A PARIGI IN MISSIONE NELLA CITÉ CON LA COMUNITÀ EMMANUEL

Parigi, la Cité. Immagine di Karography Fonte Pexels

Dieci anni or sono, nel 2016, dopo un’esperienza internazionale e … gestazionale di nove mesi in Francia, durante la quale ho conosciuto la Comunità dell’Emmanuel (una comunità cattolica carismatica che si riunisce a Paray-le-Monial, città del Sacro Cuore di Gesù, per ritiri e formazioni

spirituali), mi sono recata a Paray per partecipare a una delle loro sessioni estive.

Tra canti, balli, workshop, Messe e adorazione mi sono imbattuta in uno stand della Comunità intitolato Il Rocher: Oasi delle Città e nell’invito: Osa la missione!

Incuriosita, mi sono avvicinata per chiedere informazioni e … mi sono ritrovata immersa in una grande avventura che non avrei mai potuto immaginare.

Si tratta di un’associazione, creata da Cyril Tisserand e sua moglie Anne-Sophie, di giovani volontari che dedicano da pochi mesi a un anno di vita in quartieri vulnerabili e a rischio nelle periferie delle principali città francesi.

Giovani cristiani vivono a fianco di immigrati musulmani, accogliendo l’invito di Papa San Giovanni Paolo II e Papa Francesco ad uscire nelle periferie per costruire la civiltà dell’Amore.

Ho partecipato ai colloqui di selezione e, alla fine dell’estate, i responsabili mi hanno chiamato per iniziare l’Avventura: tanto per cominciare, un’immersione di 10 giorni nella campagna accanto al luogo di nascita di Santa Teresa di Lisieux, la patrona delle Missioni, in Normandia.

Questo mi ha permesso, insieme ad altri 30 giovani Francesi, di partecipare a un’intensa formazione spirituale, umana e culturale, nonché di conoscere qualche caposaldo della cultura islamica con cui avremmo interagito, tra giochi e attività di gruppo per favorire la coesione e lo spirito di squadra, insieme a escursioni nella natura e avventure in kayak lungo fiume.

Al termine di questa formazione intensiva i nostri formatori, insieme ai Sacerdoti dell’Emmanuel, dopo averci osservato nei diversi momenti durante i dieci giorni e guidati dallo Spirito Santo, hanno deciso le varie équipes e le nostre destinazioni.

L’intento, perché fosse una vera missione senza agganci a casa, era di mandarci il più lontano possibile dai nostri luoghi di provenienza.

Durante la Messa finale, il Vescovo ha pregato su di noi e ci ha inviati in missione: io, che sognavo la soleggiata Marsiglia, sono stata mandata al nord nella grigia Bondy, un sobborgo a nord-est di Parigi, a meno di 10 chilometri dalla capitale.

Arrivati nel centro, dove avremmo svolto la nostra missione quotidiana, siamo stati accolti dai volontari responsabili: ogni “antenna” (come chiamano il sito della missione) del Rocher è gestita da una famiglia di volontari che rimane stabile per almeno un paio d’anni, e poi ogni anno il team si rinnova con volti nuovi ed energie fresche.

L’impatto è stato forte e disorientante: era sera tardi, eravamo spaesati, ed era la prima volta che mettevo piede in una cité squallida, fatta di asfalto e grattacieli grigi.

La nostra base abitativa si trovava in due di questi ultimi, al quinto piano senza ascensore, ragazze e ragazzi separati in due edifici distinti, nei pressi del Centro del Rocher, il vero cuore pulsante e oasi della città.

Bambini del Marocco a Parigi Uncle mom’s – Fonte Pixels

Ogni mattina la nostra colazione multivitaminica era la Messa seguita da un tempo di lode e adorazione per sostenere il peso della giornata e portare Dio nel grigio della cité, altrimenti saremmo venuti via afflitti e sconfitti dopo neanche una settimana!

Ogni giornata, pur ben strutturata, era diversa, con vari incontri e attività inaspettate e stimolanti.

Se vi state chiedendo come finanziassimo la nostra vita missionaria, la via preferenziale era quella di inviare lettere ad amici e conoscenti, chiedendo sostegno spirituale e materiale e diffondendo così la notizia della missione.

In cambio ci impegnavamo a tenerli regolarmente informati proponendo iniziative solidali e golose, come i repas aux saveurs du monde, pranzi e cene multietniche dai sapori del mondo condivise con gli abitanti della banlieue.

La mia famiglia ha deciso di coprire interamente le mie spese e di contribuire a queste lodevoli iniziative.

Ma anche un giovane Sacerdote francese, sensibile alla missione, ha voluto essere il mio padrino e offrirmi il suo sostegno come un Angelo custode terreno.

Ne è nata una reciproca adozione spirituale.

Edificio residenziale nella Cité di Parigi – Foto di Amaury Michaux – Fonte Pexels

Essendo stati mandati come pecore in mezzo ai lupi, la formazione e il monitoraggio su come interagire con questi individui emarginati e potenzialmente pericolosi erano costanti, e si svolgevano presso la sede centrale o nel centro di Parigi, dove mi rifugiavo quasi ogni fine settimana per nutrirmi di arte e bellezza, da sola oppure ospite di famiglie dell’Emmanuel di paesi confinanti.

Anche il mio medico faceva parte della Comunità e si trovava in un paese vicino a Parigi, un bijoux la cui cattedrale, Notre Dame du Raincy, con le sue vetrate meravigliose, è studiata sui libri di storia dell’arte e ho avuto la gioia di entrarci dal vivo.

