Quella preghiera che scandalizza gli abortisti

Il 20 aprile scorso sulla Gazzetta del Mezzogiorno è apparso un articolo, che, nel riportare la notizia della preghiera per i bambini a rischio di aborto, organizzata ogni mese dall’associazione Ora et Labora in Difesa della Vita davanti all’ospedale San Paolo di Bari, al solo fine di presentare i volontari pro-life come dei violenti oscurantisti, propone una ricostruzione dei fatti talmente infondata e strumentale da rasentare il ridicolo.

Per ristabilire la verità dei fatti, riportiamo di seguito il comunicato del Presidente dell’Associazione, Giorgio Celsi.

COMUNICATO STAMPA, Besana in Brianza lunedì 20 aprile 2026

A seguito della pubblicazione dell’articolo sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20 aprile 2026, https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1966961/bari-al-san-paolo-spuntano-i-cartelli-contro-laborto-il-centro-ivg-della-asl-adesso-temiamo-le-aggressioni.html a firma della giornalista R. Schena, l’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita”

SMENTISCE

categoricamente la ricostruzione dei fatti ove si segnala la presenza di “donne col volto coperto ai cancelli del Centro” di IVG dell’Ospedale san Paolo di Bari e la possibilità che “dai cartelloni possano passare alle aggressioni fisiche”.

In particolare, si precisa che la testata giornalistica ha commesso un evidente errore o ha ricevuto un’informazione non corrispondente al vero, supportata da una foto equivoca, in quanto i volontari e le volontarie dell’associazione, ripresi in occasione della mattina del 20 marzo u.s., in una preghiera per la vita, così come periodicamente e tempestivamente segnalata alla competente Questura territoriale di Bari, presso l’ingresso dell’ospedale San Paolo, ove si è svolto il sit-in, indossavano semplicemente cappelli e sciarpe, viste le temperature basse registrate nella giornata, MA a volto scoperto e ben visibile, e non affiggevano cartelli intimidatori, ma indossavano pettorine con immagini sacre e/o di santi volti alla promozione della vita contro l’aborto volontario e l’eutanasia.

Nella foto, sopra richiamata, dove si vede una nostra volontaria, con il marito in cappotto nero di spalle volto nell’atto di aiutarla, tenere un bastone con un cartellone dove si richiama la tenerezza di una madre nei confronti di un neonato con la scritta “avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso e sarà coraggioso perché tu lo sei”, nell’intento di evitare che il vento forte (n. b. lo si evince dallo stesso lembo sollevato del cartellone come da foto pubblicata) potesse permettere l’oscuramento del cartellone dell’ASL di Bari.

Orbene e ad ogni modo, l’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita” ci tiene a precisare che i suoi sit-in si svolgono in forma pacifica e riservata senza creare alcuna forma di violenza psicologica e/o fisica.

Anzi, la ventilata paura che gli operatori sanitari possano essere oggetto di aggressioni e/o le donne che vi accedano per le relative prestazioni sanitarie integra gli estremi della diffamazione a mezzo stampa, scatenando un ingiustificato e procurato allarme volto a impedire una lecita manifestazione di dissenso garantita dalla Costituzione italiana.

In risposta alle affermazioni apparse nel suddetto articolo, da una delle operatrici del centro di IVG, circa “il clima pesante che si registra” e sulla scritta “Non fermare il suo cuore”, ci teniamo a rispondere che il diritto di critica è un assoluto in una democrazia, come la nostra, stante la discussione in Parlamento del progetto di legge dal titolo “Un cuore che batte”, da noi patrocinato, sostenuto con 106.000 firme depositate.

Vogliamo altresì confutare le gratuite affermazioni circa l’empatia rappresentata da queste donne, soprattutto in occasioni di fatti spiacevoli come aborti spontanei o infausti esiti di malformazioni fetali.

Ironia della sorte, molte donne che hanno partecipato alle nostre manifestazioni, che avete gratuitamente appellato come ignoranti e insensibili, hanno subito loro stesse degli aborti spontanei ed erano lì pronte, con il loro calore e la dolcezza che le contraddistingue, a confortare le donne che di loro iniziativa avrebbero voluto parlare con loro.

Non fermiamo nessuno, tanto meno siamo o saremo pronti a fare atti di violenza.

Troviamo deplorevole, a nome di tutte le centinaia di volontari della nostra associazione, per l’appellativo di “fanatici oltranzisti”, offensivo e dalla forte carica, questo sì, violenta.

Non agiamo sull’onda dell’ignoranza ma sull’onda dell’amore e della fede cristiana verso esseri umani inermi e privi di tutela.

Amiamo le donne e, pur contrari alla legge 194, vorremmo che si applicasse, al fine del riconoscimento del valore sociale della maternità e della tutela della vita umana dal suo inizio, quanto previsto dal disposto della lettera d) dell’art. 2 della suddetta legge che prevede la contribuzione al superamento delle cause che potrebbero indurre la donna e la madre all’interruzione della gravidanza.

L’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita” ribadisce altresì, come da nostro statuto, che qualsiasi richiamo alla violenza di qualsiasi tipo o alla riconducibilità di essa ai nostri volontari verrà perseguita nelle sedi giudiziarie come per legge.

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Author: Wanda Massa

Wanda Massa, nata a Milano, vive in provincia di Monza. Laureata in Scienze dell’Informazione, ha lavorato per oltre vent’anni in società di consulenza informatica.  È impegnata in realtà prolife, in particolare l'associazione Ora et Labora in difesa della Vita. Collabora saltuariamente con il blog di Sabino Paciolla e con il foglio La Domenica della Società San Paolo. Con un piccolo gruppo di amici ha ideato la Rete nazionale Patris Corde e amministra la chat telegram omonima. È tra i fondatori dell'associazione Luces Veritatis che ha l'obiettivo di riportare Cristo al centro della società attraverso la creazione di una rete di comunità ispirate alla regola benedettina e alla dottrina sociale della Chiesa.

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