Nel dipinto Scienza e Carità di Pablo Picasso (1897), un giovane artista esplora il legame tra scienza e umanità. La scena ritrae un medico che cura una paziente, affiancato da una suora che offre conforto, simboli di due aspetti fondamentali della cura: competenza e compassione.
Con una straordinaria profondità emotiva, Picasso afferma che la medicina non è solo un atto tecnico, ma incontro umano. Questo capolavoro, dipinto a soli sedici anni, rappresenta il delicato equilibrio tra scienza e carità, essenziale per la cura delle persone.
Che fatica trovare un medico
L’esperienza comune di molte persone e famiglie è diventata quella di faticare a trovare un medico. I medici di assistenza primaria, i cosiddetti medici di base, sono numericamente in caduta libera. Una forte criticità si verifica nei piccoli paesi, soprattutto quelli
di montagna, dove era presente un solo medico di base. Queste comunità si trovano in grosse difficoltà per l’assenza di un medico presente localmente.
Anche nei reparti ospedalieri il numero dei medici sembra essere inferiore al fabbisogno, e questa è una delle spiegazioni della lunghezza delle liste di attesa.
Se questa è l’evidenza dei fatti, ci sono dati teorici che invece la smentiscono, e ciò determina anche l’inerzia politica nel cercare soluzioni a un problema che viene negato.
Dati Ocse
Lo scorso anno è stato pubblicato il report dell’Ocse “State of Health in the Eu”. L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è un’organizzazione internazionale con sede a Parigi composta da 38 Stati membri. Il suo scopo principale è promuovere politiche che migliorino il benessere economico e sociale dei cittadini a livello globale, fungendo da forum per discutere e risolvere problemi comuni.
Nel suo “Profilo della sanità 2025” per l’Italia – si legge che il nostro Paese ha una delle più alte densità di medici dell’Unione europea, ma sconta un divario cronico e strutturale nel numero di infermieri, con una retribuzione non competitiva e una carenza che rappresenta “un ostacolo alla transizione verso modelli di assistenza più integrati”.
Si legge nel rapporto che “nel 2023 l’Italia ha registrato una delle più alte densità di medici dell’Unione europea, con 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% in più rispetto alla media Ue.”
Come si spiega allora che non ci siano abbastanza medici sul territorio e in ospedale? Come si spiega che per far fronte alla carenza di medici di base sia stato proposto loro di restare al lavoro fino a 73 anni? Forse varrebbe la pena esaminare con attenzione il funzionamento degli altri Paesi europei.
Di conseguenza, utilizzare meglio le risorse esistenti, ma allo stesso tempo affrontare una situazione presente che oggettivamente non si presenta rosea per il bene dei pazienti.
Ma stando ancora ai dati dell’OCSE, una cosa risulta evidente: che l’Italia investe poco (e probabilmente male) nella Sanità.
Spesa sanitaria in Italia
La Spesa sanitaria infatti in Italia è 3.086 euro pro capite, il 19% sotto la media Ue. Per la precisione, nel 2023, la spesa sanitaria corrente in Italia ha rappresentato l’8,4% del Pil, una quota di 1,6 punti percentuali in meno rispetto alla media dell’Ue. Questo divario riflette una spesa pubblica inferiore del 27% rispetto alla media Ue pro capite, parzialmente compensata da una spesa privata superiore dell’8%”.
Questo perché molti cittadini, di fronte alla lunghezza delle liste di attesa, preferiscono rivolgersi al privato.
Le fonti pubbliche hanno coperto poco più del 73% della spesa totale, al di sotto della media Ue dell’80%. Il restante 27% è stato finanziato da fonti private, di cui quasi il 90% da pagamenti diretti a carico degli utenti.
Le statistiche, impietose, ci dicono anche che rispetto a 30 anni fa i posti letto e gli ospedali stessi sono drasticamente diminuiti. Come rispondere al bisogno di salute?
Riduzione dei posti letto perché
La riduzione dei posti letto ospedalieri non è di per sé negativa: molte malattie sono diventate curabili senza ricovero o con una degenza ridotta; si pensi all’oculistica, alla dermatologia, alla stessa chirurgia. Oggi la sfida è la cronicità, la disabilità grave, la malattia degenerativa per curare le quali sono richieste molte energie e risorse diverse; la necessità urgente, più che un posto letto ospedaliero, è una casa da abitare, un luogo in cui poter vivere la cura.
Personale infermieristico
Per far questo, tuttavia occorre adeguato personale infermieristico, e qui si apre una nota ancor più dolente: sempre secondo il rapporto OCSE, la densità di infermieri in Italia è di 6,9 ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% al di sotto della media Ue di 8,4, con un rapporto infermieri/medici di appena 1,3, uno dei più bassi nell’Ue. Lo squilibrio, spiega l’Ocse, “riflette le difficoltà di lunga data nell’ampliamento della forza lavoro infermieristica, difficoltà che sono state ulteriormente aggravate dalla crescente domanda dovuta all’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione della forza lavoro a causa dei pensionamenti, dell’emigrazione e del calo del numero di neolaureati”. L’attrattiva della professione è “compromessa da una retribuzione non competitiva: mentre nella maggior parte dei Paesi Ue gli infermieri guadagnano circa il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, gli infermieri italiani sono retribuiti più o meno alla pari”.
Ragioni per curare
Curare è spesso attività complessa e per fare cose complesse, prima che grandi organizzazioni, occorrono delle ragioni, oltre che una retribuzione adeguata.
Oggi in ambito sanitario esiste una vera e propria emergenza etica, e lo si è visto durante il periodo Covid. Sui social, sui media, ma anche nelle conversazioni tra colleghi sanitari, quanto odio è emerso. Era allucinante leggere o sentire dichiarazioni di infermiere che intendevano fare deliberatamente del male (ad esempio andando fuori vena in un prelievo di sangue) ai pazienti non vaccinati. Abbiamo assistito a episodi vergognosi, a trattamenti disumani nei confronti delle persone non vaccinate, una categoria di pària discriminati, che meriterebbero inchieste approfondite.
Numero ma anche qualità umane
Abbiamo bisogno di un maggior numero di medici e infermieri, certo, qualificati professionalmente, certo, ma anche in possesso di doti e qualità umane. L’etica deve essere messa al centro delle professioni sanitarie, altrimenti queste potranno essere agevolmente sostituite presto dall’Intelligenza Artificiale.
La Medicina può e deve essere ancora oggi un’arte, quella di prendersi cura, e non solo l’applicazione di rigidi protocolli.
L’arte medica, come ogni arte, richiede un’educazione all’infinito che evoca.