Lectio divina sul Vangelo secondo Luca 12,35-38

Lectio divina sul Vangelo secondo Luca 12,35-38

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Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.

C’è una differenza tra il tenere una lampada e l’averla accesa, e in ciò si realizza la beatitudine.

Gesù inaugura il suo discorso sottolineando l’importanza di due espressioni che hanno ricadute sulla vita spirituale: cingere i fianchi e tenere le lampade sempre accese.

I fianchi cinti alludono alla prontezza della mente a faticare con diligenza in ogni cosa lodevole, mentre la lampada rappresenta la vigilanza dello spirito e la gioia dell’intelletto. La mente umana è sveglia quando respinge ogni tendenza a scivolare in quella trascuratezza che la rende serva del male.

Il Signore prima ordina di cingere i fianchi, poi di tenere accese le lampade. Prima viene l’azione, poi la riflessione, che è un’illuminazione della mente. I fianchi cinti sono la vita attiva; le lampade accese sono il dono del discernimento. Se l’uomo non ha la lampada, corre il rischio di precipitare nel vuoto dell’orgoglio.

Se guardiamo al greco, è presente “periezōsmenai”, che rende il cingersi, un perfetto passivo composto di “peri”, la preposizione per dire «intorno», e del verbo “zōnnymi”, che significa «cingere». Letteralmente l’espressione è «cingere intorno», «avvolgere con una cintura». Indica l’atto di raccogliere le vesti lunghe per poter camminare e correre, così la cintura toglie ogni ostacolo al passo.

L’altro termine è risplendere, “lampades”, da lampō, «risplendere», «mandare luce». La lampada porta la luce e la contiene in sé.

Nella prima lettera di Pietro questo comando viene esplicitato con più incisività: «Perciò, cingete i fianchi della vostra mente, siate sobri e ponete tutta la vostra speranza nella grazia che vi sarà portata quando Gesù Cristo si manifesterà» (1Pt 1,13).

Penso a cingere i fianchi quando con la continenza controllo le passioni, a cui si aggiunge la fatica del compiere il bene, che accende la mia lampada. Le lampade accese servono a scacciare il mio sonno, e i fianchi cinti mi facciano il corpo così sono impossibilitata a dormire. 

Mi cingono del Signore per tenermi lontana dall’amore delle cose terrene, e tengo la lampada accesa, perché la mia retta intenzione sia illuminata.

Mi chiedo ora: la lampada che porto, quale volto illuminerà?

Tu, o Signore, accenderai la mia lampada. Tu, mio Dio, illuminerai le mie tenebre.

Ecco, lo Sposo viene a mezzanotte, e beato quel servo che egli troverà vigilante, beata quella serva che veglia.

Vieni, e non tardare.

Tenere la lampada sempre accesa significa alimentarla con l’olio della preghiera, affinché, attraverso la contemplazione delle cose divine, si faccia largo in me l’amore spirituale.

All’attesa del Signore appartiene la speranza nella vita eterna. Cerco dunque questa pace nelle Tue parole, poiché ciò è l’attesa più feconda per il secolo futuro.

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Author: Professoressa Alessia Brombin

Alessia Brombin è ricercatrice indipendente e docente di Teologia e Patrologia. Collabora con atenei e istituti pontifici romani, tra cui il Seraphicum, il Teresianum e il Claretianum. Si occupa di spiritualità cristiana, con particolare attenzione alla tradizione orientale, ai suoi autori e ai suoi testi. Si è laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Padova nel 2003 e ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso l’Istituto Sant’Antonio Dottore di Padova nel 2009. Nel 2014 si trasferisce a Roma per proseguire gli studi alla Pontificia Università Gregoriana, dove consegue la Licenza in Teologia nel 2015. Nel 2022 le viene conferito il Dottorato di ricerca con una tesi sulla preghiera del cuore e l’esicasmo in Gregorio Palamas. Tiene unite contemplatio e doctrina, studio teologico e vita spirituale. Nel medesimo anno diventa oblata benedettina camaldolese del monastero di San Gregorio al Celio in Roma. Alla ricerca e all’insegnamento affianca la predicazione di ritiri, le conferenze e la divulgazione. Nel 2025 pubblica per Cittadella la traduzione e il commento della Scala dei monaci di Guigo il Certosino, testo dedicato alla lectio divina e alla meditazione della Scrittura. Nel 2026, nella solennità dell’Ascensione, viene istituita nel ministero del lettorato dalla Diocesi di Roma. Con lo pseudonimo Fiamma dello Spirito avvia un podcast e un canale pubblico WhatsApp, nel quale pubblica quotidianamente la lectio divina sul Vangelo del giorno, per favorire la riscoperta di quest’antica pratica monastica. Vi propone riflessioni sulla Scrittura e offre una testimonianza discreta dell’azione dello Spirito nella vita quotidiana. Fiamma dello Spirito richiama l’immagine del monastero custodito nel cuore, una cella interiore fatta di silenzio, vigilanza e preghiera. È una cella monastica portatile, un luogo interiore in cui fermarsi davanti a Dio anche nelle occupazioni quotidiane, dove ascoltare la sua Parola, lasciarla decantare e ritrovare un ritmo contemplativo capace di accompagnare il discernimento personale e la vita alla presenza di Dio.

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