A causa delle tensioni intrinseche a questo tipo di vita e delle nostre personalità contrastanti, i rapporti con i miei compagni erano molto accesi e conflittuali.

In previsione di ciò, abbiamo potuto beneficiare del sostegno della Comunità dell’Emmanuel, con la quale ci incontravamo una volta alla settimana a casa dell’uno e dell’altro per pregare, condividere il nostro vissuto e ricevere un accompagnamento spirituale.

Al Rocher accoglievamo giovani immigrati, bambini e adulti di ogni estrazione sociale, aiutandoli con i compiti scolastici o con le procedure burocratiche necessarie per la loro integrazione nella società di accoglienza. Abbiamo offerto corsi di francese e vari laboratori per coinvolgere e valorizzare le donne della cité, spesso sole e sottomesse ai mariti, che essendo poligami trascorrevano anche una parte dell’anno con l’altra moglie e famiglia in Maghreb; inoltre abbiamo seguito e realizzato corsi di teatro con spettacolo finale; sartoria, musicoterapia e autodifesa; lezioni di catechismo in parrocchia e … una sorta di scoutismo universale: promuovendo il gioco e l’avventura – sia all’aperto che fuori città, nel cuore della natura – dei nostri piccoli concittadini musulmani, per offrire loro un ambiente armonioso e sereno, impastato di amore e unità e rispetto per il creato, in cui parlare del nostro Dio, Gesù Cristo, senza parole o prediche.

L’obiettivo era far conoscere loro realtà culturali al di là dei grattacieli, donando la possibilità di un bagno nella bellezza e nel verde, così rari nelle banlieues.

Per questi bambini andare in gita, visitare una biblioteca nella grande metropoli, scorrazzare al parco, in montagna o al mare era una benedizione, e lo era anche per noi!

Davvero, in mezzo a quella monotonia, un raggio di sole e l’erba verde o il mare blu ci scaldavano il cuore, e mai come allora ho compreso quanto sia vero che “la bellezza salverà il mondo”!

Infatti, una delle peggiori sofferenze inflitte ai poveri prigionieri nei campi di concentramento era proprio la totale assenza di colore: così il semplice scorcio di un angolo di cielo riaccendeva la speranza nei loro cuori.

Questo è ciò che speriamo di aver portato in quelle cités: un piccolo arcobaleno per far conoscere l’Autore di ogni bellezza.

Non solo li abbiamo accolti al Rocher – che evoca il Rocher (la “roccia”) di Massabielle, la grotta di Lourdes di cui santa Bernadette disse: “…era il mio Paradiso” – ma siamo stati accolti anche in tante case e famiglie e in molti cuori: tutti desideravano averci come ospiti d’onore per un tè, un pomeriggio insieme o una cena, per farci assaggiare le specialità dei loro Paesi d’origine e scoprire quale Spirito ci animava …

Una volta ci incontrammo con tutti i giovani missionari della sede di Tolone, in riva al mare, e fu lì che mi accarezzò l’idea di una gita di un fine settimana a Marsiglia per ricaricare le batterie … e ripartire per continuare a portare il fuoco di Gesù in un quartiere non proprio raccomandabile della seconda città più grande di Francia.

Ma questa è un’altra storia…

Approdai a Marsiglia giusto per dare il via alla nuova missione de “La Source” (“La Fonte”) insieme a un giovane seminarista e ai fondatori, la famiglia O’Neill.

Insieme con noi sono giunti due nuovi materassi per permetterci anche di riposare dalle fatiche missionarie: quando si fa un passo, la Provvidenza si mette in moto e ci segue ovunque!

In seguito, si sono succeduti molti giovani volontari, con alcuni dei quali ho vissuto un altro intenso mezzo anno movimentato e memorabile secondo lo spirito del Rocher!

Un ricordo speciale va a uno dei colleghi e compagni di missione al Rocher, Jean-Marie Twambazemungu, un Africano originario del Rwanda, scampato per miracolo insieme alla sua famiglia dalla terrificante e folle strage dei Ruandesi di etnia Tutsi.

La sua esperienza incredibile e la sua fede di roccia sono ben descritti nel suo libro testimonianza “Rescapés de Kigali”.

Il protagonista, Jean-Marie, è tutt’oggi uno dei miei più grandi amici e fratelli nella fede, una persona eccezionale che fa toccare con mano l’Amore infinito di Dio.

Per ora concludo ringraziando voi per la vostra paziente lettura e per l’opportunità che mi date di rileggere questi doni, e il Signore per aver mandato al mio seguito un’équipe di Angeli corridori che mi hanno seguita e protetta in tutti i miei passi, a volte avventati e imprudenti, nella cité e fuori, quando il bisogno di ristoro mi spingeva ad evadere, di giorno e di sera,

per non parlare dei numerosi attentati da cui siamo scampati, specialmente il giorno in cui avevamo appena ricevuto Gesù Eucaristia dalle mani del Vescovo di Marsiglia nella piccola cappellina che avevamo appena finito di costruire accanto alla casa della missione, chiamata “La Fonte”, per “dare da bere” ai più piccoli e “ultimi” nel Cuore e nella Casa di Dio.

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Author: Letizia Alberton

Letizia Alberton si è Diplomata al Liceo Linguistico Europeo di Moncalieri (TO). È laureata in Scienze dell'Educazione ed ha svolto attività di sostegno con bambini e ragazzi autistici, o con difficoltà. Bilingue con esperienze di volontariato e studio internazionale, da 3 anni frequenta i corsi di Scienze religiose. Ha una predisposizione per le lingue, la musica e la comicità.

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