda su Raiuno domani e lunedì – con la leggenda nera di Eugenio Pacelli quale “Papa di Hitler“. E non solo perché Pio XII è stato effettivamente un eroe – “un grande servitore della pace” per dirla con Golda Meir, premier d’Israele – salvando svariate migliaia di ebrei da morte certa, ma anche perché non tacque affatto, come qualcuno seguita, per pura passione polemica, a sostenere. Infatti non solo parlò e non stette con le mani in mano, ma lo fece pure per tempo, senza cioè attendere il precipitare degli eventi. Lo documenta chiaramente un Dispaccio ufficiale del 4 aprile 1933 – e cioè prima che il Terzo Reich emanasse le leggi razziali e tre giorni dopo la “giornata del boicottaggio” nazista contro negozi e attività ebraiche – col quale l’allora cardinale Pacelli, senza mezzi termini, chiedeva al nunzio a Berlino di attivarsi in favore degli ebrei per adempiere l’ “universale missione di pace e di carità verso tutti gli uomini, a qualsiasi condizione sociale o religione appartengano“. Più chiaro di così!

C’è comunque dell’altro: nel ’38 – un mese prima di diventare Papa, per la precisione – Pacelli intervenne personalmente presso la nunziatura di Varsavia per denunciare l’ingiustizia d’una legge che proibiva la macellazione rituale dei capi di bestiame secondo l’usanza ebraica, giudicandola oltretutto persecutoria. E questo sarebbe stato un antisemita? Ma non scherziamo. Pacelli, dicevamo, agì e parlò in favore degli ebrei. Senza tentennamenti e a partire dal 1940, quando la Guerra Mondiale era appena iniziata e Hitler pareva invincibile. Pio XII, se fosse stato quel calcolatore vigliacco che qualcuno dice, avrebbe taciuto e sarebbe stato alla finestra. Invece lanciò un messaggio inequivocabile a tutti i cattolici proprio in riferimento alla persecuzione contro gli ebrei: “? di conforto per noi l’essere stati in grado di consolare, con l’assistenza morale e spirituale dei nostri rappresentanti e con l’obolo dei nostri sussidi, ingente numero di profughi, di espatriati, di emigrati, anche fra quelli di stirpe semitica“.

Parole che verosimilmente non piacquero a Hitler, che infatti considerava Pacelli un suo “nemico personale“, e che nel luglio 1943, colloquiando col generale Alfred Jodl, ebbe a dire: “Crede che il Vaticano mi preoccupi? Ce ne impadroniremo subito: là dentro vi è tutto il corpo diplomatico…quelle canaglie! Tirerò fuori di là quel branco di porci“. Pare fondata addirittura l’ipotesi che Hitler volesse far rapire Papa Pacelli e ne avesse apertamente parlato con un generale delle SS, Karl Wolff, salvo poi rivedere le proprie intenzioni alla luce delle perplessità sollevate da quest’ultimo, che credeva che una simile operazione, a livello d’immagine, avrebbe arrecato alla Germania più danni che benefici. Detto ciò, potremmo continuare a lungo, con l’elenco delle azioni meritorie di Pio XII, ma preferiamo, per tagliare corto, ricordare solo due episodi significativi.

Il primo. Già nel ’45, quando tutti i reduci dell’Olocausto erano in vita e dunque in grado di valutare lucidamente chi avesse o meno prestato loro soccorso, il Congresso ebraico mondiale donò la bellezza di 20.000 dollari alla Santa Sede “in riconoscimento dell’opera svolta per salvare gli ebrei dalle persecuzioni fascista e nazista“. Il secondo. La Comunità Israelitica di Roma – si era, addirittura, nel ’44 – relazionò all’Unione delle Comunità Israelitiche italiane manifestando gratitudine “quanto mai grande e sentita verso la Chiesa cattolica e verso il suo augusto capo, Sua Santità Pio XII” (“Bollettino Ebraico d’informazioni” n. 15, 20/10/1944). Delle due l’una: o gli ebrei romani, proprio quando avrebbero dovuto attaccare Pio XII, impazzirono tutti quanti, oppure, ad impazzire, sono stati altri.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.

Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001.