E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò
Le tre principali dimensioni dell’Imago Dei sono:
- Strutturale o sostanziale: riguarda la natura dell’uomo. L’uomo riflette Dio attraverso la ragione, la coscienza e il libero arbitrio.
- Relazionale: Dio è comunità. Egli è amore. In questa relazione l’uomo è chiamato ad amare Dio e il prossimo. Questa apertura all’altro, richiama all’unione uomo e donna aperta alla comunione sponsale.
- Funzionale: l’uomo è il rappresentante di Dio sulla terra. Egli cura e amministra con rispetto e responsabilità.
Dalla complementarietà alla reciprocità
La relazione tra uomo e donna va vista in una dimensione complementare, quale significato? L’uomo e la donna sono stati creati da Dio come esseri distinti e volutamente differenti. La differenza indica la pienezza del genere umano, perché nella complementarietà, quindi nell’unione formano una nuova entità. Questa affermazione, ha radice in Genesi, con precisione al capitolo 2, 18, 22:
Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Aiuto, in ebraico Ezer Kenegdo. Ezer non indica un subordinato o un servo, ma bensì una prospettiva salvifica. Kenegdo: difronte a lui, alla sua altezza. La donna non è inferiore all’uomo, ma possiede pari dignità, capace di dialogo e di amore, che si attua anche nella corporeità. Il corpo rievoca la vocazione dell’uomo al dono di sé, rendendo possibile la generazione della vita. Si comprende quindi che la complementarietà è intrinsecamente antropologica e spirituale. L’uomo ricorda san Giovanni Paolo II scopre la sua identità guardando la donna e viceversa, da poter così affermare :
<<Questa volta è ossa dalle mie ossa e carne della mia carne >>.
Il significato sponsale del corpo
<< Il corpo e solo esso è capace di rendere visibile ciò che è invisibile: lo spirituale e il divino>>.
Il corpo è a Imago Trinitatis in quanto Dio non è solitudine, ma comunione d’amore. Il corpo è trinitario per le seguenti caratteristiche :
- Il Padre ama il Figlio.
- Il Figlio si dona al Padre.
- Lo Spirito Santo che è amore reale, ci unisce.
Il corpo non è un solo strumento biologico, ma <<linguaggio>> attraverso il quale ci si dice: io sono per te! Solo in quest’ottica il corpo viene spiritualizzato e diviene mezzo attraverso il quale si esprime l’amore di Dio. Cosa si intende per spiritualizzazione del corpo? È il fare sintesi tra l’eros e l’agape, accettando il mistero dell’incarnazione, in attesa della parusia. L’eros è l’amore terreno che anela all’infinito se è nell’agape, quindi se si lascia trasfigurare dalla grazia. La coppia quindi comprenderà il senso della trasfigurazione, se parteciperà in modo costante all’Eucaristia forma agapica per eccellenza. Nella celebrazione all’atto dell’epiclesi, gli elementi materiali(pane e vino) vengono mutati nel corpo di Cristo che una volta assimilato, fa divenire i presenti con corporei di Cristo. L’Eucaristia rivela così l’eros stesso di Dio perché si dona facendosi agape. L’agape divino consta nel divenire cibo per la salvezza. L’agape è così missione della Chiesa, che insegna che solo l’amore di Dio ci consente di amare il prossimo.
Il corpo richiede la carità
Il corpo se privato della carità, diventa muto perdendo la sua dignità sacramentale, cedendo quindi allo sfruttamento piuttosto che alla comunione. La carità pervade anche il corpo, dacché necessita dell’amore autentico. Si pensi alle opere corporali(dare da mangiare agli affamati, visitare gli ignudi, vestire i malati) non sono prestazioni assistenziali, ma forme concrete in cui la caritas cristiana si china sul corpo sofferente dell’altro. La carità che richiede il corpo consta nel trattarlo con la stessa tenerezza con cui Dio tratta le sue creature. La carità corporea, ricorda l’uomo è un unità e non un dualismo. Bisogna contrastare il dispregio della carne, dacché la carne è stata nobilitata, ma allo stesso tempo anche la visione riduzionista ove il corpo è un semplice oggetto subordinato a impulsi o logiche tecnicistiche. La carità corporale, ricorda che l’amore divino passa anche attraverso i sensi, perché tocca le sofferenze umane, proprio come il Buon Samaritano. In ogni corpo è poi impressa l’immagine della croce, che non per forza è il dolorismo. La carità della croce ci insegna che amare l’altro significa essere disposti anche al sacrificio, alla morte del proprio egoismo e alla pretesa di possedere l’altro.