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Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.
Lectio
C’è una differenza tra il tenere una lampada e l’averla accesa, e in ciò si realizza la beatitudine.
Gesù inaugura il suo discorso sottolineando l’importanza di due espressioni che hanno ricadute sulla vita spirituale: cingere i fianchi e tenere le lampade sempre accese.
I fianchi cinti alludono alla prontezza della mente a faticare con diligenza in ogni cosa lodevole, mentre la lampada rappresenta la vigilanza dello spirito e la gioia dell’intelletto. La mente umana è sveglia quando respinge ogni tendenza a scivolare in quella trascuratezza che la rende serva del male.
Il Signore prima ordina di cingere i fianchi, poi di tenere accese le lampade. Prima viene l’azione, poi la riflessione, che è un’illuminazione della mente. I fianchi cinti sono la vita attiva; le lampade accese sono il dono del discernimento. Se l’uomo non ha la lampada, corre il rischio di precipitare nel vuoto dell’orgoglio.
Se guardiamo al greco, è presente “periezōsmenai”, che rende il cingersi, un perfetto passivo composto di “peri”, la preposizione per dire «intorno», e del verbo “zōnnymi”, che significa «cingere». Letteralmente l’espressione è «cingere intorno», «avvolgere con una cintura». Indica l’atto di raccogliere le vesti lunghe per poter camminare e correre, così la cintura toglie ogni ostacolo al passo.
L’altro termine è risplendere, “lampades”, da lampō, «risplendere», «mandare luce». La lampada porta la luce e la contiene in sé.
Nella prima lettera di Pietro questo comando viene esplicitato con più incisività: «Perciò, cingete i fianchi della vostra mente, siate sobri e ponete tutta la vostra speranza nella grazia che vi sarà portata quando Gesù Cristo si manifesterà» (1Pt 1,13).
Meditatio e scrutatio
Penso a cingere i fianchi quando con la continenza controllo le passioni, a cui si aggiunge la fatica del compiere il bene, che accende la mia lampada. Le lampade accese servono a scacciare il mio sonno, e i fianchi cinti mi facciano il corpo così sono impossibilitata a dormire.
Mi cingono del Signore per tenermi lontana dall’amore delle cose terrene, e tengo la lampada accesa, perché la mia retta intenzione sia illuminata.
Mi chiedo ora: la lampada che porto, quale volto illuminerà?
Oratio
Tu, o Signore, accenderai la mia lampada. Tu, mio Dio, illuminerai le mie tenebre.
Ecco, lo Sposo viene a mezzanotte, e beato quel servo che egli troverà vigilante, beata quella serva che veglia.
Vieni, e non tardare.
Contemplatio
Tenere la lampada sempre accesa significa alimentarla con l’olio della preghiera, affinché, attraverso la contemplazione delle cose divine, si faccia largo in me l’amore spirituale.
All’attesa del Signore appartiene la speranza nella vita eterna. Cerco dunque questa pace nelle Tue parole, poiché ciò è l’attesa più feconda per il secolo futuro.