di Fra Bonaventura
A Roma non sono mai mancati, né mancano oggi, buoni ed anzi ottimi sacerdoti cattolici. Merce rara forse, ma anche merce facilmente riconoscibile, se si ha un certo fiuto per le cose spirituali…
Tra di essi, accanto a vari altri parroci e religiosi, spicca nel secolo XX la figura del gran teologo passionista, padre Enrico Zoffoli (1915-1996).
Da Wikipedia prendiamo una stringata sintesi della vita, avendo controllato la veridicità delle affermazioni.
“Ordinato sacerdote il 29 aprile 1939 presso i padri Passionisti, si laurea in filosofia e inizia ad insegnare alla Pontificia Accademia di san Tommaso d’Aquino,
venendo nel frattempo nominato esaminatore dei candidati alle ordinazioni sacerdotali dei Passionisti e confessore presso il Vicariato di Roma. Successivamente insegnerà anche alla Pontificia Università Lateranense.
Predica in diversi luoghi di Italia missioni e corsi di cultura cattolica per sacerdoti e laici, avviando un cenacolo di studi teologici per giovani e adulti per la comprensione del Magistero della Chiesa.
Per oltre mezzo secolo scrive libri di filosofia, apologetica, spiritualità, teologia, agiografia e storia.
Il pensiero di Zoffoli è maggiormente influenzato da Tommaso d’Aquino e Teresa di Lisieux.
Nel 1958, dopo una visita a suor Celina Martin, l’ultima sorella allora vivente di santa Teresa di Gesù Bambino, viene incaricato di redigere una storia critica di san Paolo della Croce: l’opera finale, che richiederà dieci anni di lavoro, comprenderà oltre seimila pagine, da cui alcuni passi scelti verranno inseriti come preghiere liturgiche nel rinnovato Breviario Passionista.
Nel 1992 pubblica un Dizionario del Cristianesimo, che avrà una recensione positiva dell’Osservatore Romano il 16 aprile 1993.
Nei suoi libri uno dei temi più ricorrenti è quello del mistero eucaristico: nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, Zoffoli pubblica il libro La Messa è tutto, che verrà poi ristampato in forma di catechismo in séguito agli elogi ricevuti da diversi teologi”.
I suoi libri sono oltre 50 e la scienza teologica di padre Enrico fu pari alla sua pietà e al suo zelo. Tra gli ultimi testi pubblicati c’è proprio quel Dizionario del Cristianesimo (edizioni Sinopsis) da cui trarremo la riflessione del sacerdote sulla pena capitale.
Sappiamo peraltro che papa Francesco, il nostro dolce Cristo in terra, ha voluto correggere la dottrina cattolica sulla pena di morte, usando termini inequivocabili. “Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore” (31.10.2017). Secondo Francesco poi, “è necessario ribadire che, per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”. Precedentemente, papa Bergoglio aveva espresso opinioni del tutto simili a queste.
Ecco invece il pensiero del nostro teologo passionista, morto solo 20 anni fa, in odore di santità.
« PENA CAPITALE. Praticata in tutto il mondo antico, compresa nella legislazione mosaica, accettata dalla Chiesa di tutti i tempi, riconosciuta lecita all’unanimità da tutti, Padri e teologi, moralisti e canonisti. Innocenzo III la sostenne contro i Valdesi (Denz 795); i successori ne hanno confermato il magistero fino a Leone XIII (Denz 3272), Pio XI (Denz 3720), Pio XII (Allocuzione 23.2.1944). La pena capitale è stata sempre in vigore nello Stato Pontificio e nella stessa Città del Vaticano fino a Paolo VI.
Non c’è un solo passo del NT che autorizzi a dubitare della sua liceità; non c’è mai stato un solo autore di manuali di teologia dogmatica e morale che abbia sollevato obiezioni […].
La ragione è intuitiva: la difesa, fino alla soppressione dell’ingiusto aggressore, è lecita non solo al cittadino privato, ma anche e assai più ad un’intera Nazione » (Dizionario del Cristianesimo, Roma, 1992, pagina 386).
Che dire? Se Zoffoli ha ragione, e veramente il consenso dei Padri della Chiesa e del Magistero è costante e unanime, certamente papa Francesco è in errore. Se papa Francesco ha ragione invece, hanno torto i padri, i dottori della Chiesa (tra cui s. Tommaso, il Bellarmino e s. Alfonso), i sommi pontefici, il Catechismo del Concilio di Trento, il Catechismo detto di san Pio X, il Catechismo della Chiesa cattolica, etc. etc.
Tertium non datur.